Dall'analisi dei diari personali a un'inchiesta nel territorio fino all'azione concreta: il Clan DueAli si interroga su fretta, ansia da prestazione e valore del servizio
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All'inizio di quest'anno scout, come Clan DueAli abbiamo deciso di intraprendere un Capitolo intitolato "Ladri del tempo". Nasce dall'esigenza profonda di interrogarci sul valore delle nostre ore e sull'importanza di riscoprire il mettersi al servizio degli altri in una società che ci vuole sempre di corsa. Abbiamo voluto affrontare questo tema non a parole, ma attraverso un percorso concreto fatto di tappe ben precise: partendo da un'analisi rigorosa dei nostri dati personali, passando per un'inchiesta aperta al territorio, fino ad arrivare all'azione e al servizio sul campo. L'illusione della fretta Zaino in spalla, passi cadenzati nel fango o lungo la cresta di una montagna, il cellulare dimenticato sul fondo dello zaino o privo di campo. Chiunque abbia vissuto un’uscita o una Route di Clan conosce bene quella sensazione profonda di liberazione: sulla strada il tempo cambia densità. Non c’è la corsa affannosa delle nostre routine quotidiane, non ci sono notifiche a spezzare il filo dei pensieri. Ci siamo solo noi, la comunità e l'essenziale. Eppure, quando rientriamo nelle nostre case e non indossiamo più il fazzolettone, veniamo riassorbiti da una società che corre all'impazzata. Il tempo è una delle risorse più preziose che abbiamo, eppure spesso ce ne accorgiamo solo quando sembra non bastare più. Ogni giornata ci offre ventiquattro ore, uguali per tutti, ma il modo in cui le utilizziamo fa una differenza enorme nella qualità della nostra vita. Viviamo in un’epoca caratterizzata da ritmi frenetici, impegni continui e distrazioni costanti: tra studio, impegni e tecnologia, è facile sentirsi sopraffatti e avere la sensazione che le ore volino via. Per questo motivo, prima ancora di guardare all'esterno, come Clan abbiamo deciso di fare un'analisi interna su noi stessi: per un'intera settimana, giorno per giorno e ora per ora, ciascuno di noi ha annotato minuziosamente ogni singola attività svolta. Mettendo a confronto i nostri diari personali, ci siamo resi conto a sorpresa di quante ore scivolino via in modo invisibile, e che le cose che ci fanno perdere più tempo sono proprio l'uso passivo del telefono, la procrastinazione e la costante ridefinizione delle nostre priorità. Spinti da questa consapevolezza, abbiamo voluto ampliare lo sguardo e lanciare un'inchiesta per capire se fosse un limite solo nostro o una condizione diffusa.
Le parole che compongono questo articolo non sono frutto di teorie astratte, ma nascono direttamente dalle risposte autentiche che abbiamo raccolto e analizzato tra giovani e adulti. La critica che viene mossa spesso a noi ragazzi è quella di essere semplicemente distratti o pigri davanti a uno schermo. Ma leggendo ciò che i giovani hanno scritto anonimamente nella nostra inchiesta, emerge un quadro ben più profondo, in cui lo smartphone, i social media e i videogiochi rappresentano solo i ladri visibili. La vera causa risiede in ladri molto più invisibili che abitano la nostra mente: l'ansia da prestazione, il peso del giudizio e il terrore di rimanere indietro in un mondo che corre troppo veloce. Una percentuale schiacciante dei giovani ha risposto che l'ansia quotidiana nasce dalla "paura di deludere le aspettative e di non essere all'altezza" e dalla convinzione interiorizzata che il proprio valore dipenda soltanto da quanto si riesce a produrre.
In questo contesto, lo scroll infinito sui social network diventa un anestetico rapido, una bolla in cui rifugiarsi per "evitare i propri pensieri e l'angoscia del tempo vuoto", staccando la spina dalla fatica di dover dimostrare sempre qualcosa. In un'altra domanda abbiamo chiesto di cosa si avrebbe davvero bisogno se si potesse fermare il tempo per un giorno e liberarsi da ogni impegno o giudizio. Sfogliando le risposte, la sorpresa è stata scoprire che nessuno ha chiesto cose stravaganti. È emerso il grido di una generazione affaticata, che chiede "silenzio per far calmare i pensieri nella testa", o ancora "spazi per dedicarsi liberamente alle proprie passioni senza la fretta delle scadenze", e la possibilità di "ritornare spensierati come quando si era bambini". Molti indicano infatti come unici momenti davvero "propri" la sera tardi, quando il mondo finalmente tace e le aspettative si spengono, oppure i momenti vissuti alle attività scout, dove l'ascolto e la fraternità restituiscono alle ore il loro valore umano. L'inchiesta è stata anche un fondamentale ponte di dialogo con il mondo adulto. Dalle risposte degli adulti è emersa una forte riflessione sull'esigenza di riscrivere il concetto di successo. Gli adulti stessi hanno scritto quanto sia fondamentale "far capire a un ragazzo che qualsiasi cosa fatta con passione è già una vittoria" e che "un voto o un traguardo non definiscono il suo valore personale".
Occorre insegnare a vivere il fallimento come una tappa naturale del sentiero, ricordando che chi ci stima davvero lo fa anche durante i momenti di fragilità. I giovani, dal canto loro, hanno chiesto agli adulti di ricordare come si sentivano alla loro età per poter offrire un ascolto empatico e profondo, privo di giudizio o di soluzioni affrettate. Baden-Powell ci ha lasciato un monito fondamentale: "Guida da te la tua canoa". Lasciare che la fretta, le aspettative altrui e l'algoritmo di uno smartphone decidano come spendere le nostre giornate significa far andare la nostra imbarcazione alla deriva, trascinata passivamente dalla corrente. Imparare a gestire il proprio tempo significa invece impugnare saldamente la pagaia e decidere dove andare, imparando a dare priorità a ciò che conta davvero. Dedicare spazio alle persone care, coltivare le proprie passioni e concedersi momenti di riposo non è una perdita di tempo, ma un investimento nel proprio benessere. Il tempo ci insegna il valore del cambiamento: ogni esperienza, positiva o negativa, contribuisce alla nostra crescita e ci ricorda che è fondamentale vivere il presente con consapevolezza, senza lasciarsi frenare dai rimpianti del passato o dalle preoccupazioni per il futuro. A coronamento di questo Capitolo e dell'intero percorso, siamo passati all'azione vivendo un'esperienza di servizio alla Lega del Filo d'Oro. Lì, accanto a persone con disabilità psicosensoriali e con storie complesse, abbiamo toccato con mano una verità profonda: il tempo donato agli altri è l'unico che non si spreca mai. Come ricordava Michael Ende nel romanzo Momo, "avete un cuore per percepire il tempo. Tutto il tempo che il cuore non percepisce è perduto". Guardando come gli ospiti e gli operatori della Lega del Filo d'Oro vivono la loro quotidianità, abbiamo riscoperto il valore del tempo presente, cadenzato dai gesti della cura, dal contatto umano, dall'ascolto e dalla pazienza, lontanissimo dalla fretta nevrotica della nostra società. Lì abbiamo capito che il tempo non può essere fermato né recuperato una volta trascorso, ma possiamo scegliere come impiegarlo, trasformando ogni giorno in un’opportunità per costruire ricordi significativi. Valorizzare il tempo significa, in fondo, sapersi rimettere al timone della propria vita e metterla al servizio degli altri.

