«Sulla questione dei temi ce ne chiamiamo fuori perché stiamo facendo una campagna elettorale essenzialmente sui temi e sui contenuti, sull'idea di città che abbiamo costruito in questi anni, sul programma, sulle possibilità che sono legate al programma scendendo anche nel dettaglio con le opportunità di finanziamento, in particolare con le linee di finanziamento europee. Stiamo ragionando sul bilancio, stiamo ragionando con la città sugli strumenti attivi di partecipazione che l'amministrazione può mettere in atto e sulla programmazione del futuro».

Saverio Pazzano non ha dubbi sulla qualità della propria campagna elettorale. Il candidato a sindaco sta presentando in giro per la città un programma che non si distanzia affatto dal credo politico e amministrativo del movimento “La Strada” che lo sostiene e lo coadiuva in questa corsa per Palazzo San Giorgio, che per lui è anche la seconda dopo l’esperienza del 2020.

Pazzano mancano poco più di dieci giorni al voto, ma la critica maggiore che viene da più parti è che manchino i temi. Che campagna ha vissuto fino al momento e come giudica in generale queste prime settimane...

«Noi stiamo facendo una campagna elettorale sui contenuti perché in questi anni ci abbiamo lavorato molto. Il tema del 24 e del 25 maggio è un tema importante, è il passaggio elettorale, ma in realtà il tema più importante è dal 26 maggio che cosa succede? La città va amministrata, va governata, e noi siamo qui per questo e siamo qui anche per promuovere un'idea di città che è rivolta al futuro attraverso dei temi centrali che sono quello del sociale, della cultura, dell'ambiente».

Alcuni analisti hanno ridotto la questione in una sorta di disputa tra continuità amministrativa e cambio radicale di passo. Lei come la vede da questo punto di vista?

«Vedo il fatto che ci sia bisogno di una discontinuità netta, ed è per questo che noi ci siamo schierati con La Strada, per dare appunto questa discontinuità, offrire alla città questa opportunità. Gli schieramenti, al di là delle questioni se vogliamo semantiche tra centrodestra e centrosinistra, si somigliano abbastanza, tant'è vero che ci sono state migrazioni da una parte all'altra senza che appunto sia cambiata granché la classe dirigente. Noi proponiamo una squadra molto competente, e invito la cittadinanza ad andare a vedere le nostre candidate e i nostri candidati, i loro curriculum, le loro storie, il fatto che sono tutte persone che lavorano e che svolgono l'attività della politica per servizio alla comunità. La discontinuità è necessaria. Discontinuità significa rompere quegli ingranaggi che fino ad oggi hanno tenuto la città in una dinamica in cui molto spesso la macchina amministrativa non è funzionata molto bene, in cui la politica esercita più la questione del favore che del diritto. Noi siamo qui per portare il diritto, per dare la possibilità alla macchina amministrativa di funzionare bene, perché poi il nodo è questo, e per lavorare su temi e contenuti, che adesso vediamo anche sono apparsi negli altri schieramenti, ma per i quali noi in maniera coerente sono sette anni che ci battiamo».

“Si può governare dall’opposizione”... è una frase che lei continua a ripetere anche forse per convincere i cittadini che non bisogna più ragionare in termini di “voto utile”...

«E' proprio per ragionare che il voto utile è quello rivolto a noi. Su quattro candidati, tre perderanno e uno vincerà. Chi perde comunque ha il dovere di portare avanti il proprio programma. Noi abbiamo dimostrato alla città che l'abbiamo portato avanti, ci sono state delle battaglie che noi abbiamo fatto dall'opposizione, unici e soli, convincendo il Consiglio Comunale a votare dei passaggi, a cambiare dei processi che erano orientati chiaramente in maniera per noi non utile alla città. Penso alle battaglie per gli assistenti educativi, penso alle battaglie per i senza fissa dimora, penso anche alle battaglie per i tagli stradali, per la manutenzione, per l'evasione della Tari, per i diritti essenziali della cittadinanza. Sono battaglie che la città, immagino, abbia imparato a conoscere, ad apprezzare, sono cose che abbiamo fatto dall'opposizione, molto spesso, devo dire, veramente soli anche dall'opposizione. L’aspetto nostro, caratterizzante, è che la politica si fa dal basso e dunque attraverso la partecipazione dal basso, attraverso le assemblee, attraverso l'ascolto costante della cittadinanza, siamo riusciti, dopo mesi, a volte dopo anni, a fare capire che questo era quello di cui aveva bisogno la città e dunque abbiamo portato degli atti, delle delibere, delle emozioni, e siamo riusciti a farle cambiare anche in quell'area politica in cui alcune cose dovevano essere scontate. Penso ad esempio alla questione Ponte, sono tutti contrari adesso nella maggioranza, ma io ricordo tre anni fa quando quasi ci prendevano in giro. Eravamo unici e soli, e attraverso le assemblee abbiamo fatto cambiare linea alla maggioranza. Anche rispetto all'autonomia differenziata, io ricordo che in città abbiamo organizzato l'unica iniziativa pubblica con tutti gli schieramenti, l'abbiamo organizzata noi dall'opposizione. Però la questione non è tanto l'area politica di riferimento, è la coerenza rispetto a quei valori, la libertà di poterli difendere, custodire, anche quando l'interesse, come dire, personale, non farebbe ragionare altro. Questa è una città molto di relazioni personali, amicali, qualcuno dice la rivoluzione a Reggio non si può fare perché sono tutti amici e compari, invece noi la rivoluzione la facciamo, abbiamo dimostrato di volerla fare, abbiamo dimostrato di saperla fare. La discontinuità è appunto la nostra caratteristica principale insieme alla competenza e alla libertà, perché competenti si può essere, magari studiando, però non tutti sono liberi poi, al momento giusto, di essere competenti. Noi invece siamo liberi di essere competenti».

