All’interno e all’esterno della Basilica, luci e canti si alternano a momenti di silenzio e raccoglimento. La città si stringe attorno alla sua Patrona, affidandole speranze e preghiere che parlano di salute, lavoro, futuro per i giovani e serenità per le famiglie. È un’unione spirituale che abbatte confini e generazioni: madri con bambini, anziani con il rosario tra le mani, ragazzi che tra un canto e l’altro accendono i loro telefoni per immortalare il momento.

«Sono qui da ore – racconta una signora con gli occhi lucidi – ogni anno torno all’Eremo, ed è come tornare tra le braccia di una madre». Poco distante, un giovane seminarista stringe forte il breviario: «Per me questa veglia è un affidarmi a lei. Mi accompagna nel mio cammino verso il sacerdozio e sento che non mi lascia mai solo».

C’è anche una mamma con i figli piccoli che tiene per mano: «Voglio che crescano con questa tradizione. Per noi la Madonna è casa, sicurezza, speranza. Essere qui con loro significa trasmettere un’eredità che non deve perdersi».

E poi i portatori, fieri e concentrati alla vigilia della processione: «Saremo noi a portarla in città – dicono – ed è un orgoglio che non ha prezzo. Sentiamo sulle spalle non solo il peso della Vara, ma quello di un’intera comunità che si riconosce sotto lo sguardo della Consolatrice».

Durante la preghiera, l’arcivescovo Fortunato Morrone ha richiamato i fedeli a non vivere la devozione come una “formula” senza conseguenze sulla vita: «Questa preghiera sarebbe nulla se non impegnasse le nostre scelte quotidiane, il coraggio di soffrire con chi soffre e di gioire con chi gioisce». Ha poi rivolto lo sguardo ai drammi del mondo: «Ho pensato ai bambini di Gaza, come a tanti altri distrutti dall’egoismo umano. Ogni comunità diventi casa della pace, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono».

Con forza, Morrone ha indicato la strada: «Con il mio linguaggio, con la mia postura, con il mio sguardo, con la mia parola mi impegno a disinnescare la guerra e a essere artigiano di pace. Maria, la fedele, ci accompagna in questo cammino e ci copre con il suo manto, proteggendo le nostre fragilità».

Ma la Veglia non è solo raccoglimento: è anche festa collettiva. Migliaia di devoti hanno affollato il piazzale e le strade vicine tra bancarelle, musica e tarantelle suonate a gran voce e ballate fino a tarda notte, per celebrare la Patrona. Un clima popolare che unisce anziani, famiglie, giovani e bambini in una gioia condivisa, dove tradizione e fede si intrecciano senza confini.

Questa mattina, la Sacra Effige scenderà dall’Eremo portata a spalla da migliaia di portatori. E nell’ultimo tratto, davanti al Duomo, esploderà l’emozione della volata: la corsa che da secoli rappresenta il momento più suggestivo del rito.

Il Reggino.it, insieme al Network LaC, sta seguendo in prima linea la Festa della Madonna della Consolazione: dalla veglia di questa notte alla processione di domani mattina, con dirette, testimonianze e collegamenti speciali. Non perdete la nostra diretta sui canali web e social: sarà il racconto corale di una città che si ritrova unita sotto lo sguardo della sua Patrona.