Presunti maltrattamenti in RSA: «Grazie all’Arma dei Carabinieri per il lavoro svolto. Non staremo a guardare»
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Con parole ferme e senza ambiguità, Giovanna Russo, Garante per la Regione Calabria e Coordinatore nazionale dei Garanti delle persone private della libertà personale, interviene sulla vicenda dei presunti maltrattamenti ai danni di un’anziana ultracentenaria all’interno di una RSA di Melito Porto Salvo.
«Le notizie emerse in queste ore suscitano sgomento, rabbia e una profonda indignazione. Quando una persona fragile, affidata a una struttura per essere curata e protetta, diventa invece oggetto di umiliazioni, violenze o trattamenti degradanti, non siamo davanti soltanto a un grave fatto di cronaca: siamo davanti a una ferita intollerabile inferta alla dignità umana e alla coscienza civile dell’intera comunità».
Russo esprime inoltre un sentito ringraziamento all’Arma dei Carabinieri per l’attività investigativa svolta con tempestività, rigore e sensibilità, sottolineando il valore del loro intervento nella tutela delle persone più deboli e indifese.
«Le RSA devono essere luoghi di cura, protezione e rispetto. Devono rappresentare sicurezza per gli ospiti e fiducia per le famiglie. Se anche solo parte di quanto emerso dovesse essere confermata, ci troveremmo di fronte a fatti gravissimi, che tradiscono la funzione stessa del sistema socio-assistenziale».
La Garante non starà a guardare ma attiverà quanto dalla legislazione vigente previsto. A partire dalla Calabria nuova attenzione alle attività nelle RSA. «Non un gesto simbolico, ma un’azione precisa di vigilanza istituzionale per accertare condizioni di assistenza, qualità delle cure, rispetto della dignità e tutela effettiva dei diritti delle persone fragili, riflessioni che ho già condiviso con altri colleghi regionali».
Russo richiama poi un principio di fondo: «Le persone anziane non autosufficienti, specialmente se gravemente malate o totalmente dipendenti dall’assistenza, vivono una condizione di estrema vulnerabilità. Proprio per questo devono essere poste al centro di una tutela ancora più rigorosa. La fragilità non può mai trasformarsi in abbandono, silenzio o invisibilità».
Infine, un passaggio anche a difesa di chi opera correttamente nelle strutture: «È giusto ricordare che la grande maggioranza degli operatori sanitari e socio-assistenziali lavora ogni giorno con professionalità, sacrificio e umanità. Per questo eventuali responsabilità devono essere accertate fino in fondo: colpire con fermezza chi sbaglia significa anche difendere la dignità e l’onore di chi assiste con coscienza e rispetto le persone più fragili».
«Vicende come quella di Melito Porto Salvo – conclude Russo – impongono una risposta netta. Più controlli, trasparenza, responsabilità e una cultura del rispetto che non lasci spazio a zone d’ombra. La civiltà di una società si misura da come protegge anche i suoi anziani. E su questo non possono esserci né ambiguità né tolleranza, tanto meno staremo a guardare».

