L’opposizione chiede l’intervento della Corte dei Conti e annuncia una segnalazione alla Commissione Europea: «Territorio fragile, servono trasparenza e verifiche rigorose»
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Il Gruppo Consiliare di Opposizione “Scilla Mediterranea” ha presentato un esposto alla Procura Regionale della Corte dei Conti della Calabria riguardante il progetto “Impianto Edison – Favazzina”, trasmettendolo contestualmente al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Calabria, al Comune di Scilla, al Comune di Bagnara Calabra.
Nel documento vengono segnalate possibili irregolarità amministrative, criticità nelle procedure autorizzative e potenziali profili di danno erariale derivanti dall’iter in corso. L’esposto richiama in particolare le lacune riscontrate nella procedura VIA/VINCA, nella richiesta di concessione demaniale marittima e nei pareri resi dai vari enti competenti, evidenziando insufficienze documentali e mancanza di trasparenza nella produzione e circolazione degli atti.
Il Gruppo Consiliare sottolinea come il progetto presenti implicazioni economiche e ambientali rilevanti per enti pubblici e territorio. Vengono infatti segnalati il rischio di utilizzo improprio di risorse pubbliche, l’eventuale rilascio di concessioni in contrasto con la normativa vigente, possibili futuri costi di ripristino o mitigazione ambientale e ricadute negative sull’attrattività turistica di un’area già esposta a fragilità strutturali.
Sul piano ambientale e idrogeologico, l’esposto allega un’analisi tecnica che evidenzia come il territorio del Comune di Scilla rientri tra le zone della Calabria con maggiore esposizione al dissesto, con ampie aree classificate a pericolosità elevata o molto elevata secondo il PAI regionale. In un contesto caratterizzato da versanti instabili, erosione costiera e criticità documentate negli anni, opere invasive come quelle previste dal progetto Edison richiedono verifiche rigorose e aggiornate, la cui incompletezza potrebbe generare responsabilità amministrativo-contabili.
Il Gruppo Consiliare Scilla Mediterranea evidenzia inoltre potenziali profili di incompatibilità del progetto con vari atti normativi dell’Unione Europea in materia di tutela ambientale, aree protette, ecosistemi marini, valutazioni d’impatto e resilienza climatica. Proprio per questo motivo, “Scilla Mediterranea” annuncia che provvederà a trasmettere una segnalazione formale alla Commissione Europea – Direzione Generale Ambiente, affinché la stessa valuti eventuali violazioni del diritto europeo e, se necessario, attivi le procedure previste dall’articolo 258 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.
«Non possiamo permettere che un’opera di questa portata avanzi tra omissioni, documenti mancanti e valutazioni tecniche non aggiornate», dichiarano i consiglieri Carmen Santagati e Giuseppe Mangeruca. «Parliamo di un territorio fragile, di un demanio marittimo prezioso e di una comunità che merita risposte, non scorciatoie. Chiediamo che ogni atto venga verificato con rigore: è un dovere verso i cittadini e verso la tutela del patrimonio pubblico.»
I consiglieri aggiungono: «Se le garanzie di trasparenza e legalità non saranno pienamente assicurate nelle sedi nazionali, ci rivolgeremo senza esitazione alle istituzioni europee. Il nostro territorio non può essere messo a rischio da progetti che non rispettano principi, norme e cautele ambientali. Scilla ha diritto alla verità e alla massima tutela.»
Il Gruppo Consiliare Scilla Mediterranea si è dichiarato disponibile a fornire ulteriori documenti, memorie integrative e qualsiasi elemento utile agli approfondimenti richiesti dalla Procura.