Conviviamo, decentriamo, restiamo... In questi tre termini c’è un po' tutto quello che è il pensiero de La Strada. Io le domando però se In questi cinque anni c’è una questione che più di altre ti ha fatto pensare ... questo sarà il tema della mia campagna elettorale?

«Lo stile, il modo, l'aspetto della comunità e diciamo del decentramento. Adesso noi parliamo di Circoscrizioni, ci siamo arrivati proprio alla fine, in coda, in corsa, ma il contenuto principale politico è quello di avvicinare l'amministrazione al cittadino, alla città, ecco questo è il nostro contenuto che a un certo punto ha visto tutto il Consiglio Comunale d'accordo su questi che sono stati i valori fondanti del nostro movimento. Adesso sentiamo tutti che parlano appunto di decentramento, ma il decentramento è solo relativamente un tema amministrativo e invece più profondamente un tema politico. Un altro tema importante che in queste ultime settimane è diventato anche patrimonio di tutti gli schieramenti è la coprogettazione, cioè la città si riqualifica insieme alle comunità che la abitano, insieme ai Comitati di quartiere. Ora lo riscontro anche negli altri schieramenti e dunque come dire, abbiamo vinto. Ecco il passaggio culturale c'è stato, abbiamo vinto, ora questo passaggio deve entrare nella cultura della macchina amministrativa e lì appunto sfideremo gli altri».

Da tempo lei rivendica un preciso status, ma cosa significa essere “strettese” e come si coniuga al tempo di oggi...

«Rivendico di essere strettese nel senso che noi siamo cittadini dell'area dello Stretto. La maggior parte di noi si sono formati fra le due coste, fra Reggio e Messina, abbiamo vissuto profondamente il rapporto tra le due coste, tra le università, per la formazione, per la salute, per la vita quotidiana. Negli ultimi anni abbiamo visto che queste due coste si sono allontanate, è diminuita la mobilità, sono diminuiti i mezzi, è diventato troppo caro spostarsi dall'una e dall'altra parte e quella vicinanza che c'era qualche anno fa ora non c’è più. Allora noi nel nostro programma politico, nella nostra idea politica rivendichiamo con forza il fatto che lo Stretto è patrimonio della comunità reggina e della comunità messinese, ma è anche la nostra grande risorsa, è la risorsa per il rilancio vero dell'Aeroporto dello Stretto, dunque con una mobilità costante che avvenga da Messina direttamente per il pontile dell'aeroporto. È necessario anche per quello che riguarda la produzione culturale, noi abbiamo qui un patrimonio artistico, penso ad Antonello da Messina, su cui si potrebbe legare l'esperienza messinese e dunque pensiamo anche a un biglietto integrato per la cultura delle due coste, senza parlare poi delle deleghe della città metropolitana, alcune delle quali dall'altro lato già ci sono: pensiamo a quella dell'agricoltura, a quella dell'istruzione, cioè in realtà bisogna rimettere in moto quel sistema dell'Area dello Stretto. Si parlava una volta di conurbazione, di una città che da Reggio a Villa, ma io direi dall'area ionica all'area tirrenica, abbiamo un patrimonio storico, culturale, artistico che è il vero patrimonio per cui si può, ecco vengo al tema, convivere e restare, abbiamo bisogno di ricostituire la comunità dell'area dello Stretto, e di restare. Come? Dando appunto queste opportunità di lavoro, sono tutte opportunità di restanza. Essere dello Stretto sostanzialmente poi significa anche amare il mare, la nostra ricchezza dovrebbe essere il mare, la bandiera blu, un mare pulito e questo si può fare anche legandoci all'altra costa. Recentemente l'abbiamo fatto anche con un'iniziativa pubblica, la politica è questo, altrimenti è egoismo e ipocrisia e insomma sono interessi personali. Guardiamo invece agli interessi collettivi. noi per esempio proponiamo una flotta intercomunale di spostamento nell'area dello Stretto, vuol dire dei mezzi pubblici per spostarsi tra Reggio e Messina. Non è una rivoluzione, è quello che succede a Genova, è quello che succede a Venezia, noi abbiamo l'Atam ma dall'altro lato hanno un'altra azienda: si tratta di mettersi insieme, acquisire dei mezzi, fare una flotta intercomunale e consentire che ci si possa spostare a un prezzo calmierato, almeno alla metà del costo del biglietto, sostanzialmente ciò che si fa con l'autobus. Proponiamo l'autobus dello Stretto, dall'altro lato abbiamo sentito che quest'idea va bene ed ecco su questo ci sono anche le linee di finanziamento, perché adesso le linee di finanziamento per la mobilità europea questo lo premierebbero».

