La sala dei Sindaci di Palazzo San Giorgio ha ospitato oggi pomeriggio l'evento socio-culturale "Prenditi cura di Te" , promosso da Maria Antonietta Rositani e Maurizio Chiarolla, con la partecipazione di Pasquale Capri e il patrocinio morale del Comune di Reggio Calabria.

Un pomeriggio che ha riunito istituzioni e cittadini attorno ad un unico filo conduttore: la tutela delle donne vittime di violenza e la necessità di un cambiamento culturale che non può più attendere . Tra i presenti, il consigliere regionale Giuseppe Falcomatà, il sindaco ff Domenico Battaglia e il sindaco della Città Metropolitana Carmelo Versace.


A dare il tono più intenso alla giornata è stata proprio Maria Antonietta Rositani, sopravvissuta nel 2019 a un'aggressione con liquido infiammabile da parte dell'ex marito e oggi simbolo di resilienza e impegno civile . «Grazie per aver accolto il mio grido di aiuto», ha esordito rivolgendosi a una sala gremita, prima di spiegare il senso profondo dell'iniziativa: «"Prenditi cura di Te" è il primo passo per unire la società, per dare la possibilità a una donna vittima di violenza e anche malata oncologica di dire liberamente "ho bisogno di voi", e dall'altra parte che ci sia quella mano pronta ad abbracciarci». Un messaggio che nasce dalla sua storia personale: «Ho una situazione alle spalle difficili, ma ho imparato che l'amore sconfiggendo ogni maschio».


Rositani ha parlato senza filtri anche del pregiudizio che ancora circonda le vittime: «La prima cosa che mi hanno detto è "chissà come se lo è cercato". E sono le donne che molte volte etichettano. È qui che dobbiamo fare la differenza». E ha rivendicato con forza la propria dignità: «Io non ho nulla di cui vergognarmi. È chi mi ha fatto questo che si deve vergognare». In sala, ha ricordato, non c'era solo lei: «In questa stanza ci sono tante Marie Antonietta. La differenza di "Prenditi cura di Te" è sensibilizzare la società».
L'appello alle donne che ancora non denunciano è stato diretto e senza sconti: «Invito tutte a denunciare, perché solo così possiamo riavere la nostra libertà. Oggi non chiedo per me, chiedo la dignità per il nostro futuro». E sulla necessità di un cambiamento collettivo: «Se la società non cambia, se tutti si fanno i fatti loro, niente cambierà. Perché aspettare che ci siano dei morti per cambiare? Non è la mentalità del sud: è la mentalità della collettività che deve cambiare».
Sul fronte delle proposte concrete, il co-organizzatore Maurizio Chiarolla ha ribadito le necessità reali di chi esce da una situazione di violenza, ovvero trovare una casa e un lavoro, sottolineando quanto sia difficile per una donna «psicologicamente e fisicamente a terra» ricominciare, e indicando come una riforma dell'articolo 18 sia uno strumento necessario per garantire una tutela reale.

Sulla stessa lunghezza d'onda il consigliere regionale Giuseppe Falcomatà, che ha parlato del reddito di libertà come «snodo importante per consentire alle donne di ripartire con autonomia», e ha lanciato una proposta per la futura amministrazione: avviare convenzioni con immobili comunali acquisiti a seguito di confisca di patrimoni mafiosi per offrire soluzioni abitative alle vittime. Falcomatà ha inoltre ulteriormente richiamato la necessità di riformare l'articolo 18: «È un paradosso che il risarcimento arriva solo quando la vittima perde la vita. È vittima anche chi riesce a salvarsi e ripartire, ma quella cicatrice rimane, non solo fisicamente ma anche interiormente».


Il sindaco della Città Metropolitana Carmelo Versace ha spostato il ragionamento sul piano culturale: «Non servire a volte chissà quali norme, ma l'agire anche dove non c'è consenso diffuso. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare questo tipo di cultura a livello nazionale» , Nel corso dell'evento, si è data attenzione all'urgenza di interventi contro la violenza psicologica, la negazione dei diritti e l'isolamento delle vittime, richiamando la necessità di percorsi strutturati di educazione sessuale e sull'affettività.


L'evento si è concluso con un clima di partecipazione e speranza. «Io ci sono e continuerò ad esserci sempre, oggi più forte di prima», ha detto Rositani come un abbraccio collettivo. Una promessa che suona anche come un invito.