Una paziente centenaria torna a vedere grazie alla chirurgia mininvasiva. I medici: «Oggi l'età non è più un limite, ridotto anche il rischio di decadimento cognitivo».
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Young surgery team in the operating room .
La medicina moderna dimostra ancora una volta che l'età anagrafica non è un ostacolo per migliorare la qualità della vita. Al Grande Ospedale Metropolitano (G.O.M.) di Reggio Calabria, una paziente di 103 anni è tornata a vedere "come un tempo" dopo essere stata sottoposta con successo a un intervento di asportazione della cataratta. La signora, che da tempo conviveva con un grave impedimento visivo a causa della patologia in stadio avanzato, ha affrontato l'operazione con il desiderio di riassaporare la luce, i colori e di poter guardare nuovamente il volto dei propri familiari.
L'intervento è stato eseguito in regime ambulatoriale dal dott. Simone Antonio Ambrogio, dirigente medico dell’U.O.C. di Oculistica guidata dal prof. Livio Giulio Marco Franco, supportato dagli strumentisti dott.ssa Giuseppina Liuzzo e dott. Domenico Sorrenti. Grazie alle tecniche mininvasive attuali – che prevedono micro-incisioni di pochi millimetri, l'uso di ultrasuoni e la sola anestesia locale – la procedura si è rivelata rapidissima, pressoché indolore e con un decorso post-operatorio immediato che ha permesso alla paziente di rientrare subito a casa.
«Oggi l'età non è più un limite per la chirurgia oculistica», ha commentato il dott. Ambrogio, evidenziando come l'operazione sui grandi anziani non solo restituisca autonomia e riduca il rischio di incidenti domestici, ma rallenti anche il fisiologico decadimento neurocognitivo. Un successo che ribadisce il valore più profondo della sanità: garantire dignità e indipendenza in ogni fase della vita.

