Le ricercatrici Celestina Fazia e Antonella Postorino protagoniste di un congresso con studiosi provenienti da 27 Paesi. Al centro della ricerca le sfide della transizione ecologica e le opportunità mancate nei processi di trasformazione urbana.
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Reggio Calabria approda sulla scena internazionale della ricerca urbanistica e ambientale. La città dello Stretto è stata infatti al centro di uno studio presentato al 6th International Cankaya Scientific Studies Congress, svoltosi il 15 e 16 giugno ad Ankara, in Turchia, evento che ha riunito studiosi e ricercatori provenienti da 27 Paesi di Europa, Asia, Africa e America.
A rappresentare l'Italia sono state la prof.ssa Celestina Fazia, Associato e Dottore di Ricerca in “Pianificazione Territoriale”, e l’arch. Antonella Postorino, Dottore di Ricerca in “Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali” con Master in “Ingegneria Ambientale”.
Le due ricercatrici sono state le uniche relatrici provenienti dal Centro-Sud Italia e hanno presentato il contributo scientifico dal titolo “Opportunità mancate nei processi di rigenerazione urbana. Caso studio Reggio Calabria”, che sarà pubblicato nei prossimi mesi negli atti ufficiali del congresso.
La ricerca affronta una delle questioni più rilevanti per il futuro delle città europee. Come possono i territori affrontare le sfide del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità, del consumo di suolo e delle crescenti fragilità sociali? E soprattutto, quanto i grandi programmi di finanziamento pubblici riescono davvero a tradurre gli obiettivi della sostenibilità in risultati concreti per le comunità?
Partendo da queste domande, lo studio analizza il rapporto tra qualità della progettazione urbana, capacità amministrativa e risultati effettivamente raggiunti. Un tema di grande attualità, considerando che gran parte delle risorse europee degli ultimi anni è stata destinata proprio alla rigenerazione delle città e alla transizione ecologica.
Secondo le autrici, il successo di questi processi non dipende soltanto dalla disponibilità di finanziamenti o dalla qualità delle idee progettuali. A fare la differenza sono soprattutto la capacità delle amministrazioni di governare interventi complessi, il coordinamento tra istituzioni, la partecipazione delle comunità locali e la possibilità di monitorare nel tempo gli effetti delle trasformazioni urbane.
In questo quadro, il caso di Reggio Calabria assume un valore particolarmente esemplificativo. La città era stata individuata come destinataria di uno dei più importanti programmi finanziati dal Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell'Abitare, il PINQuA (2020), con investimenti complessivi pari a circa 45 milioni di euro, successivamente incrementati attraverso ulteriori fondi nazionali.
Attraverso i programmi R.E.G.I.A., A.M.E.N.O.C.H.E. ed E.S.S.E.R.E., l'amministrazione comunale aveva immaginato un ampio progetto di trasformazione urbana destinato ad alcuni dei quartieri più fragili della città, con interventi orientati all'inclusione sociale, alla sostenibilità ambientale, all'efficientamento energetico e alla qualità dell'abitare.
L'impostazione strategica risultava coerente con gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e con le principali politiche europee dedicate alla sostenibilità urbana. Tuttavia, come evidenzia la ricerca, le difficoltà emerse nella fase attuativa hanno progressivamente rallentato l'avanzamento degli interventi fino a determinare la perdita di una parte significativa dei finanziamenti inizialmente assegnati.
È proprio in questa distanza tra visione progettuale e capacità di realizzazione che si concentra l'interesse scientifico dello studio. Reggio Calabria diventa così un caso emblematico per comprendere una delle principali criticità che interessano numerosi enti locali italiani. Le aree che avrebbero maggiormente bisogno di investimenti pubblici e di interventi di rigenerazione spesso coincidono con quelle che dispongono di minori risorse organizzative e amministrative per gestire programmi complessi e rispettare le scadenze imposte dai finanziamenti europei.
La riflessione si allarga poi alle prospettive future delle città europee. Le nuove politiche comunitarie, a partire dal Regolamento europeo per il ripristino della natura, chiedono infatti ai territori di aumentare la presenza di infrastrutture verdi, proteggere la biodiversità, ridurre il consumo di suolo e rafforzare la resilienza degli ecosistemi urbani.
Secondo le autrici, le città del futuro dovranno essere sempre più capaci di coniugare ambiente, inclusione sociale e qualità della vita, trasformandosi in ecosistemi urbani resilienti e in grado di affrontare le sfide climatiche, economiche e sociali che attendono l'Europa nei prossimi decenni.
Il caso di Reggio Calabria, discusso davanti a una platea internazionale, dimostra come la rigenerazione urbana non sia soltanto una questione di opere pubbliche o di finanziamenti. È soprattutto una sfida di governance, visione strategica e competenze tecniche gestionali. Una sfida che riguarda direttamente il futuro delle comunità locali e la capacità delle città di trasformare le opportunità offerte dall'Europa in cambiamenti reali e duraturi per i cittadini.