Partiamo proprio dalla Mobilità, connessa anche al boom turistico, ma non solo... il turista arriva all’aeroporto, e al di là di alcune desolanti immagini che si ritrova appena atterrato, ha il problema di raggiungere il suo hotel, b&b... ma mobilità non è solo questo, e non a caso Lei hai scelto di aprire la sua campagna proprio a bordo di un bus...

«Sì, noi stiamo facendo la campagna elettorale con i mezzi pubblici il più possibile, perché è un modo di incontrare la città. L'idea è questa: la mobilità è un diritto della cittadinanza, allora noi non dobbiamo immaginare la città per i turisti, dei turisti, noi dobbiamo immaginare la città dei diritti essenziali alla cittadinanza e, dunque, una città pulita, una città in cui sia possibile muoversi, una città in cui ci sia l'acqua, in cui ci siano i servizi essenziali per i cittadini e le cittadine, questa è una città accogliente che dunque diventa anche una città accogliente per i turisti. Per quanto riguarda la questione della mobilità, ci sono delle zone della città che sono difficilmente raggiungibili, allora noi dobbiamo incrementare la possibilità di muoversi, dobbiamo abbassare i prezzi, con due milioni e mezzo dai PON noi possiamo portare l'abbonamento dell'autobus a 80 euro e non più oltre i 400, che per gli studenti sono tantissimi. Come possiamo rigenerare anche il turismo? Lo possiamo rigenerare anche spostandolo in quelle che erroneamente sono definite periferie, ma che invece sono dei centri, penso a tutta la fascia collinare dove abbiamo delle bellezze importanti e purtroppo in abbandono, il patrimonio bizantino, il patrimonio agricolo, i nostri aranceti, le nostre colline, i nostri sentieri anche, quindi anche la sentieristica... noi dobbiamo rimettere in rete questa economia dei luoghi che c'è, lo possiamo fare rigenerando le comunità, innanzitutto per chi ci abita. Oggi un turista che arriva a Reggio Calabria, dopo 48 ore ha esaurito la sua visita perché manca una valorizzazione del patrimonio che abbiamo. I turisti che arrivano chiedono dove sono le persone. Non vogliono città svuotate, non vogliono città Luna Park, e qui però verrei al programma di altri. Reggio non è un brand da vendere, Reggio è una città da abitare»

Se dico Depurazione, viene in mente soprattutto l’estate e il mare limpido, ma il problema è molto più ampio... quale la tua ricetta?

«Quello della depurazione è un sistema complesso, infatti noi dobbiamo forse più parlare di ciclo delle acque, cioè noi abbiamo oggi delle fiumare che sono trasformate in discariche, purtroppo, abbiamo delle aree collinari che addirittura non sono connesse neanche alla rete fognaria e scaricano addirittura, alcune riversano direttamente nelle fiumare, abbiamo un'unica linea in cui confluiscono le acque reflue, bianche e nere, abbiamo bisogno di un investimento che poteva essere fatto con il Pnrr, diciamo in buona parte, per innanzitutto fare due linee, una linea per le acque bianche e una linea per le acque nere, quindi noi abbiamo bisogno di un poderoso investimento in questo senso, poi abbiamo bisogno di una politica che non si giri dall'altro lato, perché diciamo è un tema regionale, la depurazione, che peraltro è commissariato, ed è vero, sì, ma la politica locale non può girarsi dall'altro lato. Su questo deve fare una battaglia seria. Reggio deve riprendere e recuperare il proprio rapporto con il mare. Noi ambiamo a qualcosa di più che alla semplice depurazione, ambiamo alla bandiera blu, che significa servizi anche connessi al mare, vuol dire abbattimento delle barriere architettoniche per arrivare alle spiagge, vuol dire docce pubbliche comunali, vuol dire fruizione pubblica delle spiagge, Il tema del mare è un tema popolare, noi oggi abbiamo il mare che non è balneabile praticamente da Catona a Bocale, poi ci facciamo il bagno perché c'erano le correnti eccetera eccetera, ma in realtà tra poco ci sarà un divieto di balneazione come c'è ogni anno, e allora chi può si prende la macchina e va sulla tirrenica o sulla ionica, ma chi non può farlo che cosa fa? Quindi è un tema anche qui, prima di tutto di diritti alla cittadinanza, il diritto a un mare pulito».

