martedì,Aprile 16 2024

Scavi di piazza De Nava a Reggio, ma non bastava un georadar?

Continuano le polemiche quando invece la soluzione per indagare il suolo è a portata di mano

Scavi di piazza De Nava a Reggio, ma non bastava un georadar?

Su piazza De Nava si assiste ogni giorno ad una storia nuova. Il cantiere in pieno centro è circondato da palizzata fitta di legno e dunque off per gli “umarell”. Lontano dal luogo dei lavori, e con le proprie convinzioni, ognuno davanti al suo computer fa le considerazioni che ritiene proprie su una piazza per la quale, piaccia o meno, è stato approvato, ed è in fieri, un progetto di restyling.

I resti dell’Ottocento

Da una parte, a pochi giorni dall’inizio dei lavori, abbiamo visto riaffiorare i resti di quella che sembra una costruzione dell’Ottocento. In realtà resti simili, anche meno recenti furono trovati quando venne ristrutturata piazza Duomo.

Anche in quel caso nostalgiche polemiche mentre oggi piazza Duomo si è riappropriata della dignità che un luogo centrale della città dello Stretto deve avere. Di ieri la parole del Segretariato regionale che ha spiegato che «al di sotto dell’asfalto sono affiorati alcuni sottoservizi – spiega la nota – e i resti di due ambienti, relativi ad una struttura otto-novecentesca già distrutta e rasata nella fase di ricostruzione edilizia di Reggio Calabria dopo il catastrofico terremoto/maremoto del 1908.

Il pavimento, composto da mattonelle in terracotta e le murature sopravvissute sono state rilevate, documentate e come da prassi al fine di garantirne la tutela, sono state ricoperte con geotessuto e terreno di risulta. Il rinvenimento effettuato con l’assistenza scientifica della Soprintendenza e degli archeologi incaricati dall’impresa appaltatrice, non pregiudica la continuazione dei lavori che proseguono nella Piazza dove nei prossimi giorni si realizzeranno gli allacci di impianti e scarichi».

I resti antichi

La storia di Reggio ci restituisce la certezza che in qualsiasi luogo del centro si provi a scavare c’è una forte probabilità di trovare resti antichi. Come è accaduto a piazza Italia. I ritrovamenti qui hanno avuto un altro tribolato iter e, per fortuna con un lieto fine, e i vetri che mostrano le bellezze nascoste dell’ipogeo.


E come quelli che sappiamo esserci nell’angolo di piazza De Nava. Non a caso il precedente progetto di dieci anni fa non ebbe successo poiché prevedeva uno scavo di diversi metri di profondità nell’area di fronte al Museo, con la creazione di una sala ipogea da raggiungere tramite un sottopassaggio con la perforazione dei muri perimetrali del Museo stesso all’altezza dei seminterrati.

I resti moderni

Mentre i contrari al progetto di ristrutturazione si aspettavano il blocco dei lavori per l’emergere di resti, ed hanno gioito per i resti recenti, per i quali a loro parere è necessaria una tutela, dal cantiere sono emersi resti moderni ben più concreti. Si tratta, come vi abbiamo raccontato nell’immediato, di opere idrauliche non spostabili, che impongono una cambiamento immediato del progetto con una variante. Su questa gravissima scoperta nessuno si allarma.

Le conflittualità

La domanda nasce spontanea: come si può iniziare un cantiere senza le mappe del sottosuolo? come si fa a progettare senza avere idea di cosa ci sia sotto? Ma soprattutto, come è già stato fatto per gli scavi di piazza Garibaldi, nel dubbio sulle sorprese che riserva il sottosuolo, perchè non è utilizzato un semplice georadar? Reggio si conferma un posto molto strano, in cui le diatribe sulla piazza sono solo lo specchio di una conflittualità, all’interno della città, che ora è ben lungi dall’essere latente.

(Le immagino sono del Segretariato Regionale del Ministero della Cultura per la Calabria)

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