La struttura sarà divisa in quattro settori, inclusi un acquario, un auditorium/ristorante e spazi espositivi permanenti/temporanei
Tutti gli articoli di Società
PHOTO
«Il Museo del Mare, opera ideata e voluta da Giueppe Scopelliti, poi accantonata a inizio della sindacatura Falcomatà, poi ancora recuperata dallo stesso Falcomatà, intitolata ora alla memoria di Gianni Versace, finalmente ha mosso i primi passi. La sua stessa grandezza, però, pone dei problemi: occorre riempirla di contenuti prima ancora di pensare a come farla funzionare e al reperimento delle ingenti somme necessarie.
Una recente intervista all’assessore comunale Carmelo Romeo fa un po’ di luce, quantomeno sul primo dei problemi. La struttura – scrive la Fondazione Mediterranea in una nota – sarà divisa in quattro settori di cui il primo costituito da un aquarium di medie dimensioni e il secondo da un auditorium con a suo servizio un ristorante e un bar. Un attrattore turistico, quindi, che strizza l’occhio al turismo congressuale. I secondi due saranno destinati a spazi museali e/o espositivi, di cui uno permanente e uno per mostre ed eventi temporanei.
Quello permanente, o un settore dello stesso, come afferma il dr. Vincenzo Vitale presidente della Fondazione Mediterranea, potrebbe essere destinato a un museo della storia dei trasporti nello Stretto, con particolare riguardo al trasporto ferroviario.
Il primo collegamento tra le sponde con mezzi navali in grado di trasportare carri ferroviari prende vita il primo novembre 1899, organizzato in base agli studi dell’ingegnere navale Antonino Carabetta. Questi, insieme all’ammiraglio Giovanni Bettolo, aveva superato in Parlamento le critiche dell’allora Ministro ai Lavori Pubblici, che definiva ridicolo pensare di impiegare risorse pubbliche “per quattro ceste di frutta che passano da Messina a Reggio”.
Fu così che una prima coppia di navi, lo Scilla e il Cariddi, con locomozione a pale, di 50 metri di lunghezza e in grado di trasportare sei carri ferroviari, cui si aggiunsero dopo un paio di anni il Calabria e il Sicilia, aprirono la nuova era dei trasporti sullo Stretto. La tragedia del 1908 e i successivi eventi bellici del 1915/18 solo rallentarono i collegamenti, che ripresero con più vigore e mezzi più moderni nel ventennio tra le due guerre.
Con il secondo dopoguerra si ebbe un ulteriore impulso, con l’adattamento delle navi alle nuove esigenze ferroviarie e con l’entrata in funzione dei mezzi per trasporto gommato oltre che del servizio aliscafi. Fino ai giorni nostri con la cosiddetta metropolitana del mare e il problema dei collegamenti con il Tito Minniti.
Tantissima carne al fuoco, quindi, che potrebbe rappresentare, insieme alla ricca iconografia riguardante i trasporti a vela del XIX secolo, un unicum museale per tutta l’Area dello Stretto.
Con una sola, irrecuperabile perdita: l’esempio di archeologia industriale rappresentato dai vecchi attracchi per i ferry-boat che, pur ormai inutilizzati, svettavano sulla banchina. Si sarebbero potuti usare, restaurati e rifunzionalizzati, come “porta d’ingresso” alla sezione museale. Un cimelio, memoria di un periodo fatto di tempi più lunghi e tutto sommato non spiacevoli, che le Ferrovie, notoriamente molto poco attente ai dettagli culturali, hanno deciso di demolire, con la complicità dell'Autorità di sistema portuale, che aveva necessità di spazi per nuovi attracchi di mezzi veloci, e dell’amministrazione comunale, indifferente a queste cosucce da intellettuali brontoloni (d'altronde, se si è deciso di demolire la storica piazza De Nava, non capendo nulla di tutela ambientale urbana, è comprensibile che non si capisca neanche nulla di archeologia industriale).
Comunque sia, la destinazione di uno spazio del Museo del Mare alla storia dei trasporti sulla Stretto e dell’integrazione tra le due sponde sembra una scelta più che doverosa.
Ed è questa la proposta che, già fatta in passato, la Fondazione Mediterranea riproporrà nelle dovute sedi se l’amministrazione comunale manterrà la promessa di sentire la cittadinanza su come riempire di contenuti l’erigendo Museo del Mare».

