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Sono passati due anni da quando – era 26 settembre 2023 – una pallottola con un biglietto in cui era scritto il nome di Klaus Davi fu ritrovata da una bambina nel cortile della scuola elementare Carducci di Reggio Calabria. Da allora il silenzio.
Complice anche la campagna elettorale per le regionali – a cui lo stesso Davi conferma non parteciperà in alcun modo – il massmediologo e giornalista noto per i suoi blitz in Calabria nelle case di boss e accoliti della ‘ndrangheta, invoca verità, o quantomeno notizie, visto che qualcuno – confida lui senza rivelare chi – si è fatto sentire.
«Non più di dieci giorni fa mi ha chiamato una persona dicendomi tutti retroscena della vicenda. Una persona estremamente attendibile – la denuncia di Davi – altrimenti non avrei fatto un incontro con i giornalisti così impegnativo. Quella persona mi ha raccontato che è stato fatto addirittura un video di quel momento in cui è stata fatta l’intimidazione. Da antropologo dilettante della ‘ndrangheta – ha proseguito – mi interesserebbe a questo punto sapere perché è stato fatto il video, chi l’avrebbe fatto, perché l’ha fatto, se è vero che è stato mostrato a dei capi mafia di Reggio Calabria. Insomma la filiera che c’è dietro. Vorrei che adesso gli inquirenti dessero qualche spiegazione su questo».
Una denuncia/richiesta che si inserisce in un quadro cittadino che ha visto la recrudescenza del fenomeno intimidatorio in più direzioni, compreso quello della stampa libera. Per questo, Davi, citando anche il caso del vicedirettore de ilReggino.it, chiede che si faccia alla svelta e che si dica quel che si sa perché a suo parere «c’è poca attenzione per l’informazione».
«Lo stato deve secondo me tutelare, anche magari nell’accettare la non attendibilità dell’intimidazione, il fatto che magari sia fine a se stessa, però io lo voglio sapere, anche perché io poi sono là, sono nei posti. Con questa gente alla fine mi devo confrontare, quindi vorrei un po’ sapere se c’è qualcosa da sapere». Davi ricorda i diversi episodi che lo hanno visto coinvolto: «Ricordiamoci che io ho avuto “uomo di pace” il murales a Gallico, “Klaus Davi cornuto” ad Archi Cep, sulla villa di Barreca (assassinato nel 2002) un’altra intimidazione, le pallottole, poi le varie intercettazioni eccetera… capire se c’è una filiera quindi è un mio diritto pretenderlo dallo stato, ma non solo io come Klaus, come operatore dell’informazione».
D’altra parte per Davi lo Stato ha fatto un grande lavoro, «perché le famiglie le vedo in difficoltà – dice -. Non è vero che l’arresto di grandi capi e tutte le operazioni che sono state fatte non hanno inciso, perché comunque questa nuova filiera dei quarantenni, non parliamo dei trentenni, non è all’altezza dei precedenti. Le condanne ci sono state, quindi una sfiducia nelle cosche si è diffusa. Quello che li tiene insieme sono i soldi».
Lo sguardo alle comunali
«Io ci sono, ma solamente se riuscirò a comporre una buona lista e, per farlo, servono le persone giuste, che credono nel cambiamento». Come detto Klaus Davi ha escluso un qualsiasi suo coinvolgimento nelle imminenti regionali, ma continua a guardare con attenzione alla città di Reggio, «crocevia di culture, storia e potenzialità inespresse». «Reggio Calabria è fondata dal pronipote di Noè, ha una ricchezza incredibile, una città estesa sul mare e sullo Stretto, al centro della narrazione nazionale» dice, aggiungendo altri input ad una città che vorrebbe più inclusiva, giovane e che deve valorizzare le sue risorse attraverso turismo, cultura, moda, simboli e personaggi che le appartengono.
Come farlo? Per il momento Davi non sceglie né centrodestra né centrosinistra, ma per l’occasione ha invitato il dott. Eduardo Lamberti Castronuovo, deus ex machina del Polo civico, alla sua conferenza stampa e l’editore e medico non ha perso tempo, dopo una approfondita riflessione sullo stato in cui versa la cultura in città, a chiedere di unirsi alla sua avventura. La risposta di Davi è da politico: «Ci penserò».

