Al TEDxReggioCalabria il silenzio è diventato rispetto, e l’ascolto si è fatto profondo. Sul palco, il Procuratore Roberto Di Palma ha portato qualcosa che va oltre le parole: una verità difficile da raccontare e impossibile da dimenticare.

La storia che ha scelto di condividere, quella di Musa – nome fittizio per tutelare la sua identità – è un racconto di dolore, ma anche di rinascita. Un bambino dell’Africa subsahariana, poco più che nove anni, costretto a lasciare il suo villaggio dopo che il padre viene assassinato per mere questioni etniche. La madre, con un atto d’amore e disperazione, lo affida ai trafficanti affinché raggiunga l’Europa. Inizia così un viaggio nel deserto, tra la morte e la sopravvivenza, fino all’inferno libico, dove Musa subisce abusi, violenze, fame, sete.

Due anni di incubo prima di toccare le coste calabresi, prima di arrivare a Roccella. È qui che avviene l’incontro decisivo: quello con Giovanni – un ex manager diventato volontario. Musa, segnato da anni di soprusi, fatica ad accettare il bene. Teme lo sguardo altrui, rifiuta ogni mano tesa. Ma Giovanni non molla. Con pazienza e amore autentico, riesce a fargli riscoprire la fiducia e il valore che si cela anche dietro le macerie più profonde dell’animo.

Grazie a questo incontro, Musa studia, si diploma, lavora, resta in Italia legalmente, si laurea prima in Servizio Sociale e poi in Psicologia. Oggi è lui a tendere la mano agli altri. È diventato un punto di riferimento per i minori stranieri non accompagnati. Uno di loro, un giorno, lo ha incontrato sul cornicione di un palazzo, deciso a farla finita. Ma Musa era lì. E quello sguardo d’amore ha salvato un’altra vita.

Il Procuratore Di Palma ha voluto lasciare ai ragazzi tre spunti di riflessione: L’amore più forte della morte: la forza del bene che genera bene. I talenti: ogni giovane ha un potenziale, anche se spesso non riesce a vederlo subito. I “punti neri”: quegli eventi dolorosi che, visti nel tempo, possono rivelarsi svolte fondamentali nella nostra vita.

Chiude con una frase che diventa manifesto di resilienza e dignità: «Quando sentirete quella voce che vi dice che non ce la potete fare, guardatela negli occhi e rispondete: io sono la tempesta». Un messaggio potente, che scuote, eleva, e soprattutto invita a non voltarsi mai dall’altra parte. Perché, come ha ricordato il Procuratore: «Esiste sempre un prossimo. Al quale noi dobbiamo guardare negli occhi».