Proteste sotto gli ombrelloni per una partita sulla battigia e l'arrivo della Polizia Locale. Ma per i più piccoli non esiste nessun divieto
Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
Un Super Santos che vola di qualche metro di troppo, un filo di sabbia finito sul lettino sbagliato e la solita minaccia da pomeriggio di agosto: «Ora chiamo i Vigili». A Roccella Jonica la scena è quella di tante estati italiane, ma il finale, questa volta, sovverte il copione.
Un gruppo di ragazzini tra i nove e i dodici anni sceglie di darsi appuntamento tutti i giorni sulla spiaggia. Due travi a delimitare i pali e le reti da pesca a chiudere le porte. Per un piccolo gruppo di turisti a riposo sul bagnasciuga, tuttavia, la partita si è trasformata rapidamente in un disturbo intollerabile. Dopo qualche richiamo verbale caduto nel vuoto, uno dei bagnanti, non del posto, ha deciso di passare alle maniere forti, componendo il numero del comando di Polizia Locale per chiedere l'intervento immediato di una pattuglia.
Gli agenti hanno verificato la situazione e ricordato ai presenti che i bambini erano muniti di regolare autorizzazione chiesta dai genitori e rilasciata dal Comune fino a fine mese. Sulla battigia infatti il libero movimento dei minori e i giochi tradizionali non sono affatto messi al bando, a patto che non vi sia un'evidente condotta di rischio.
Nessuna sanzione, dunque, e pallone restituito a centrocampo. L'episodio ha subito fatto il giro del litorale e dei gruppi social della Locride, riaprendo il classico dibattito tra chi pretende la calma piatta e chi rivendica il diritto dei bambini a vivere l'estate senza dover chiedere il permesso per ogni cosa. A Roccella Jonica ha vinto la linea della tolleranza: fischio d'inizio e partite riprese, con tanto di sponsor sulle magliette dei baby calciatori donate da volontari, tra il sollievo di chi non ha dimenticato cosa significa avere dodici anni in riva al mare.

