Piazza Italia ha accolto un presidio in solidarietà con la Global Sumud Flotilla, la missione navale internazionale che punta a rompere l’assedio imposto a Gaza e a portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. L’iniziativa, convocata in tempi rapidi, ha visto una partecipazione numericamente contenuta, soprattutto se confrontata con le migliaia di persone scese in piazza a Catania e Genova. Ma gli organizzatori hanno sottolineato che «il valore politico non si misura solo nei numeri, bensì nella capacità di costruire una rete di contatti, di boicottaggio e di resistenza culturale».

Un dato evidente, rimarcato da diversi interventi, è stata l’assenza totale della politica locale. Nessun rappresentante istituzionale si è presentato in piazza, nonostante il Consiglio comunale di Reggio Calabria abbia approvato nei mesi scorsi una mozione per il riconoscimento dello Stato palestinese, accompagnata dall’esposizione del vessillo palestinese a Palazzo San Giorgio. «Ci saremmo aspettati almeno un segnale simbolico – hanno osservato i promotori – come atto di responsabilità civile e morale. Non si tratta di aderire a una piattaforma radicale, ma di riconoscere una tragedia che riguarda l’umanità intera».

Il dibattito si è allargato al tema delle responsabilità storiche e politiche. Diversi interventi hanno denunciato l’atteggiamento della destra italiana, accusata di aver «sventolato la bandiera della sovranità nazionale ignorando quella del popolo palestinese», scegliendo negli ultimi decenni un sostegno quasi incondizionato a Israele. Una scelta, è stato detto, legata anche al tentativo di «lavare le colpe storiche del fascismo e del nazismo attraverso l’appoggio a uno Stato che si definisce ebraico, sebbene all’interno delle comunità ebraiche, soprattutto negli Stati Uniti, siano numerose le voci ortodosse e antisioniste».

Non sono mancate critiche anche alla sinistra e ai partiti di area progressista, accusati di immobilismo e di limitarsi a condanne generiche del governo Netanyahu, senza affrontare in maniera strutturale la questione del colonialismo e delle responsabilità economiche e militari dell’Occidente. «La politica continua a defilarsi – hanno affermato alcuni oratori – incapace di superare posizioni centriste e di assumere scelte chiare anche a costo di rischi».

A dare forza all’iniziativa reggina è stata la presenza dell’ANPI Ruggero Condò, che da oltre un anno ha trasformato la propria sede in casa del popolo, ospitando incontri, dibattiti e realtà associative legate al coordinamento pro Palestina. «È un punto di riferimento – hanno ricordato – per chi vuole costruire alternative politiche e culturali in un contesto cittadino segnato spesso da immobilismo e indifferenza».

Il presidio si è chiuso con uno sguardo rivolto al futuro. Sabato 6 settembre è in programma un nuovo appuntamento, promosso dalla Cgil, che ha deciso di assumere una posizione netta sulla questione palestinese. «È un risveglio tardivo – ha dichiarato Simone Alecci, del Coordinamento pro Palestina Reggino e rappresentante della Sezione ANPI Ruggero Condò – ma meglio tardi che mai. La mobilitazione deve continuare e crescere, perché la solidarietà non può essere solo testimonianza, ma pressione politica e culturale sui nostri governi».