L'evento promosso dall'associazione ex parlamentari ha riunito alla Camera rappresentanti delle istituzioni e familiari per fare il punto sul contrasto alle mafie e sullo sviluppo del Mezzogiorno
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A distanza di ventuno anni da quel drammatico 16 ottobre 2005, quando la 'ndrangheta uccise nell'androne di Palazzo Nieddu del Rio a Locri il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, la Camera dei Deputati ha ospitato un significativo momento di commemorazione e riflessione. L’incontro, promosso dall'Associazione Ex Parlamentari della Repubblica, l'evento ha chiamato a raccolta rappresentanti delle istituzioni, esponenti politici e familiari del medico e politico calabrese, per trasformare il ricordo di un tragico fatto di sangue in un confronto aperto sulle prospettive di riscatto e crescita della Calabria e dell'intero Paese.
I lavori, moderati dal giornalista Paolo Di Giannantonio, si sono aperti con i saluti istituzionali affidati a Giuseppe Soriero, Salvatore Cirillo e alla vedova dell'onorevole Fortugno, Maria Grazia Laganà, da sempre in prima linea nella testimonianza contro la criminalità organizzata. «Abbiamo creduto molto nel valore simbolico di questa iniziativa – ha espresso Soriero – fu un delitto che colpì al cuore le istituzioni. La ferita è ancora aperta, di quei giorni porto dentro il grido di migliaia di giovani scesi in piazza in tutta la Calabria con uno slogan fortissimo, “Adesso ammazzateci tutti”, anche a loro va reso merito per aver dato il senso di una sveglia immediata per reagire a quello che è stato un colpo a cuore dello Stato, un’immagine che non dimenticherò. La questione mafiosa non riguarda solo la Calabria, ma la qualità della democrazia italiana, la mafia non si è fermata ad Eboli ma penetrata nel cuore dell’economia e della finanza. La lotta deve accompagnarsi ad un’alternativa di sviluppo sociale e culturale. Dalla Calabria si possono realizzare progetti importanti, purchè ci sia il sostegno dello Stato. Abbiamo il dovere della speranza. Non ci può essere una vittoria delle mafie senza cultura e senza diritti». Quindi il ricordo di Salvatore Cirillo: «21 anni fa avevo solo dieci anni, ma ricordo quando tanti giovani scesero nelle strade quella frase simbolo di tutti noi che sapeva di riscatto. Negli anni tanto è stato fatto grazie alle sinergie istituzionali e al lavoro della magistratura e di forze dell’ordine. Abbiamo il diritto di portare avanti quanto fatto da Fortugno per la nostra terra».
«Questa terra possiede intelligenze e una società civile che meritano di essere valorizzate – le parole di Maria Grazia Laganà - Come trasformare tutto ciò in prospettive di sviluppo durature? Franco credeva nella politica per affrontare e risolvere i problemi, sapeva che nessun territorio poteva crescere senza istituzioni forti e credibili. E’ una sfida che riguarda non solo la Calabria, ma l’intera Italia. Franco è stato vittima di una violenza che ha colpito un rappresentante delle istituzioni e la libertà stessa della politica, il suo ricordo porta un dovere di memoria che deve diventare responsabilità».
I successivi interventi di Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, e dell'ex presidente del Consiglio Romano Prodi hanno consentito di tracciare un bilancio dell'azione di contrasto alle mafie sviluppata in questi due decenni, sottolineando l'indissolubile legame che intercorre tra l'affermazione della legalità e la capacità di generare reale sviluppo economico e sociale per i territori. «La ‘ndrangheta negli anni è cambiata – ha sostenuto Colosimo – un gruppo che inizia ad avere tanti soldi e inizia ad investirli nel nord Italia occupandosi di edilizia, una mafia che non va cercando gli imprenditori ma viene cercata dagli imprenditori. Si uccide molto meno, ma si fanno morire le società sane. Nel percorso della commissione che presiedo lo abbiamo messo al centro. Quell’omicidio ottenne l’attenzione nazionale e ottenne la conoscenza al di fuori della Locride della ferocia di quella ‘ndrangheta, che andava in tutti i modi fermata. Un altro risultato fu il primo commissariamento dell’Asl di Locri. Le anomalie trovate sono incredibili».
«Fortugno era una persona esemplare sotto il profilo umano – il ricordo personale dell’ex premier - Ero alla finestra di piazza Venezia a parlare con Lula quando ho appreso dell’omicidio. Hanno voluto colpire una persona insospettabile e immacolata. La reazione dello Stato c’è stata, ma anche quella dell’opinione pubblica. C’è stata una commozione collettiva, necessaria ma non sufficiente per la lotta alla criminalità organizzata. C’è bisogno di muovere le emozioni, ma poi tutto questo deve trasformarsi in azione politica non solo con l’aumento delle pene».
All'iniziativa hanno presenziato, tra gli altri, figure di primo piano del panorama politico e governativo come Rosy Bindi, la sottosegretaria all'Interno Wanda Ferro e il ministro della Salute Orazio Schillaci, a testimonianza di una vicinanza istituzionale corale che supera gli schieramenti politici. A ventun anni di distanza da uno dei momenti più bui della storia recente calabrese, l'appuntamento di Roma ha ribadito la necessità di non abbassare la guardia nella lotta alle organizzazioni criminali, valorizzando il sacrificio di chi ha pagato con la vita il proprio impegno per le istituzioni e la comunità.

