Il provvedimento del Settore Ambiente impone il trasferimento degli animali entro 30 giorni. L'associazione "Dacci una Zampa ETS" lancia un appello pubblico alla cittadinanza: «Entro 30 giorni dobbiamo svuotare la struttura»
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Una corsa contro il tempo dove in gioco c'è la vita e il futuro di 18 cani, quasi tutti anziani e con storie difficili alle spalle. L'associazione Dacci una Zampa ETS si trova ad affrontare una delle crisi più dure della sua storia a seguito della diffida formale recapitata dal Comune di Reggio Calabria (Prot. 279498 del 5 novembre). Il Settore Ambiente ha stabilito un aut-aut stringente: la struttura del Canile di Mortara dovrà essere completamene liberata entro e non oltre 30 giorni.
Un'ordinanza che lascia poco margine di manovra ai volontari, finora riusciti a mettere in salvo 12 dei 30 cani censiti dall'ASP attraverso adozioni, trasferimenti in pensioni a proprie spese e la generosità di alcuni privati. Per gli ultimi 18 animali rimasti, tuttavia, la situazione è critica.
Il percorso per garantire i trasferimenti si è rivelato un calvario procedurale. Per muovere ciascun animale è necessario rispettare i rigidi protocolli sanitari imposti dalla normativa: vaccinazioni, screening di routine e le analisi per le malattie mediterranee affidate all'Istituto Zooprofilattico. Controlli indispensabili ma dai tempi lunghi, che hanno fatalmente rallentato le procedure proprio durante la pausa estiva.
A complicare il quadro c'è il crollo definitivo dei piani di riserva dell'associazione. Dopo la tragica vicenda del terreno destinato all'oasi felina/canina — sottoposto a sequestro e su cui l'associazione aveva già investito circa 70 mila euro senza che la Città Metropolitana abbia ancora avviato la bonifica — anche l'ultima spiaggia è sfumata. Un piccolo lotto individuato di recente è risultato del tutto inidoneo a causa di vincoli paesaggistici e idrogeologici incrociati.
«La nostra intenzione è quella di rispettare la richiesta del Comune, sia chiaro», spiega con forza Candida Naccarato, presidente dell'associazione. «Ciò che non possiamo accettare è che a pagare siano gli animali o i volontari che si sono presi la responsabilità della loro tutela. La legge ci impone dei tempi e dei controlli sanitari scrupolosi che non dipendono da noi. Oggi ci troviamo con le spalle al muro: se non riusciamo a spostarli nei termini stabiliti, rischiamo conseguenze legali personali e come ente. Ma non metteremo mai a rischio la salute e l'incolumità dei cani per correre contro un timbro postale».
Una preoccupazione condivisa dall'intera squadra dei volontari, che lavora ininterrottamente tra le gabbie di Mortara. «I cani rimasti non sono "facilmente piazzabili"», raccontano dal canile. «Parliamo di nonnetti a quattro zampe, spesso con un vissuto traumatico o con un carattere che richiede una gestione esperta e attenta. Trovare la famiglia giusta per loro richiede tempo e delicatezza, non è una pratica da archiviare in trenta giorni. Abbiamo speso energie, sacrifici e risorse economiche enormi, come i 70 mila euro finiti nell'area mai bonificata. Ora ci ritroviamo senza un terreno, senza una sede e con il calendario che scorre veloce».
Senza più una struttura di proprietà in cantiere e con il cancello di Mortara pronto a chiudersi, l'unica risorsa rimasta è la solidarietà della comunità calabrese e nazionale. L'associazione si rivolge a tutti i cittadini: chiunque possa offrire uno stallo temporaneo, coprire il costo di una pensione o aprire le porte di casa a un cane anziano è invitato a farsi avanti immediatamente. Condividere l'appello e fare rete, spiegano gli attivisti, è l'unico modo per evitare che una vicenda burocratica si trasformi in una sconfitta per l'intera città.

