Il generale Roberto Vannacci non si smentisce. Ovunque vada continua a far parlare di se anche quando non c’è più. E questo per lui è un bene, anche se a volte si rischia di andare oltre. Un po' come successo a Reggio Calabria, dove il leader di Futuro nazionale ha diviso l’opinione pubblica, non già sulle sue idee, solo alcune declamate sul palco, ma soprattutto per l’atteggiamento avuto proprio su quel palco.

Il pomeriggio del generale comincia tra la gente. Avrebbe voluto guadagnare piazza Duomo attraversando la città dal Corso Garibaldi, ma intercettato prima da una troupe e sapendo che c’erano gli altri colleghi pronti ad assaltarlo all’altezza di Piazza Camagna, ha pensato bene di cambiare itinerario, arrivando in piazza in orario, ma non potendo evitare i giornalisti che lo attendevano con telecamere e microfoni spianati. Il generale, certo, non si sottrae alle domande, ma la sua serata reggina è stata caratterizzata dal suo piglio militare, che alla fine ha il sopravvento quando decide di non consentire ad un collega che aveva “osato” incalzarlo di fare altre domande.

Ovvio, poi, che il Vannacci davanti le telecamere sia diverso da quello che va sul palco ad arringare la folla. La piazza, per essere il primo vero comizio di Futuro nazionale in città, potrebbe anche soddisfarlo. Ci sono giovani e giovanissimi che lui sta accogliendo a braccia aperte, ci sono tanti curiosi, i contestatori e tanti cittadini che alla fine quella piazza l’hanno lasciata con l’amaro in bocca.

Vannacci d’altra parte ci va giù pesante in almeno due occasioni, e se la prima parte del discorso è sui massimi sistemi e sui principi e valori della sua Destra, la seconda è dedicata all’avversario, non Fabio Roscioli forse mai nominato, ma Francesco Cannizzaro, al quale, accusandolo di aver dato vita ad una campagna «asprissima», riserva un attacco personale che pare non aver nulla a che vedere con la politica: «Cannizzaro dice che io devo andare via da Reggio, ha pensato tutta la notte a questa battuta. Si è svegliato con il fumo che gli usciva dalle orecchie. Lo manderemo a un concorso a punti in televisione la prossima volta. Io sono qua e, come vedete, non faccio paura a nessuno. Poi si agita, suda e gesticola con le movenze di un plantigrade – incalza il generale a cui scappa una risata, in attesa di un applauso che però arriva molto timidamente –, e dice che io faccio paura a giovani, famiglie e reggini. Come vedete sono qua, non faccio paura a nessuno, sono loro che hanno paura».

L’attacco personale, al limite del body shaming direbbero i più attenti osservatori, coglie insomma impreparati anche i suoi sostenitori che preferiscono intonare un “chi non salta comunista è” o un battente “generale, generale”.

Ma l’affondo arriva quando utilizza la città e i suoi cittadini per affermare che Futuro nazionale è una forza politica libera, formata da persone libere. Prima Furgiuele - «Ma volete veramente farvi comandare ancora da Forza Italia, dove non c’è spazio se non appartieni alla loro famiglia?» dice utilizzando la leva dei moti, di cui probabilmente non conosce neanche le date – e poi il generale, fanno apparire i reggini come un popolo servile e incapace di avere una propria opinione, che può essere salvato proprio dagli avanguardisti di Futuro nazionale. «E poi ci sono le deleghe alla Città Metropolitana – ha aggiunto Vannacci -, non le ha ancora date, perché le mostra come la carota davanti al muso dei somari. Vi tratta come asini, vi dice che solo a quelli che lo voteranno forse darò queste deleghe». A parte che anche Vannacci probabilmente non sa di cosa sta parlando, visto che a dare le deleghe sarà la Regione, ritorna il tema di una città quasi dolente, che si accontenta e che si fa trattare come una bestia da soma, «cornuti» per aver subito il sistema delle candidature nazionali sul territorio, e «mazziati» per averlo accettato.

La conclusione pilatesca, infine, assume quasi i contorni del grottesco. «Scegliete Reggio Calabria o Barabba?» dice guardando la piazza e andando su e giù per il palco. La gaffe è dietro l’angolo, visto che in prima battuta indica Giannetta quando dice Barabba, correggendo poi il tiro con un ripetuto «scegliete Giannetta o Barabba?». Insomma considerato che nel linguaggio comune, il termine “Barabba” è utilizzato per indicare un individuo turbolento, un mascalzone, al più un furfante se non un delinquente incorreggibile, la domanda sorge spontanea: ma chi sarebbe Barabba?