Ancora troppa distanza tra domanda e offerta in almeno tre trattative. Con la fine del campionato non bisogna perdere tempo e programmare la nuova stagione per non finire definitivamente nell’anonimato
Tutti gli articoli di Reggina
PHOTO
In questo finale di stagione, nonostante i silenzi imposti dalla società, abbiamo (ri)scoperto che la Reggina esercita ancora un certo appeal, evidentemente legato a storia, blasone, marchio e titolo sportivo e non certo per i risultati provenienti dal rettangolo di gioco. Il pareggio di Caltanissetta ha mostrato per l’ennesima volta i limiti di una squadra che non è riuscita – nonostante i risultati – ad imporre la propria legge, annaspando il più delle volte anche a causa di un attacco apparso per lo più spuntato, e funzionante solo a fasi alterne.
Ma ora, dopo la tristezza, è il momento della concretezza e della responsabilità. Oramai non c’è spazio per scongiuri e alchimie varie. Soprattutto non c’è più tempo. E se non si ragiona sul fattore tempo si rischia di affrontare un’altra stagione anonima, magari sempre ad inseguire, con la speranza che falliscano, gli altri, l’obiettivo.
Il patron Ballarino, insomma, deve dire urbi et orbi quali sono le sue intenzioni. Perché a questa città non bastano più i se e i ma. Esattamente quindici giorni fa, davanti ad una colazione coi giornalisti, il professore si esprimeva così: «Ho detto in maniera chiara che sono pronto a fare un passo indietro, ma se ci guardiamo attorno non c'è niente. Se ci stanchiamo diventa un problema e mi auguro di non stancarmi».
Una frase che metteva al riparo dalle indiscrezioni giornalistiche una trattativa che ormai appare chiusa e, provocatoriamente, faceva intendere che o lui, o si chiude la baracca, chiarendo anche che il punto di ripartenza sono le giovanili. Diciamolo apertamente: troppo poco per Reggio e per una piazza che vive di calcio, e che a determinate condizioni sa anche essere generosa.
Insomma, Ballarino non può più nascondersi dietro la foglia di fico dei “patti di riservatezza” che lasciano molte ombre su ogni singola trattativa. Vuole tenerla? Allora esca allo scoperto e dica come sta organizzando la prossima stagione, a partire da mister Torrisi che senza tanti giri di parole ha già detto la sua. Ballarino non vuole avere più niente a che fare con questa piazza, che ha mostrato ampiamente di non avere più pazienza? Allora venda al giusto prezzo senza dettare troppe regole.
«Io sono pronto ad andarmene – ha detto sempre all’incontro con i giornalisti -, la nostra è una Srl, chi arriva deve avere determinate caratteristiche, moralità, ricchezza anche moderata, ma no gente burlesca».
Allo stato, da ciò che risulta, sono almeno tre gli squilli ricevuti da patron Ballarino. E non c’è nulla di segreto. Nessuno gli chiede di svendere, ma neanche di esagerare.
La prima proposta è stata quella degli imprenditori della città che hanno provato ad intavolare una trattativa che non ha ricevuto nessuna risposta definitiva, avviandosi alla rottura del contatto. I soliti ben informati vociferano che l’atteggiamento del Patron non sia stato ben digerito, e che non si può escludere che salteranno anche alcuni sponsor. Parliamo principalmente degli sponsor che compaiono sulla maglia e di chi ha una funzione dirigenziale con ruolo di sponsor. In ballo ci sono circa 300 mila euro, che abbiamo visto essere fondamentali per la stagione, e non è detto che nei prossimi giorni il gruppo reggino non si rifaccia vivo per rilanciare la trattativa.
Nel frattempo è stato il Gruppo Rizzetta a mostrare interesse per la società amaranto, non sbilanciandosi più di tanto pubblicamente per via della proprietà del Campobasso, ma facendo intendere che l’interesse vero per prendere la Reggina c’è eccome.
Una soluzione questa che dimostra anche come può funzionare un vero progetto sostenibile che ha visto prendere il Campobasso in serie D e portarlo in C, chiudendo una stagione super coi play off. Anche in questo caso Ballarino sembra aver alzato la posta e dopo l’ultimo incontro della settimana scorsa, Rizzetta è uscito pubblicamente con un laconico «mancano le condizioni». Si parlerebbe di quasi un milione e mezzo di offerta, a fronte di una domanda che chiede di più, con copertura dei debiti odierni che sono sostanzialmente debiti contratti dalle aziende di Ballarino stesso.
Ci sarebbe poi il gruppo di imprenditori australiani interessati al marchio amaranto. Un gruppo d’esperienza che ha già investito in Italia sia con quote in società sportive che in infrastrutture, partecipano a bandi pubblici e riqualificando impianti. Con Ballarino le interlocuzioni sono ancora frequenti, ma il patron non avrebbe abbandonato la sua strategia al rialzo manifestato però, seppur timidi, segnali di apertura.
Insomma, le trattative iniziate o in piedi, in realtà ci sono, altro che «non c’è nessuno». E ciò dimostra che la Reggina resta una società con un blasone importante e appetibile, ma con un valore che probabilmente non è quello sperato e sostenuto da Ballarino, visto che mancano i contratti, il Sant’Agata è affidato ad un’Ati con solo una piccola parte della società, e ancora bisogna completare i pagamenti delle diverse maestranze, con in più un rapporto non certo amichevole con la parte più calda del tifo. Ah, giusto che ci siamo, si contano anche ben 19 calciatori in scadenza al 30 giugno che non sanno ancora nulla del loro futuro.
Non vorremmo che alla fine, l’unico ostacolo alla cessione sia rappresentato proprio da Ballarino stesso.

