Segnalazioni inviate agli organismi europei e nazionali per presunte violazioni, ritardi nelle indagini e possibili anomalie nella gestione dei finanziamenti
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«Quel che viene fuori dalla vicenda del “Santa Trada” appare come un disastro ambientale ed economico. Con lavori finanziati con fondi europei incassati e lavori demoliti. E nuove lavorazioni in violazione di Direttive europee e vincoli ambientali, norme nazionali disattese. Ma l’evoluzione dell’inchiesta induce a ritenere che possano esserci altre sorprese ancora più gravi».
Così, in una nota, l’Avv. Antonia Condemi del CODACONS, che racconta come oggi l’associazione abbia depositato «un pacchetto di atti formali diretti alla Procura Europea (EPPO), all’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode (OLAF), alla Commissione per il Controllo del Bilancio del Parlamento Europeo, al Ministro della Giustizia ed all’Ispettorato dello stesso Ministero per denunciare quello che appare come uno dei casi più gravi di spreco e possibile frode sui fondi strutturali europei mai documentati in Calabria.
Nel dicembre 2022, la Regione Calabria approvava al Comune Villese un finanziamento sui fondi europei (POR Calabria FESR-FSE 2014-2020) per la realizzazione del “Piccolo Parco Fluviale” in località Santa Trada (RC). L’opera veniva realizzata nell’alveo del torrente, in area classificata ad altissimo rischio idrogeologico (R3/R4 della Carta PAI) e all’interno di una Zona di Protezione Speciale, sito protetto dalla rete europea Natura 2000.
Mentre ancora non è definito il primo finanziamento veniva approvato un nuovo progetto, privo del parere dell’Autorità di Bacino, di importo pari a 2.5 mln di euro. Sempre nella stessa area, con la prescrizione che l’inizio dei lavori avrebbe dovuto essere preceduto dalla demolizione del «parco fluviale». Il Comune di Villa San Giovanni non comunicava nulla alla Regione, incassando il saldo sulla prima opera e nel mentre provvedeva alla rimozione del parco in violazione del principio di durabilità delle opere fissato dall’Europa.
Gli esposti presentati dal CODACON al Delegato della Procura Europea nell’agosto scorso, con una successiva richiesta di adozione di misure conservative reali, avevano solo l’effetto di rallentare “autonomamente” i lavori perché l’Ufficio dell’EPPO rimaneva immobile, senza nemmeno procedere all’iscrizione dei fascicoli, nonostante due pec per conoscere lo stato e l’esito del procedimento.
Solo dopo avere interessato la sede del Lussemburgo, il Delegato informava che un fascicolo era stato inviato a Reggio Calabria, perché non coinvolgeva fondi comunitari e su ennesima sollecitazione, informava che il primo procedimento era stato iscritto a modello 45, vale a dire nel registro delle “pseudo-notizie di reato”, utilizzato per segnalazioni prive di rilevanza penale.
Tutto ciò in violazione degli Orientamenti della Procura Generale della Corte di cassazione del 19.12.2023 in applicazione della cd «Riforma Cartabia» che obbliga alla iscrizione senza ritardo nel registro modello 21 se l’autore è noto o al massimo 44 se è ignoto, nonché in violazione del dovere dell’EPPO di effettuare le indagini anche su opere funzionali a quelle finanziate con fondi europei, senza fretta di delegare terzi».
«Ci sono poi elementi di contesto — conclude l’Avv. Antonia Condemi del CODACONS — e rapporti istituzionali pregressi che potrebbero interessare la vicenda, oggi vicini ad ambienti politici contigui con l’amministrazione coinvolta e che non ci convincono e che abbiamo portato all’attenzione della Camera Permanente di Lussemburgo. Non accusiamo nessuno: chiediamo che siano le istituzioni competenti a valutare».

