Il vicedirettore de La7 racconta il suo rapporto viscerale con la città e parla di una candidatura nata grazie alla convergenza di tantissime forze e movimenti che si richiamano al centrosinistra: «Un’offesa per la città che Forza Italia decida di candidare un avvocato milanese»
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Per molti analisti l’occasione per il campo progressista è ghiotta. Le suppletive di Reggio Calabria per attribuire il seggio lasciato libero da Francesco Cannizzaro, divenuto sindaco della città, sono l’occasione di testare l’alleanza, oltre le parole e oltre le foto di gruppo. L’occasione diventa ancora più golosa perché, incredibilmente, un candidato il centrosinistra lo ha già e piace a tutte le forze, anche quelle che stanno ai lati del campo progressista. Il nome è quello di Carmine Fotia, reggino doc, storica firma de “Il Manifesto”, attualmente vicedirettore di La7.
Carmine, circola con insistenza il tuo nome come candidato di queste suppletive del centrosinistra. Confermi? La seconda domanda è la più banale: chi te la fa fare?
«Allora partiamo subito dalla seconda… Me lo fa fare il fatto che io sono un reggino orgoglioso di esserlo, sono andato via dalla mia città che avevo 15 anni. All’epoca mio padre decise di trasferirsi a Roma perché lavorava con i primi governi di centrosinistra, noi lo raggiungiamo dopo qualche anno e quindi ero un ragazzo di 15 anni che sognava la rivoluzione e oggi sono un uomo di 70 anni, ci torno con intenzioni, come dire, meno incendiarie e più concrete… voglio mettermi al servizio della mia città e del mio campo politico».
Ma che rapporto hai mantenuto con Reggio in questi anni? Uno potrebbe dire… vabbè ma questo manco la conosce la città...
«Allora, io sono andato via da Reggio nel 1970».
Nel pieno dei moti praticamente...
«Sì, esattamente, esattamente. Da lì poi sono tornato regolarmente perché ho mantenuto una famiglia molto vasta a Reggio Calabria, da parte di mia madre e sulla penna della tavola, da parte di mio padre. Per dirti le cose che ho fatto a Reggio, nel 1980 ho scritto il mio primo articolo per il Manifesto dedicato ai funerali di Giannino Losardo, l'assessore comunista di Cetraro. Ero amico, molto amico, di Italo Falcomatà. Sono tornato quando gli fecero l'attentato, ho fatto un documentario su Telemontecarlo, su questo. Ho scritto sull'omicidio Ligato, sull'omicidio Fortugno, ma è come se non fossi mai andato via perché io per tutta la mia vita sono andato e venuto. Ho fatto sempre le vacanze a Reggio, ho trascorso tanti periodi qui. Infine sono stato lo spin doctor della prima campagna elettorale di Giuseppe Falcomatà, ho scritto un libro anche con lui che si chiama “Un passo alla svolta” che ho regalato, nel senso che non ho voluto alcun compenso, perché lo abbiamo venduto per finanziare le Primarie. Poi sono tornato a Roma, ma non per dissapori o altro con Giuseppe, bensì perché in quel periodo, per ragioni familiari e di lavoro, non potevo stabilirmi in modo fisso a Reggio. Aggiungo che mio padre comunque era un dirigente socialista molto famoso a Reggio Calabria, infatti è stato il fondatore del sindacato dei braccianti, Francesco Fotia, è stato l'uomo che ha insegnato a leggere e a scrivere a Mommo Tripodi».
E ora senti il desiderio di tornare…
«Penso che nel mondo di oggi, dire vai, torni. non abbia più molto senso. Io torno per evitare che gli altri vadano via. Io torno per far tornare anche altri. Io per fortuna ho potuto andare via con una scelta consapevole di mio padre, ma ci sono tanti ragazzi che sono obbligati a farlo. Ecco io voglio lavorare perchè andare via sia una scelta e non una costrizione. Poi sai come si dice a Reggio?».
No, sono di Cosenza…
«A Reggio, per dimostrare che uno conosce il dialetto reggino, si dice “sugno Romeo, reggitano i Reggio e mangia il racino al rapparrappa, ovvero Mi chiamo Romeo, sono reggino di Reggio e mangio l'uva grappo a grappo, perché così si sente tutto il raddoppio delle R».
Allora sul dialetto siamo a posto. Però c’è un vento di centrodestra fortissimo. Come farai a fermarlo?
«Posto che non è che uno si può candidare solo se è certo di vincere, lo dice un pazzo: torno a Reggio per vincere. Vediamo se ci riusciamo. I dati dicono che se siamo tutti uniti, tutto il campo largo che è stato diviso nelle ultime elezioni, noi siamo testa a testa con la destra. Punto. Allora torniamo alla prima domanda».
