Presentato al Salone dei Lampadari il cortometraggio realizzato degli studenti del Panella Vallauri e ideato da Daniela Gullace che trasforma l’inclusione in esperienza reale grazie ad un progetto educativo e sociale che mette al centro inclusione, scuola e futuro
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Un cortometraggio nato tra i banchi di scuola, costruito passo dopo passo dagli studenti dell’ITT Panella-Vallauri, capace di trasformare un tema spesso raccontato dall’esterno in un’esperienza vissuta, condivisa, attraversata. Tutto questo, e molto di più, è “Sul Filo dell’Acqua”, opera presentata ieri nel Salone dei Lampadari “Italo Falcomatà” di Palazzo San Giorgio. Una data, quella scelta, che dà senso a tutto: il 2 aprile, Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo.
Alla base c’è l’idea della dottoressa Daniela Gullace, analista del comportamento e responsabile ASI per i progetti di inclusione, che ha voluto portare dentro la scuola una riflessione concreta. «Si parla tanto di inclusione, però nella realtà manca spesso la possibilità di viverla davvero - spiega -. Ho pensato che fosse fondamentale partire dai ragazzi, renderli partecipi, farli entrare nelle storie».
Da qui prende avvio un percorso lungo, iniziato nell’ottobre del 2023, che ha coinvolto le classi quarte e quinte dell’istituto. Gli studenti hanno ascoltato i genitori, raccolto testimonianze, costruito una sceneggiatura autentica. Nessuna distanza, nessuna mediazione artificiale. Solo esperienze trasformate in racconto.
Il protagonista è Alex, interpretato da Giuseppe Musarella, un ragazzo che trova nella piscina AndreaMaria uno spazio di libertà e autenticità. In acqua, il peso delle difficoltà si alleggerisce, il corpo si muove senza barriere, la relazione con gli altri cambia forma. Fuori, restano le fatiche: la scuola, il confronto con i coetanei, episodi di isolamento e incomprensione.
E poi c’è lo sguardo delle famiglie, affidato nel cortometraggio a Francesco Arcudi e Rita Quattrone, che interpretano i genitori di Alex. «È stato un incontro generazionale molto arricchente - raccontano -. Un’esperienza che ti lascia qualcosa dentro. C’è una sensibilità forte nelle nuove generazioni. Magari meno evidente, ma esiste, e può aiutare a cambiare le cose».
Un lavoro d’insieme che ha coinvolto studenti, docenti e anche partecipanti esterni, sotto la regia della professoressa Manuela Turano. «La sceneggiatura è stata interamente costruita dai ragazzi», sottolinea Romina Ellena, docente coinvolta nel progetto. «Hanno dedicato tempo, energie, si sono messi in gioco davvero».
Un coinvolgimento che si percepisce anche nella restituzione emotiva. «È un prodotto di una delicatezza straordinaria - racconta Raffaella Imbríaco -. Una storia che si sente vera, e quando succede arriva più di qualsiasi discorso».
Alla presentazione ha preso parte anche l’assessore all’Istruzione e alle Pari Opportunità Annamaria Curatola, che ha offerto una lettura diretta delle criticità ancora presenti nel sistema scolastico. «Quando uno studente con disabilità viene messo da parte con l’insegnante di sostegno, il messaggio che passa è sbagliato - afferma -. L’inclusione riguarda tutti. Significa coinvolgimento reale, non separazione».
Parole che si intrecciano con il senso più profondo del progetto: spostare lo sguardo, rompere le distanze, costruire relazioni vere. Il cortometraggio, che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Reggio Calabria, è solo il primo passo. L’obiettivo è mostrarlo nelle scuole, nei contesti educativi, nei luoghi in cui può generare consapevolezza.
Alla fine resta un dato semplice: sono stati i ragazzi a scrivere, interpretare e portare in scena una realtà che spesso resta ai margini del racconto quotidiano. Lo hanno fatto ascoltando, osservando, mettendosi dentro una storia che non apparteneva loro fino in fondo. E proprio in questo passaggio c’è il valore più forte del progetto: non nella rappresentazione, ma nella scelta di avvicinarsi. Il cortometraggio nasce qui. E da qui può continuare a camminare.

