martedì,Aprile 23 2024

Taurianova incontra il genio creativo di Cesare Berlingeri

Per la prima volta il maestro ha condiviso la sua arte con la città dove vive e lavora da 40 anni. L’incontro è stato organizzato dal Rotary Club di Palmi di concerto con la Fondazione “Cesare Berlingeri Ets”

Taurianova incontra il genio creativo di Cesare Berlingeri

Un viaggio straordinario alla scoperta delle forme e dei colori di un genio assoluto dell’arte contemporanea, Cesare Berlingeri, artista poliedrico che esalta la sua creatività tra le pieghe. È questa la sintesi dell’incontro “Il Rotary incontra il genio creativo di Cesare Berlingeri”, organizzato dal Rotary Club di Palmi di concerto con la Fondazione “Cesare Berlingeri Ets” – con il patrocinio dell’Archivio Cesare Berlingeri, del comune di Taurianova e della Città metropolitana – tenutosi ieri sera, all’interno della chiesa del Santissimo Rosario di Taurianova. Un dialogo tra luci e ombre con l’artista nato a Cittanova 76 anni fa, ma che vive e lavora a Taurianova, ormai da 40 anni. Città, quest’ultima, con la quale, proprio ieri sera, il maestro per la prima volta ha condiviso il suo estro e le sue opere, lasciando il pubblico estasiato e completamento rapito dai suoi aneddoti, dai suoi racconti e dal suo modo di interpretare il mondo attraverso l’arte.

Gli ospiti

Ad aprire i lavori, Mariagrazia Arceri, prefetto del Rotary palmese, la quale, dopo aver ringraziato le autorità presenti, ha passato la parola al presidente del Rotary Club di Palmi, Maria Stella Morabito. Dicendosi fortemente emozionata per avere avuto l’occasione di incontrare un’artista del calibro di Berligeri, «la cui arte esalta chiunque la incontri», prima di entrare nel vivo del convegno, ha ceduto la parola alle Istituzioni presenti, per un saluto. Il primo a intervenire è stato il parroco don Mino Ciano, che si è detto felice di poter ospitare all’interno della sua chiesa, due opere dell’artista.

Subito dopo è intervenuto il sindaco di Taurianova, Roy Biasi, il quale ha esordito dicendo che «questo è un anno particolare per la nostra città, divenuta da poco tempo Capitale italiana del libro e proprio per gli eventi ad essa legati, stiamo avviando una collaborazione importante con la Fondazione Berlingeri. Siamo da sempre convinti che cultura, arte e bellezza siano gli antidoti contro la violenza – ha affermato il primo cittadino – e per tale motivo ci impegniamo affinché questi pilastri sorgano e crescano». «Ho avuto l’onore di conoscere Cesare Berlingeri durante la sua personale ospitata al Palazzo della Cultura di Reggio Calabria – ha esordito il consigliere metropolitano Filippo Quartuccio -. Pertanto, se sono qui, è per godere delle sue opere».

A tu per tu con l’artista

Dopo i saluti istituzionali, si è entrato nel vivo dell’incontro, attraverso un dialogo serrato e affascinante con l’artista, che da cinquant’anni crea opere costituite dall’incontro di materie diverse come ferro, cera, legno, tela e pigmenti, che trasforma in piegature sovrapposte dalle combinazioni infinite, producendo immagini che si avvolgono su sé stesse, fino a diventare pensiero. Incalzato dalla storica dell’arte Laura Mileto, la quale ha sostenuto che «nell’approcciarmi alle opere di Berlingeri ho provato diverse sensazioni, una su tutte quella di toccarle con mano», il maestro ha raccontato di aver cominciato a dipingere da giovanissimo, esportando le sue opere in giro per il mondo.

Lui, che considera l’arte una riflessione lenta sulla vita e sul mondo, ha posto l’accento sull’importanza della luce e dei colori. «Il colore è la magia della luce, al buio non vediamo i colori», e facendo riferimento alle opere che ha voluto esporre in chiesa per l’occasione, ossia “Avvolgere la notte” e “Giallo avvolto” – che come ha sottolineato la storica dell’arte Mileto, ricordano Van Gogh – ha sostenuto di amare le superfici monocrome, «perché mi portano verso la luce: il giallo verso il sole, mentre il blu è il colore per antonomasia, primigenio e primario».

L’incontro con l’attore Mazzotta

Cesare Berlingeri è stato anche scenografo e costumista per teatro e televisione, oltre ad aver insegnato all’Accademia d’arte drammatica della Calabria. È qui infatti, che incontra, in qualità di allievo, l’attore Peppino Mazzotta, diventato famoso per aver vestito i panni dell’ispettore Fazio, ne “Il commissario Montalbano”. «Colgo sempre al volo l’occasione di passare del tempo con Cesare Berlingeri – ha esordito l’attore – perché stare con lui è un grade dono e ogni volta si porta a casa qualcosa di nuovo. Ho un debito di gratitudine molto forte con lui, è stato il mio maestro, colui che mi ha stimolato e col quale ho un legame fortissimo. Tra i vari talenti del genio creativo di Berlingeri, c’è quello per la scenografia. C’era qualcosa di veramente magico quando si occupava delle scenografie: succedeva infatti, una cosa straordinaria e rara, perché gli spazi che lui creava erano delle opere compiute che completavano l’azione scenica». Per Mazzotta, «gli artisti veri come Cesare Berlingeri sono vicini a Dio, perché creano qualcosa. Loro sono capaci di rendere visibile l’invisibile e straordinario l’ordinario».

Visibile e invisibile

Sono le pieghe l’essenza della creatività di Cesare Berlingeri. La piega è la sua firma, il suo segno distintivo, un modo per contemplare il tempo, lo spazio e la luce. Piegando non chiude nulla fuori dall’opera ma piuttosto apre, sollecita, domanda e genera dubbi. «Finché abbiamo dubbi siamo umani», ha affermato dando all’arte una sua personalissima interpretazione. «Ogni volta che guardiamo un tramonto, ne siamo meravigliati e così è con l’arte. L’arte è una domanda sul mondo, non una risposta. Un girare a vuoto dello sguardo intorno a ciò che resterà sempre invisibile. Il visibile è solo un momento, mentre l’invisibile è eterno. L’arte è magica».

L’intervento di Michele Caccamo

L’incontro, si è concluso con l’intervento dello scrittore Michele Caccamo, che seduto tra il pubblico è stato incalzato dal presidente del Rotary Club a intervenire, fornendo una sua personale interpretazione alle opere del maestro. «Ho sempre individuato nelle sue opere la volontà di nascondersi – ha affermato lo scrittore -. In ogni sua piegatura c’è un tentativo di esilio. La piegatura rafforza il dubbio e tutto il blu delle sue opere racchiude un elemento invisibile che abbiamo la volontà di trovare, quel Dio che tutti cerchiamo».

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