«A pensar male si fa peccato, diceva qualcuno, ma spesso ci si indovina. E a guardare il perenne stato di sofferenza finanziaria in cui è lasciata la Comunità "Luigi Monti" di Polistena, il sospetto che la burocrazia consideri la tutela dei minori un lusso sacrificabile diventa, purtroppo, una certezza.

La "Luigi Monti" non è semplicemente una struttura d'accoglienza; da novant'anni è un'infrastruttura sociale vitale per la Piana di Gioia Tauro. È il luogo sicuro in cui bambini e adolescenti con storie di profonda fragilità e privazione trovano una casa, un percorso di crescita e la possibilità concreta di un futuro. È qui che il nostro Paese ha saputo mostrare il suo volto più umano, accogliendo e proteggendo i piccoli fuggiti dagli orrori della guerra. Un presidio insostituibile a difesa dell'infanzia vulnerabile.

Eppure – si legge in una nota diffusa dal Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Lorenzo Festicini – dietro questa facciata di straordinaria dedizione, si consuma un paradosso istituzionale inaccettabile che colpisce direttamente la stabilità di questi ragazzi. La realtà odierna ci consegna un quadro insostenibile: da mesi, educatori, psicologi e assistenti sociali lavorano senza percepire lo stipendio. Parliamo di figure di riferimento fondamentali per la quotidianità dei minori. Professionisti che, con uno spirito di servizio encomiabile, continuano a garantire l'equilibrio emotivo, affettivo e materiale di ragazzi che dalla vita hanno già avuto troppo poco e che non possono permettersi di subire un ennesimo abbandono. Lo fanno per senso di dovere. Ma il senso di dovere dei singoli non può e non deve diventare l'alibi per le mancanze della pubblica amministrazione, né può essere scaricato sulla pelle dei bambini».

Il blocco economico nell'erogazione delle rette destinate al sostentamento dei minori si muove lungo un doppio binario di responsabilità che va affrontato con estrema chiarezza. Da un lato, la Regione Calabria, a cui spetta la governance dei flussi e la programmazione delle risorse destinate al welfare minorile; dall'altro, i Comuni, prime sentinelle sul territorio e responsabili diretti della liquidazione delle quote di permanenza dei ragazzi.

Quando questo ingranaggio a due teste si inceppa, non assistiamo a una semplice frizione burocratica, ma a un cortocircuito politico che calpesta i diritti dell'infanzia. I ritardi dell'ente regionale non possono giustificare l'immobilismo dei Comuni, così come le difficoltà procedurali dei municipi non esonerano la Regione dal dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo a tutela dei più piccoli. Non si tratta di una rivendicazione sindacale, ma di una questione di dignità e di protezione sociale: quando la burocrazia strangola il braccio operativo del welfare, lo Stato abdica al suo primo e più sacro dovere: proteggere i minori.

La diplomazia impone il dialogo, e la mia funzione istituzionale di Garante mi spinge a cercare sempre la sintesi e la mediazione tra i vari livelli di governo per il bene supremo dei ragazzi. Tuttavia, la prudenza non deve essere confusa con l'inerzia. Le scuse procedurali sono esaurite per tutti. Ogni giorno di ritardo ulteriore nel saldo delle spettanze dovute alla struttura mette a rischio l'assistenza quotidiana, i pasti, le attività educative e il supporto psicologico dei minori, avvicinando un collasso dei servizi dalle conseguenze imprevedibili per le loro vite.

Rivolgo un appello formale e fermo ai decisori politici regionali e agli amministratori locali: i bilanci si quadrano, i flussi di cassa si sbloccano. È una questione di volontà politica, non di destino. Trasformare la tutela dei nostri bambini in un debito insoluto e i loro custodi in creditori disperati è un errore strategico e umano che questa terra non può permettersi.

Questo Ufficio vigilerà, passo dopo passo, chiamando ciascun attore a rispondere delle proprie specifiche competenze per la difesa esclusiva di ogni singolo minore ospitato. Non per amore di polemica, ma per amore di giustizia. Perché se crolla la "Luigi Monti", non fallisce solo una comunità: crolla il sistema dei diritti dei minori e fallisce l'intero sistema istituzionale».