Pubblichiamo in esclusiva un intervento del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in occasione della sessione istituzionale della Conferenza degli Addetti scientifici, spaziali ed Esperti agricoli, in programma alle ore 12 al Teatro Comunale Cilea di Reggio Calabria.

Gli scienziati italiani hanno contribuito a scoperte che hanno cambiato la vita dell’umanità e ancora oggi danno un contributo fondamentale in nuovi settori come l’intelligenza artificiale, le tecnologie quantistiche, lo spazio, le orbite basse, i fondali marini e gli ambienti estremi. Siamo in prima linea nella realizzazione di grandi infrastrutture di ricerca e in progetti internazionali come l’Extremely Large Telescope in Cile e l’Einstein Telescope, il futuro osservatorio europeo di onde gravitazionali di terza generazione.

Anche nella ricerca nelle aree polari, l’Italia vanta una presenza scientifica consolidata, erede delle spedizioni dei grandi pionieri italiani. Oggi l’Artico e l’Antartide sono al centro di sfide decisive per il clima, la sicurezza e l’accesso alle risorse. La cooperazione scientifica deve inoltre diventare una componente sempre più importante del Piano Mattei e delle relazioni con il Sud globale, contribuendo a costruire partenariati fondati sulla formazione, sull’innovazione e sulla crescita condivisa.

È in questa cornice che sono oggi a Reggio Calabria per l’annuale Conferenza degli addetti scientifici e spaziali e degli esperti agricoli. La scelta di Reggio Calabria ha un significato preciso. È un luogo significativo per raccontare il contributo del Mezzogiorno alla ricerca, all’innovazione e alla crescita del Paese. Qui ha sede l’Università degli Studi Mediterranea, con attività di ricerca che spaziano dall’ingegneria alle scienze agrarie e alle tecnologie per la sostenibilità, e un ecosistema che favorisce il dialogo tra università e impresa. La scelta di articolare i lavori della Conferenza in diversi luoghi simbolo della città, dall’Ateneo a Palazzo Alvaro, dal Teatro Cilea al Museo Archeologico Nazionale, vuole essere anche un’occasione per valorizzarne il patrimonio culturale, scientifico e produttivo. Lo sguardo si allarga poi all’intera Calabria, che può contare su tre poli universitari e su competenze di rilievo in settori strategici.

L’Università della Calabria, a Rende, è stata selezionata dall’Agenzia Spaziale Europea per partecipare allo studio della missione Plasma Observatory, mentre l’Agenzia Spaziale Italiana sta valutando la realizzazione nella regione di una stazione di telecomunicazioni a supporto del programma lunare Artemis. Sono iniziative che testimoniano il contributo crescente del territorio alle grandi sfide scientifiche e tecnologiche internazionali.

Accanto alla ricerca, la Calabria esprime anche realtà industriali capaci di competere sui mercati globali, che i nostri addetti hanno visitato e apprezzato in questi giorni. È mettendo in rete queste competenze, collegando università, imprese e ricerca con le opportunità offerte dalla nostra diplomazia, che possiamo valorizzare pienamente il potenziale della regione e rafforzare il contributo del Mezzogiorno alla crescita italiana.

Nel programma della Conferenza abbiamo previsto anche la prima riunione dei rappresentanti dei ricercatori italiani all’estero. Vogliamo superare il paradigma della “fuga dei cervelli” e costruire una rete stabile con le nostre comunità scientifiche internazionali, ascoltandone le esigenze e valorizzandone il contributo. Non si tratta soltanto di favorire il rientro dei ricercatori, ma di creare una circolazione permanente di competenze, progetti e opportunità.

Nel contesto internazionale di oggi, la diplomazia scientifica è una bussola. Attraverso partenariati con Paesi che condividono i nostri valori, possiamo rafforzare relazioni pacifiche e durature, proteggere le catene del valore, attrarre talenti e sostenere la crescita delle nostre imprese. La ricerca è anche un motore di sviluppo: trasformare più rapidamente le innovazioni nate nei laboratori in applicazioni e prodotti significa creare lavoro qualificato, rafforzare l’autonomia strategica e accrescere la competitività dell’Italia.

La diplomazia scientifica non è soltanto la promozione internazionale della ricerca italiana. È uno strumento di cooperazione, di sicurezza e di competitività. Le grandi collaborazioni scientifiche internazionali, come il CERN, nascono da negoziati diplomatici e da accordi multilaterali. La scienza, a sua volta, offre alla diplomazia conoscenze indispensabili per affrontare questioni globali: dal cambiamento climatico all’energia, dalla salute alle nuove tecnologie.

È con questo obiettivo che lanciamo la nuova strategia italiana per la diplomazia scientifica. Nei prossimi mesi la discuteremo con le amministrazioni interessate, gli enti di ricerca, le università, le imprese e tutti gli altri attori coinvolti. Vogliamo definire una nuova visione comune, con obiettivi chiari e strumenti efficaci. Le linee direttrici sono precise: fare della scienza un fattore di cooperazione e sicurezza; promuovere un approccio umanistico alle tecnologie; valorizzare la ricerca italiana nel mondo; ampliare la mobilità della conoscenza; rafforzare il passaggio dal laboratorio al mercato; sostenere la formazione delle nuove generazioni.

La diplomazia scientifica è, in definitiva, politica estera, politica industriale e politica per i giovani. Investire nella conoscenza significa rafforzare la libertà di scelta dell’Italia, la sua sicurezza e la sua capacità di competere. Significa trasformare l’eccellenza scientifica in crescita, cooperazione e futuro.

*Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale