Il Vicepresidente del Consiglio regionale richiama i 189 punti su 300 dei Livelli Esenziali di Assistenza e il risultato dei servizi distrettuali, fermo a 52: «Servono interventi strutturali immediati»
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«I dati dell’ultimo rapporto della Fondazione GIMBE sul monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) tracciano un quadro sconfortante per la sanità calabrese e smentiscono categoricamente la narrazione trionfalistica della Giunta regionale. Nonostante i tentativi di mascherare la realtà dietro marginali incrementi di punteggio, la Calabria si conferma ufficialmente maglia nera d'Italia e regione inadempiente nell'erogazione delle cure essenziali ai propri cittadini». A dichiararlo è il Vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Giuseppe Ranuccio, commentando i risultati delle analisi condotte dal Centro Studi GIMBE sui dati del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) del Ministero della Salute.
«Se guardiamo ai numeri reali – prosegue Ranuccio – la nostra regione totalizza appena 189 punti su 300, posizionandosi all'ultimo posto assoluto in Italia tra tutte le regioni e province autonome. Il cosiddetto “recupero” di 12 punti rispetto all'anno precedente rappresenta soltanto un'illusione statistica che non allevia minimamente i disagi quotidiani dei pazienti. Ma il dato più drammatico e inaccettabile riguarda l'assistenza distrettuale e territoriale, ovvero la sanità di prossimità che dovrebbe rispondere ai bisogni primari delle comunità: con un punteggio di soli 52 punti, ben al di sotto della soglia minima di sufficienza fissata a 60, la Calabria è l'unica regione in tutta Italia a risultare insufficiente e bocciata sul territorio».
Per quanto riguarda le altre macro-aree monitorate, la Calabria si posiziona al 17° posto nazionale per la prevenzione collettiva (con 66 punti) e al 16° posto per l'assistenza ospedaliera (con 77 punti). «Si tratta di piazzamenti che collocano stabilmente la nostra regione nei bassifondi delle graduatorie nazionali, a testimonianza di una frattura nord-sud ancora profondamente marcata e mai colmata».
«Come giustamente rilevato dalla stessa Fondazione GIMBE» sottolinea il Vicepresidente del Consiglio regionale «la “pagella” ministeriale, basata su soli 27 indicatori “sentinella”, ha una capacità estremamente limitata nel misurare la reale accessibilità dei servizi per i cittadini. I punteggi d'ufficio non fotografano la piaga delle liste d'attesa interminabili, le agende di prenotazione perennemente chiuse, i pronto soccorso intasati e la carenza cronica di medici e personale sanitario. Il paradosso nazionale evidenziato da GIMBE, dove a fronte di promozioni burocratiche, aumenta al 9,9% la quota di italiani che rinunciano alle cure (quasi 5,8 milioni di persone), in Calabria assume i contorni di una vera e propria emergenza sociale».
«I cittadini calabresi» rileva Ranuccio «continuano a pagare a caro prezzo l'incapacità di programmare e strutturare una rete di assistenza territoriale degna di questo nome. Non ci si può vantare di interventi di facciata mentre i presidi sanitari locali svuotano i servizi e i cittadini sono costretti a rinunciare a curarsi o a intraprendere costosi “viaggi della speranza” verso le regioni del Nord. È tempo di fermare la propaganda e prendere atto che il modello attuale ha fallito. Servono interventi strutturali immediati per potenziare i distretti sanitari, sbloccare le risorse per le strutture di prossimità e garantire risorse umane e tecnologiche adeguate. La salute è un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione, non un privilegio condizionato dal codice di avviamento postale».

