GALLERY| Attori e medici insieme per sostenere la ricerca sulla sindrome Chops. Cannizzaro rilancia l’impegno della città: «Questa iniziativa diventi un appuntamento fisso». Tra i protagonisti Franco Oppini, Raimondo Todaro e il reggino Giuseppe Garibaldi
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Una grande festa all’insegna della solidarietà quella che si è svolta questa mattina allo stadio Oreste Granillo. In campo la Nazionale Medici e la Nazionale Attori, sugli spalti migliaia di giovani, tutti a fare il tifo per il piccolo Mario e per la ricerca. Una mattinata di sport e partecipazione per dare forza alle famiglie che affrontano una malattia rara come la sindrome CHOPS, della quale, secondo i dati riferiti dalla Fondazione, si contano appena quattro casi in Italia e quaranta nel mondo. Dietro la manifestazione, l’amore e la determinazione di chi ha trasformato la propria esperienza familiare in un impegno per gli altri.
È questo il senso di «Cuori in campo – Insieme per Mario», l’iniziativa organizzata dalla Fondazione CHOPS Malattie Rare ETS, promossa dal Rotary Distretto 2102 e sostenuta dalle istituzioni locali. Una partecipazione che ha emozionato Manuela Mallamaci, presidente della Fondazione e mamma di Mario, impegnata dal 2023 a raccogliere risorse per finanziare la ricerca medico-scientifica e sensibilizzare su una patologia ancora poco conosciuta. «Vedere tutte queste persone a sostegno della causa, in generale a sostegno della causa delle malattie rare, mi emoziona tantissimo», racconta. Il ricavato della giornata contribuirà ai progetti della Fondazione, mentre il coinvolgimento delle scuole offre l’occasione di parlare alle nuove generazioni di disabilità, ricerca e solidarietà.
Un lavoro che parte dalla storia di Mario e si rivolge alle famiglie che condividono difficoltà simili. Mallamaci racconta gli interventi affrontati dal figlio, i problemi respiratori, i lunghi e complessi percorsi riabilitativi. Alla cura quotidiana si affiancano le professioni dei genitori e la scelta di costruire una realtà capace di mettere in relazione pazienti e ricercatori. «Ci vuole un gioco di squadra a più fronti e su più livelli: i pazienti, i ricercatori, i medici, le istituzioni, tutte le famiglie. Tutti dobbiamo fare la nostra parte».
La forza per continuare arriva proprio da Mario e dalla risposta trovata al Granillo: «L’energia me la dà mio figlio e me la danno questi ragazzi che vedo oggi qui». Una vicinanza che passa anche dalla disponibilità della famiglia a esporsi e raccontare la propria esperienza. «Noi dobbiamo essere i primi a sensibilizzare, a far capire di che cosa stiamo parlando. Per far sì che ci sia quel gesto gratuito del dono dobbiamo metterci la faccia ed è quello che facciamo dall’inizio: raccontare la storia di Mario».
Una risposta concreta, sottolinea il sindaco Francesco Cannizzaro, ringraziando i dirigenti scolastici che hanno accolto l’invito e gli studenti che hanno contribuito alla raccolta attraverso il biglietto da cinque euro. «Reggio ancora una volta dimostra di rispondere», osserva, riconoscendo la determinazione di Mallamaci e il valore dell’attività scientifica sostenuta dalla Fondazione.
Il primo cittadino riferisce di aver contattato il ministro dell’Istruzione per favorire un incontro con la presidente e portare all’attenzione del Governo l’impegno della Fondazione. Dal Granillo arriva anche una proposta per dare continuità alla manifestazione: «Chiederò a Manuela Mallamaci che questa iniziativa possa diventare un appuntamento fisso per Reggio Calabria», annuncia. Un modo per accompagnare nel tempo il lavoro dei ricercatori e il sostegno alle famiglie.
Sul terreno di gioco, la stessa volontà unisce le due squadre. Antonio Caputo, oncologo e vicepresidente della Nazionale Medici Calcio, richiama il senso della partecipazione: «Come Nazionale Medici sposiamo spesso queste cause: essere solidali con chi ha di meno e soprattutto sostenere la ricerca. In questo caso giochiamo tutti per Mario».
Il numero ridotto di pazienti rende ancora più necessario mantenere alta l’attenzione, osserva Caputo, perché le conseguenze di queste patologie possono incidere profondamente sulla vita familiare. «Non dobbiamo abbandonare questo segmento, benché piccolo, di pazienti». Da qui il riconoscimento del ruolo delle associazioni e dei cittadini, insieme alla richiesta di un maggiore interesse pubblico: «Con piccole donazioni riusciremo sicuramente a dare un grande contributo».
Tra gli attori, Franco Oppini porta l’ironia e l’emozione di chi, anche dopo sessant’anni di carriera, continua a sentire la responsabilità dell’incontro con il pubblico. «Ogni volta che salgo su un palcoscenico, e questo è un palcoscenico, c’è sempre l’emozione. Impari a gestirla, a trasformarla in energia».
Presidente onorario della Nazionale e capitano per l’occasione, Oppini racconta gli impegni incastrati per raggiungere Reggio, la stanchezza però lascia spazio alla voglia di esserci. «L’importante è che vinca la solidarietà. Le nostre gambe serviranno principalmente a questo».
Per Giuseppe Garibaldi, invece, l’ingresso in campo ha anche il sapore di un desiderio custodito fin da bambino. «Venivo a guardare la Reggina, a piangere e a gioire insieme a lei. Oggi giocare qui è un’emozione veramente unica», racconta. Da reggino e da calabrese, si dice orgoglioso di partecipare nella propria città a un’iniziativa per Mario e per gli altri bambini che affrontano la stessa malattia.
Con i compagni della Nazionale Attori condivide un obiettivo che descrive così: «È un campionato a parte, non è né Serie A né Serie B. Il nostro campionato è quello della beneficenza». E alla possibilità di segnare un gol da dedicare a Mario si aggiunge la soddisfazione di aver realizzato quel sogno per una causa comune: «Le cose piccole le possono fare tutti, ma l’importante è fare tutto con amore».









