L’assessore comunale di Motta San Giovanni: «I diritti siano difesi e tutelati non solo oggi»
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«Genova, Torino, Milano, Venezia, Reggio Emilia, Roma, Catania, Palermo. La geografia della mobilitazione diffusa in occasione della giornata internazionale della donna, questa settimana ci ha restituito un Italia brulicante di manifestazioni, laboratori, forum accademici e piazze per rispondere in maniera collettiva e culturale, all’architettura violenta che il mondo capitalista e consumista ha eretto, negli anni, contro il genere femminile». Apre con una riflessione olistica l’assessore comunale di Motta San Giovanni, Sonia Malara, in occasione della Giornata internazionale della donna.
«Un risveglio che chiede agli uomini di essere alleati – prosegue - alle istituzioni di smettere di fare dichiarazioni e iniziare a fare scelte, alle comunità di guardarsi allo specchio senza sconti. E mentre in questo 8 marzo nel mondo rimbombano missili e qualche nave militare è stata avvistata nello Stretto, i conflitti armati che devastano il nostro tempo non sono separati dalla questione che affrontiamo oggi: sono la sua espressione più brutale. La guerra è il patriarcato portato alle sue estreme conseguenze. Pace e parità non sono obiettivi slegati: nascono dalla stessa radice e camminano insieme. Per questo, lottare per la dignità delle donne significa lottare anche per un mondo senza guerre».
«Il patriarcato non è una reliquia del passato né un’espressione puramente maschile – continua l’assessore - È un sistema. Un sistema che intreccia potere economico e dominio di genere, che organizza il lavoro, il linguaggio e gli spazi pubblici con una logica precisa: tenere le donne in una posizione subordinata, silenziosa, disponibile. Estrae valore dal lavoro di cura non retribuito, penalizza la maternità, esclude dai vertici decisionali. E quando le donne osano rivendicare, le punisce col linguaggio sciacallo, con la violenza, con lo stalking, con il mobbing, con la morte. Con la soppressione dell’esistenza. Nelle professioni, le donne pagano ogni giorno un prezzo che agli uomini non viene mai chiesto. Carriere "inquadrate per uomini", riunioni fuori orario scolastico, maternità trattata come colpa, linguaggio qualificativo o quantitativo che sminuisce: "troppo emotiva", "poco autorevole". E poi le molestie, il collega che perseguita, il superiore che controlla. Troppo poco se ne parla. Troppo pochi gli atteggiamenti positivi e rispettosi. Non è un retaggio esclusivo della prospettiva progressista, ma un dato di fatto. Basta ascoltare le ragazze lungo il tragitto in bus verso l’università, o la collega in pausa caffè. Come assessore, sento la responsabilità di questo ruolo in modo particolare. Le politiche di genere non possono essere relegate a una delega marginale o a un capitolo residuale del bilancio comunale. Diventano trasversali dentro l'urbanistica, che progetta spazi pubblici sicuri e accessibili; dentro i servizi sociali, che sostengono le famiglie senza scaricare tutto sulle madri; dentro la scuola, dove si formano i cittadini di domani. Un'Amministrazione non si misura dalle dichiarazioni dell'8 marzo, ma dalle scelte che compie il 9 marzo, e il giorno dopo ancora. Come Amministrazione ci impegniamo a colmare questo vuoto, parlando oggi e sempre e mantenendo sempre alto il livello di dibattito e attenzione e funzione dei servizi».
«Finché la cura dei figli graverà quasi esclusivamente sulle donne – chiarisce la delegata del sindaco Giovanni Verduci - la parità resterà uno slogan. La condivisione della responsabilità familiare deve diventare strutturale, sostenuta da politiche di welfare reali e da una educazione inclusiva che cominci dall'infanzia e arrivi all'università. Sono i libri di testo, i giochi, le aspettative imposte a bambine e bambini a costruire la simbologia dei ruoli che poi da adulti ci ritroviamo a subire o a esercitare. La parità di genere non appartiene a un colore politico. È una questione di civiltà che deve essere esagita e mettere d'accordo tutti. Voglio rivolgere un pensiero speciale a ogni donna della nostra comunità. A chi si destreggia tra gli ostacoli quotidiani, gli imprevisti e le cadute. A chi non ce la fa. A chi ha subito e non si è arresa. A chi lavora, cura, resiste e sogna. A chi ha già trovato la sua voce e a chi la sta ancora cercando. A chi insegna alle proprie figlie e ai propri figli che meritano tutto. Voi siete la spina dorsale di questa comunità. La vostra presenza, la vostra fatica, la vostra intelligenza e la vostra tenacia la rendono viva ogni giorno. Questo 8 marzo è vostro non come dono, ma come riconoscimento di ciò che siete e di ciò che meritate. Oggi non celebriamo: riconosciamo, denunciamo e ci impegniamo. Il patriarcato è un sistema e i sistemi si smontano, mattone dopo mattone, legge dopo legge, parola dopo parola. La parità non è un traguardo lontano: è una scelta che si compie adesso, insieme, con coraggio».
«Una comunità è davvero libera – conclude l’assessore Sonia Malara - solo quando lo sono tutte le sue donne. La dignità delle donne non è una causa di parte. È la misura della civiltà di una comunità intera».

