«Trentotto giovani palestinesi provenienti da Gaza, vincitori di borse di studio per studiare in Italia, hanno superato le selezioni, ricevuto le lettere di ammissione e ottenuto la copertura economica prevista. Nonostante ciò, risultano ancora impossibilitati a partire.

I corridoi universitari dalla Striscia sono stati chiusi nel mese di novembre. L’Ambasciata italiana non fornisce risposte alle email e, per via telefonica, comunica di rispondere esclusivamente alle emergenze. Nel frattempo, si tratta di studenti selezionati nell’ambito di programmi ufficiali di cooperazione e formazione.

Per questi giovani l’istruzione rappresenta l’unico strumento per costruire un futuro, soprattutto dopo la distruzione delle loro università, delle loro case e della loro quotidianità. L’Italia aveva offerto loro un’opportunità concreta di studio e di speranza.

Il tempo stringe: il secondo semestre sta per iniziare e, se questi ragazzi non potranno arrivare entro la fine di febbraio, perderanno le borse di studio e l’intero percorso accademico. Non per responsabilità loro, ma per un silenzio burocratico rispetto al quale nessuno sembra assumersi la responsabilità di fornire chiarimenti.

Se vi sono ostacoli amministrativi o diplomatici, il Governo italiano ha il dovere di spiegarli pubblicamente. Il diritto allo studio e la cooperazione culturale non possono essere sacrificati nel silenzio o nell’ambiguità.

Si chiede al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale di chiarire:

quali siano le ragioni del mancato rilascio delle autorizzazioni;

a quali autorità competano le decisioni che stanno impedendo la partenza;

quali iniziative intenda adottare per garantire a questi giovani il diritto alla formazione.

L’Italia ha una tradizione di accoglienza, dialogo e cooperazione internazionale. Non possiamo permettere che 38 vite restino sospese senza spiegazioni.

La trasparenza è un dovere istituzionale». Così in una nota Mimmo Lucano.