I liceali a confronto con Laura Papa, fondatrice della casa editrice Giallo China
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Quando Laura Papa ha varcato la soglia dell’Aula Magna “Costantino Dardi”, gli studenti del giornale scolastico “La Voce del Polo” non sapevano ancora che quel pomeriggio avrebbe lasciato loro un segno profondo. Un brusio leggero, la curiosità che viene accesa come una miccia, e poi il silenzio attento che si crea solo quando chi parla ha una storia vera da raccontare.
Laura Papa arriva da lontano, ma anche da molto vicino. Da Locri a Bologna, passando per le lezioni di Umberto Eco – che per molti è un nome da manuale, ma per lei è stato un maestro in carne e ossa – e poi ancora più in là, fino all’Olanda. Una vita che sembra un romanzo di formazione, ma che lei restituisce con semplicità, quasi con pudore. Gli studenti hanno ascoltato con attenzione, hanno ascoltato per davvero, soprattutto quando racconta di Giallo China, la casa editrice che ha fondato e dirige, e in quel momento la sua voce ha cambiato ritmo. E’ diventa più ferma, più luminosa. «È un progetto unico in Italia», ha detto. E non è un vezzo: Giallo China pubblica solo fumetti gialli. Solo quelli. Una scelta che potrebbe sembrare un azzardo, e invece è diventata un marchio riconoscibile, presente nelle fiere più importanti e persino negli studi Rai. Gli studenti, allora, si sono scambiati sguardi: l’idea che da Locri si possa costruire qualcosa di così preciso, così identitario, così nazionale, li ha sorpresi, li ha scossi, li ha ispirati.
Poi è arrivato il momento di “Occhi viola”, la graphic novel tratta dal romanzo di Fabio Mundadori e illustrata da Simona Carrozza, anche lei locrese alla sua prima esperienza professionale, che è anche un rito di passaggio. È qui che l’incontro ha cambiato tono: è diventato quasi un ritorno alle origini, un cerchio che si è chiuso. «È il primo noir che presentiamo a Locri», ricorda Papa. E la frase è risuonata come un piccolo evento culturale: il noir che nasce qui, sulle rive ioniche, e da qui riparte per il resto d’Italia. Gli studenti hanno iniziato a guardarla con un’attenzione diversa: lei è una di loro, o potrebbe esserlo. Una ragazza che ha trasformato un talento in un mestiere.
A un certo punto le mani si sono alzate. Le domande sono arrivate fitte: Come nasce un fumetto? Come si costruisce un catalogo? Come si lavora con un autore? Come si fa a credere in un progetto quando sembra troppo grande? Laura ha risposto senza filtri, con la sincerità di chi non ha bisogno di impressionare. E forse è proprio questo che ha catturato gli studenti: la verità di due percorsi che non hanno mai smesso di cercare la loro forma. L’incontro è terminato con un messaggio che non viene detto apertamente, ma che tutti sembrano aver colto: le storie possono nascere ovunque, anche qui. Anche adesso. Anche da loro. E mentre l’aula si svuotava, rimaneva nell’aria la sensazione che qualcosa si fosse mosso. Che il noir, quel giorno, non sia stato solo un genere letterario, ma un invito a guardare più lontano.