Andiamo per flash, politiche abitative, qual è il vostro approccio?

«Il nostro approccio in questi anni è stato innanzitutto di battaglia su quello che è successo rispetto alla trasparenza nelle assegnazioni ad una graduatoria, del 2019, ancora bloccata. Noi innanzitutto dobbiamo sbloccare in tempi civili e dignitosi quella graduatoria, dobbiamo assegnare, parliamo almeno di 500 alloggi, agli eventi diritto, e chiaramente riqualificare l'edilizia popolare attraverso degli investimenti, 11 milioni e mezzo devono essere rimessi nel bilancio comunale, sono stati in questi anni stornati dal Decreto Reggio su altre voci, dopodiché c'è una sentenza che dice che devono essere rimessi nel bilancio comunale. Poi ci vuole trasparenza e ci vogliono procedure nitide che è possibile fare non attraverso il bussare all'ufficio, ma attraverso una piattaforma online, sistema che già si utilizza in Italia, che consente appunto di garantire la piena trasparenza delle procedure e tempistiche certe».

Sui Mercati?

«Sui mercati abbiamo fatto un lavoro importante. Noi i mercati li abbiamo messi in relazione al territorio collinare, soprattutto per quanto riguarda la filiera e la produzione del chilometro zero e abbiamo proposto, ed è stato approvato in commissione, un riordino dei mercati, in particolare guardando a quelli storici della città, abbiamo fatto un lavoro molto forte e credo egregio con l'Università, anche con i commercianti con la cittadinanza e con le associazioni su Piazza del popolo, perché quello sia un mercato storico per la città e dunque anche per chi viene a visitare la città; per la stabilizzazione del mercato di piazza Orange, per la stabilizzazione del mercato di piazza Carmine e di Botteghelle, e in più perché ci siano dei mercati, chiamiamoli così, decentrati nelle fasce collinari, dove magari il sabato e la domenica, chi gira in quelli che chiamiamo paesi possa trovare mercati, soprattutto con le produzioni locali. Così portiamo la gente a vivere quei luoghi e questo nel tempo porterà anche a una rigenerazione dei paesi».

Casa e lavoro, tu insegni in carcere per scelta, cosa ti dicono i tuoi familiari e come commentano i tuoi “alunni” la tua scelta?

«Io più di dieci anni fa ho lasciato le materie classiche, insegnavo latino e greco, ho fatto questa scelta che in realtà non è dedicata soltanto al carcere, insegno anche ai corsi serali e dunque più destinato a quelle studentesse, a quegli studenti che tornano a scuola per reintegrarsi nella società, riqualificarsi attraverso la formazione e l'educazione. Io ho fatto questa scelta perché vedo l'anima della scuola, il motivo per cui ho scelto di insegnare tanti anni fa e lo rivedo in questa scelta, insomma ogni giorno andare a scuola per me è veramente una gioia, e devo dire che ho sempre trovato la condivisione, il sostegno della mia famiglia. Io penso che dobbiamo avere coerenza fra quello che diciamo e le scelte che facciamo. La scuola è tutta bella, veramente, è un mondo complesso e bellissimo, io ho scelto questo perché mi sembra in questo modo più vicino alla mia sensibilità di continuare sempre a partire dagli esclusi, dagli ultimi. Mia moglie condivide pienamente, è una delle fondatrici de La Strada, noi facciamo un lavoro come gruppo di riunioni, assemblee settimanali, magari non tutto si vede in tv o sui giornali, ma noi veramente siamo una sezione che si riunisce costantemente e dunque la campagna elettorale è solo un momento di questa fase. Chiaramente nella vita familiare è molto impegnativo e pesante, anche perché lo facciamo veramente porta a porta, incontro per incontro, però c'è questa condivisione di fondo e dunque come dire è un tutt'uno, in realtà politica e vita privata coincidono nel senso che è nulla di diverso rispetto ai valori che ogni giorno condividiamo».