In queste settimane il caro carburante sta mettendo a dura prova famiglie, lavoratori e imprese. Un problema che riguarda tutti, ma che assume un peso ancora più drammatico per quelle famiglie che hanno al proprio interno bambini e ragazzi gravemente malati o con disabilità importanti.

Per loro l'automobile non è un lusso e il carburante non è una semplice voce di spesa. È spesso uno strumento indispensabile per garantire ai propri figli una vita dignitosa e, soprattutto, la possibilità di continuare a curarsi.

Ci sono genitori che ogni giorno percorrono chilometri per accompagnare i propri figli a scuola, nei centri di riabilitazione, alle visite specialistiche, in piscina per le attività terapeutiche o negli ospedali. E poi ci sono gli spostamenti necessari per affrontare la burocrazia, andare da un ufficio all'altro, presentare documenti, ottenere autorizzazioni, chiedere un ausilio o cercare una risposta a un problema che spesso sembra non trovare soluzione.

Sono chilometri che non possono essere eliminati.

Non si può dire a una famiglia con un ragazzo gravemente malato di usare meno l'automobile, perché quegli spostamenti fanno parte della sua quotidianità e, in molti casi, del suo percorso di cura.

Come associazione raccogliamo ogni giorno il malessere di famiglie che ci contattano per raccontarci difficoltà e disservizi. Oggi, a tutto questo, si aggiunge il peso del caro carburante, che rischia di aggravare ulteriormente situazioni economiche già estremamente fragili.

E arrivano testimonianze che fanno riflettere e che non possono essere ignorate. Ci viene raccontato di persone che già a metà mese si rivolgono al proprio farmacista chiedendo se sia possibile "segnare" la spesa e saldare il conto il mese successivo. Una situazione che richiama alla memoria la vecchia "libretta", quando le famiglie, in tempi di maggiore difficoltà economica, acquistavano ciò che serviva pagando in un secondo momento.

Pensare che oggi possano tornare situazioni simili dovrebbe farci interrogare profondamente. Perché la domanda che come associazione ci poniamo è semplice, ma drammatica: quale sarà il futuro dei nostri figli se le famiglie non riescono più nemmeno a sostenere le spese necessarie per accompagnarli alle terapie?

Una madre e un padre possono rinunciare a una vacanza, a una cena, a qualcosa di superfluo. Ma possono davvero rinunciare alla riabilitazione del proprio figlio? Possono rimandare una visita? Possono evitare di percorrere quei chilometri che separano la loro casa dal centro dove il proprio figlio riceve le cure di cui ha bisogno?

Noi crediamo che non sia accettabile arrivare a questo punto.

Per questo chiediamo alle istituzioni di valutare, nell'immediato, l'introduzione di una forma di bonus carburante dedicato alle famiglie con persone gravemente malate, disabili o non autosufficienti, affinché possano continuare a sostenere gli spostamenti necessari per scuola, visite, assistenza e terapie. Parallelamente, è necessario affrontare il problema del caro carburante con interventi strutturali che possano dare alle famiglie una prospettiva più stabile.

Non chiediamo privilegi. Chiediamo che venga riconosciuta una situazione particolare e che chi è costretto a percorrere quotidianamente decine o centinaia di chilometri per garantire cure e assistenza ai propri figli non venga lasciato solo.

In questo momento vogliamo inoltre esprimere la nostra piena solidarietà a tutte le persone, ai lavoratori, alle categorie e alle associazioni che stanno scendendo in strada per protestare contro il caro carburante e contro le difficoltà economiche che stanno colpendo il Paese.

A loro va il nostro grazie, perché stanno facendo sentire anche la voce di chi, per condizioni di salute, per disabilità o per l'impegno quotidiano nell'assistenza di un familiare, non ha la possibilità di essere fisicamente presente alle manifestazioni e alle proteste.

Ci sono famiglie che vorrebbero esserci, ma non possono lasciare a casa un figlio gravemente malato. Ci sono genitori che vorrebbero scendere in strada, ma devono accompagnare il proprio ragazzo a terapia, assisterlo, occuparsi delle sue necessità.

Anche loro stanno protestando, anche se dalle proprie case.

E per questo sentiamo il dovere di unirci alla loro voce e a quella di chi oggi è sul campo.

Perché dietro ogni automobile che percorre chilometri per una terapia c'è una famiglia che combatte. Dietro ogni rifornimento c'è un genitore che fa i conti. Dietro ogni farmaco acquistato c'è spesso una rinuncia.

E dietro tutto questo ci sono ragazzi e persone fragili che non possono aspettare.

La nostra richiesta è semplice: non lasciate sole queste famiglie. Date loro la possibilità di continuare a curare i propri figli senza dover scegliere, alla fine del mese, tra il carburante necessario per raggiungere una terapia e i soldi necessari per andare avanti.

Perché quando una famiglia arriva a chiedere al farmacista di "segnare" una spesa, non siamo più davanti soltanto a un problema economico.

Siamo davanti a una richiesta di aiuto. E quella richiesta merita di essere ascoltata.