Il consigliere comunale Marco Parisi spiega il senso dell’iniziativa, simbolica ma non solo, tra spese obbligate e bisogni spesso lasciati fuori dal dibattito pubblico, rivendicandola come una scelta di centrodestra. Diversi i precedenti in giro per lo stivale. Ma adesso bisogna completare il percorso amministrativo
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Gli assorbenti, le coppette mestruali, i prodotti necessari ad affrontare il ciclo: spese che una donna mette in conto ogni mese, per anni. Acquisti ai quali ci si abitua, senza che l’abitudine li renda una scelta. Da questa necessità parte la proposta del consigliere comunale Marco Parisi, che ha presentato una mozione per rimborsare la quota Iva sui prodotti per l’igiene mestruale.
Il 26 ottobre il testo ha ottenuto il voto unanime dell’ottava commissione consiliare permanente, presieduta da Daniela De Blasio. Un primo sì «politico», condiviso da maggioranza e minoranza, ma un percorso ancora da costruire. La Commissione ha espresso la volontà di procedere al rimborso dell’Iva sui prodotti per l’igiene mestruale e ha trasmesso il provvedimento agli uffici competenti. Prima di attuare la misura sarà necessario individuare le coperture finanziarie e definire le modalità di accesso e di erogazione.
Parisi – che ha lanciato l’iniziativa sui propri canali social - rivendica anche la matrice politica dell’iniziativa, sottolineando che «quella di intervenire sul rimborso dell’Iva per i prodotti mestruali è una scelta del centrodestra». Una proposta che, nel passaggio in commissione, ha comunque raccolto un consenso più ampio, con il sostegno anche dei consiglieri del centrosinistra.
Parisi: «Misura di buonsenso»
«Deve essere una misura di dignità, una misura di buonsenso che deve lanciare un messaggio», spiega Parisi ai nostri taccuini. Il ragionamento nasce dal dibattito sulla tassazione di questi prodotti e da una domanda: cosa può fare, concretamente, un Comune?
«La scelta di ricorrere all’acquisto di prodotti utili all’igiene mestruale non è una scelta che la donna compie per consumo, ma è una scelta dovuta a un’esigenza fisiologica». Una distinzione che riguarda la vita quotidiana, prima ancora dei conti. Si può rimandare un acquisto, rinunciare a qualcosa, valutare un’alternativa. Il ciclo, invece, presenta necessità alle quali bisogna rispondere. E proprio su queste Parisi invita a concentrare l’attenzione: «Credo che la politica debba guardare soprattutto alle esperienze concrete delle persone, anche quelle vissute in silenzio».
A questa riflessione si aggiunge una dimensione personale. Nel presentare l’iniziativa sui social, il consigliere ha dedicato l’atto alla figlia, con l’auspicio che possa crescere in un mondo nel quale il valore delle donne sia riconosciuto e condiviso, senza dover essere continuamente rivendicato. Una dedica che porta lo sguardo alle generazioni future, alle bambine che diventeranno donne e all’attenzione che troveranno nelle istituzioni.
Come funzionerà?
Il meccanismo ipotizzato è quello di un rimborso annuale. Le donne dovrebbero poter caricare su un portale i documenti che attestano le spese sostenute; il Comune ne valuterebbe l’idoneità, restituendo la parte relativa all’Iva. La proposta, nelle intenzioni del consigliere, guarda oltre gli assorbenti e comprende coppette mestruali, farmaci da banco e prodotti ausiliari legati al ciclo. Il perimetro preciso e le modalità di accesso restano da definire, così come le risorse necessarie: il rimborso, dunque, non è ancora attivo.
Le iniziative negli altri territori
La possibilità di intervenire sul costo dei prodotti mestruali è già stata affrontata da altre amministrazioni, attraverso strumenti differenti. A Firenze, le farmacie comunali applicano dal 2021 uno sconto corrispondente all’Iva sugli assorbenti, iniziativa confermata anche per il 2026. Il beneficio viene riconosciuto direttamente al momento dell’acquisto, con le farmacie che si fanno carico del costo dell’imposta.
A Ciampino, nel giugno 2021, il Comune annunciava un intervento analogo nelle farmacie comunali, dopo aver dato mandato alla società partecipata di applicare prezzi agevolati sui prodotti sanitari e igienici femminili.
Anche nel Mezzogiorno il tema ha trovato spazio nel confronto pubblico. A Salerno, nel luglio 2021, il Consiglio comunale affrontò la mozione «Tampon Tax – il ciclo non è un lusso». Nello stesso anno, Regione e Anci Puglia invitarono i Comuni a verificare con le farmacie comunali la possibilità di contenere i prezzi dei prodotti igienici femminili, con particolare attenzione alle fasce più svantaggiate, e a sostenere una riduzione della tassazione nazionale.
Sul versante della restituzione della quota Iva esiste poi il precedente della Regione Lazio, che nel 2022 approvò una legge sul cashback per l’acquisto di assorbenti e altri supporti igienici femminili. Il provvedimento prevedeva, per chi aveva un Isee inferiore a 20mila euro, il rimborso della differenza tra l’aliquota del 10 e quella del 4 per cento. Un intervento regionale, con requisiti specifici, distinto dalla proposta comunale illustrata da Parisi.
Esperienze diverse, accomunate dall’intento di rendere più accessibili prodotti necessari e riconoscere il peso di una spesa obbligata. La particolarità del progetto reggino sta nel meccanismo immaginato: una restituzione annuale della quota Iva, attraverso la rendicontazione degli acquisti e un rapporto diretto tra il Comune e le cittadine. I precedenti mostrano che esistono strumenti per intervenire a livello territoriale; per Reggio, la possibilità di attuarli dipenderà dalle risorse e dalle modalità organizzative che verranno definite.
Il valore del riconoscimento
Nell'atto pratico si tratta di poche decine di euro, ma dal punto di vista simbolico è un intervento che porterebbe dentro le scelte di una amministrazione un bisogno spesso dato per scontato. «Le donne – afferma Parisi - non devono ricevere la solidarietà, né dalle istituzioni né tantomeno dagli uomini. Le donne devono essere riconosciute nel loro valore».
Il valore dell’azione è dunque soprattutto simbolico e riguarda il dialogo tra l’amministrazione e le donne. Sentirsi considerate anche in una necessità intima e quotidiana, vedere una spesa sostenuta per anni trovare attenzione nelle scelte del proprio Comune. È anche attraverso questi passaggi che le pari opportunità possono entrare nella vita concreta delle persone: riconoscendo le differenze, i bisogni e i costi che ciascuna affronta.
È in questo passaggio che emerge il senso che il consigliere attribuisce alla sua iniziativa: riconoscere una necessità, darle spazio, parlarne senza imbarazzo. Anche quando significa affrontare il dolore e le difficoltà che possono accompagnare le mestruazioni. «Non deve essere un tabù», ribadisce.
Adesso il riconoscimento dovrà misurarsi con la possibilità di diventare un intervento concreto. Il voto della commissione ha indicato una volontà condivisa; il passaggio successivo sarà definire come rendere accessibile il rimborso.