Cioè?
«La questione è arrivata sul tavolo nazionale, i miei contatti locali mi dicono che sono poi i promotori di questa raccolta di firme che è avvenuta senza che io ne sapessi nulla. Ma zero. Adesso sta per terminare questa raccolta di firme. Tra un po' farò un bilancio e metterò i nomi. Da quello che so la gran parte dei partiti e dei movimenti civici della mia area mi sostiene e sono sicuro che potremmo fare una grande battaglia unitaria. Sto aspettando serenamente la decisione di Pd e M5s che sono i principali partiti della coalizione».
Giornali come il Foglio oggi scrivono che tutti ti vogliono ma la Schlein e Conte restano in silenzio…
«Io non ho avuto risposta dalla Schlein. Con il PD ho avuto solo interlocuzioni positive e quindi non so cosa farà la Schlein, avrà i suoi tempi per decidere ed è giusto che se li prenda perché la situazione è complicata. Quello che posso dire è che io, siccome sono stato chiamato dalla mia città e dalla mia gente, il 3 agosto sarò a Reggio circa per una settimana. Farò i miei incontri e prenderemo, insieme a tutti coloro che mi sostengono, le nostre decisioni e nel frattempo spero che chi di dovere abbia deciso, non per fretta nei miei confronti ma perché, come dici tu, questo è un collegio che viene giudicato inespugnabile. La famiglia Berlusconi addirittura lo considera un suo feudo personale al punto che candida un avvocato milanese che credo non abbia mai messo piede a Reggio. lo mette lì dicendo tanto questo collegio è casa mia e io mi sono un po' stufato. Reggio non deve essere la colonia di nessuno. Come si chiama l'avvocato? Mi sfugge il nome...».
Fabio Roscioli. Ma il punto è la popolarità di Cannizzaro che ha fatto anche comperare la Reggina a Lotito…
«Io sono tifosissimo della Reggina. Quando ero bambino andavo in giro per Reggio Calabria urlando forza Reggina che la B è vicina. Si ricordi Lotito che Reggio è piena di romanisti, mi spiace per lui… Non so invece per chi tifa il milanese candidato da Forza Italia…».
Forse però stiamo parlando del nulla. Sei così sicuro che si faranno queste suppletive? C’è l’ombra dello scioglimento anticipato…
«Cannizzaro si è dimesso oggi. I fatti dicono che entro agosto vanno convocate le elezioni suppletive. La politica non si fa sulle ipotesi ma sui fatti. C’è una candidatura che gira del centrodestra semi-ufficiale, nel senso che non ci sono state dichiarazioni ufficiali, c’è la mia candidatura spinta dal basso che ancora non ha l'imprimatur.. Dovremmo stare attenti alla candidatura di Vannacci che non va sottovalutata perché Reggio è la città dei “boia chi molla”, ma anche della rivoluzione gentile di Italo Falcomatà. Loro rappresenteranno la città del Boia di Molla, la città che ha messo a ferro e fuoco Reggio Calabria, strumentalizzando una protesta che aveva sacrosante ragioni e che è stata piegata a ideologie che hanno trasformato Reggio in quel periodo in una specie di Belfast. Una città in cui un ragazzo di 15 anni, di sinistra, come me e i miei parenti, non poteva girare per strada. Non c'è solo questa Reggio, c'è la Reggio della rivoluzione gentile. Quella Reggio voglio rappresentare io. Non è morta. Nelle elezioni del 1922 tutte queste forze insieme hanno superato il centro-destra».
Cannizzaro non mi sembra incarnare però questo tipo di destra onestamente…
«Voglio chiarire una cosa. Io non ho nulla contro Cannizzaro. Anzi, approfitto per dire che lo ringrazio perché essendo stato eletto sindaco mi ha offerto questa inedita possibilità di entrare in Parlamento rappresentando la mia città. Ma aggiungo, senza ironia, che per me da parlamentare i progetti a servizio della città non avranno colore politico. Li appoggerò tutti. A cominciare dal progetto di legge varato dalla Presidente Colosimo sulla questione dei minori di ‘ndrangheta, che è una cosa che da giornalista seguo da dieci anni. Sono stato in Italia uno dei primi a scriverne. Tutti i progetti per Reggio Calabria, utili alla città, troveranno in me un sostenitore. Propongo al sindaco un patto. Io mi impegno a fare questo. E tu ti impegni a collaborare con me per tutti i progetti che intendo presentare per lo sviluppo della città, perché la mia campagna elettorale sarà fatta non sull'odio, ma sull'amore per Reggio, sui progetti per la città. Quando parlo di progetti non intendo proposte generiche ma visioni concrete e realizzabili».


