Dal Texas all'Ohio cadono le roccaforti repubblicane. Il presidente prima minaccia «poteri enormi», poi sembra arrendersi: «rispetterò i risultati». Questa sera alle 21:30 su LaC TV speciale “I giorni della storia” con il direttore Franco Laratta sui risultati delle elezioni
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L'America ha dato a Donald Trump un calcio forte e chiaro. Alla Camera i democratici conquistano la maggioranza con 244 seggi contro 191. Al Senato strappano cinque seggi ai repubblicani in Texas, Ohio, Kansas, North Carolina e South Carolina, Stati che solo due anni fa Trump aveva vinto con margini a doppia cifra. Per il New York Times i democratici hanno il 95% di probabilità di prendere anche il Senato.
Le sconfitte peggiori arrivano dove il trumpismo sembrava intoccabile. In Texas Gina Hinojosa batte Greg Abbott e diventa la prima governatrice latina dello Stato. James Talarico prende il seggio al Senato che i democratici non vincevano dal 1988. In Ohio i repubblicani perdono due volte: Sherrod Brown batte il senatore Jon Husted, e Amy Acton sconfigge Vivek Ramaswamy nella corsa a governatore, dopo una campagna avvelenata da uno spot che usava contro di lei la madre, con cui non ha rapporti da decenni.
La reazione di Trump va in tre direzioni. Prima del voto aveva minacciato di usare «poteri enormi» e il veto contro il nuovo Congresso. Nella notte ha scritto su Truth che, con il suo nome sulla scheda, i repubblicani avrebbero stravinto. Poi, al New York Times, ha detto di essere «assolutamente disposto» ad accettare i risultati. Oggi nella sua agenda non c'è nessun evento pubblico, solo «executive time» e riunioni a porte chiuse, e da ore non pubblica nulla sui social.
Il risultato è chiaro: gli americani hanno votato contro il presidente. Dopo questo voto Trump non ha più il controllo completo del Congresso. Nei due anni che restano del suo mandato dovrà governare con un Congresso contrario, che potrà aprire inchieste e bloccare le sue leggi. Nei fatti, la corsa per la Casa Bianca del 2028 comincia oggi.
I dati sono in aggiornamento, ma tutto lascia pensare che i Democratici avranno il controllo di tutto il congresso.

