«In quel pomeriggio di primavera, il quartiere di Santa Caterina fu devastato dalle bombe alleate, che spezzarono le vite di decine di civili innocenti, sorpresi nelle loro case o in strada mentre cercavano rifugio. A di distanza di 83 anni da quel tragico evento – ricorda l'associazione Noi per Santa Caterina – ci siamo riuniti davanti alla stele commemorativa del quartiere per onorare il ricordo di chi non ebbe scampo».

L'associazione Noi Santa Caterina commemora le vittime del bombardamento del 6 maggio 1943 quando dai cieli pioveva vero bombe su Reggio Calabria, colpendo in particolare il quartiere di Santa Caterina, quartiere a nord della città . Fu il primo di una serie di giorni in cui gli Alleati, sul finire della seconda Guerra Mondiale, bombardarono la città.

La memoria e il decoro

Un mazzo di fiori davanti alla stele e dietro una micro discarica abusiva e così l'associazione Noi Santa Caterina commemora, indignandosi.

«Purtroppo, dobbiamo segnalare con profonda amarezza una ferita che si aggiunge al dolore storico: lo stato di degrado in cui spesso versa l'area circostante la stele commemorativa. È inaccettabile assistere all'inciviltà di chi, senza alcun rispetto per il luogo e per ciò che rappresenta, continua a depositare rifiuti in prossimità del monumento.

Trasformare un luogo di preghiera e memoria in una discarica abusiva è un insulto alle vittime e alla dignità di tutto il quartiere. Chiediamo ai cittadini di Santa Caterina di essere i primi custodi di questo spazio sacro e alle istituzioni di garantire una sorveglianza e una pulizia costante. Onorare i morti significa, prima di tutto, avere rispetto per i luoghi in cui riposa la loro memoria. Il 6 maggio non sia solo un giorno di fiori e discorsi, ma l'inizio di un nuovo impegno civile per la cura e la dignità della nostra storia», incalza l'associazione Noi per Santa Caterina che fortemente ha voluto questo segno memoria nel quartiere,  opera realizzata dall'artista Paolo Raffa con il contributo del Comune di Reggio Calabria e inaugurata nel 2024.

Le Storie

C'era anche la casa del falegname Francesco Nava e della moglie Carmela Amaddeo, genitori di Antonino Nava, il carabiniere che divenne partigiano in Friuli, tra quelle rase al suolo il 6 maggio del 1943.

«In quel giorno andò tutto distrutto . Ogni foto, ogni ricordo familiare dei miei nonni, sopravvissuti al terremoto del 1908 , e anche dello zio partigiano Antonino. Di lui è andata distrutta ogni foto e tutte le lettere che aveva scritto a mia nonna durante la lontananza», ricorda il nipote Domenico Crea.

«Non si tratta solo di un esercizio di memoria – rimarca ancora l'associazione Noi Santa Caterina - ma di un atto di giustizia verso una comunità che ha pagato un prezzo altissimo in termini di sangue e sofferenza. Tuttavia, il passare del tempo non può e non deve trasformarsi in oblio o, peggio, in indifferenza. Per questo motivo, l'associazione rivolge un appello accorato e formale all'Amministrazione Comunale affinché venga la giornata del 6 maggio ufficialmente inserita nel calendario delle ricorrenze istituzionali della città. È necessario che il sacrificio dei civili di Santa Caterina riceva il riconoscimento che merita, con una cerimonia che vede la partecipazione delle massime autorità cittadine ogni anno, garantendo che il testimone del ricordo passa alle nuove generazioni».

La Storia

L'armistizio sarebbe stato firmato il 3 settembre 1943 a Cassibile, mentre le truppe britanniche e canadesi sbarcavano nella Città dello Stretto. Nel nostro Paese stava iniziando un’altra guerra e nasceva la Resistenza. Ma sempre nel 1943 a partire dal gennaio di quell'anno si susseguirono mesi di terrore e distruzione. Il fragore delle bombe pervase anche Reggio Calabria, all'epoca dotata di un importante snodo ferroviario, di due porti e di un aeroporto e di caserme.

Di numerosi raid aerei diventò teatro il nostro cielo. Ingenti danni in numerose zone della città. Centinaia di morti, secondo fonti alleate duemila, di cui la maggior parte nel quartiere di Santa Caterina. Ma il 6 maggio 1943 – il 7 maggio fu il giorno di Messina - Reggio fu colpita da un bombardamento particolarmente rovinoso.

Il 21 maggio 1943 una giornata funesta per la città. Oltre due ore di pesanti incursioni che provocarono ingenti danni agli edifici ed oltre cento vittime, tra cui 33 bambini lattanti, 14 nutrici ed una monaca uccisi nel Brefotrofio cittadino, sito dove oggi il palazzo della Cultura Pasquino Crupi.

Morte e distruzione prima della rinascita, della libertà e della pace. Un epilogo che ha in sé profonde contraddizioni che la storia continua a riproporci.