Il centrale classe 2006 protagonista contro la capolista: crescita costante, concentrazione e ambizione. «Testa bassa e lavoro quotidiano. Mister Polimeni sta facendo un lavoro pazzesco su di me».
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FORTUNATO SERRANO'
Una domenica da incorniciare per la Domotek Volley Reggio Calabria. Il 3-0 contro la capolista Sabaudia ha il sapore della maturità e della consapevolezza. Tra i protagonisti c’è Simone Rigirozzo, centrale classe 2006, autore di una prestazione di grande impatto.
A fine gara il giovane reggino mostra lucidità e umiltà. «È stata una bella, bella partita. Un pomeriggio pazzesco contro un grande avversario. Va sottolineato che, nonostante i loro acciacchi e problemi di preparazione, hanno combattuto fino alla fine, non hanno mai mollato il pallone. La nostra reazione, però, è stata perfetta».
Se a inizio stagione qualcuno gli avesse prospettato una partita così, avrebbe firmato subito?
«Sì, certo, avrei firmato subito. All’inizio non sapevo cosa aspettarmi, ma questa è una crescita che sta andando al passo giusto. In una carriera ci sono momenti alti e bassi, capita di essere meno concentrati. Oggi penso di essere stato molto, molto concentrato».
La sua stagione è un crescendo. Si parla sempre più di lui, della sua presenza a muro, della sua efficacia.
«Tocca volare all’altezza giusta. Si spera sempre di continuare così in campo. E fuori dal campo… l’obiettivo è arrivare a livello nazionale. Vestire la maglia azzurra sarebbe l’ideale. So che è difficile, siamo in tanti giovani che lavorano tantissimo e sono fortissimi. Sto lottando anche per questo».
Dietro le sue parole c’è il lavoro quotidiano.
«C’è tantissimo sacrificio personale e collettivo. E molto del merito va allo staff tecnico, al mister Antonio Polimeni, che è preparatissimo e ci crede giorno per giorno. Su di me personalmente sta facendo un lavoro pazzesco. Tengo a ringraziare tutta la società per l’opportunità che mi sta dando. Bisogna mantenere la testa bassa e uscire dal campo col sorriso, a prescindere dal risultato».
Dura anche la sfida individuale con i centrali avversari e infine, la dedica
«È stata dura, molto dura. Hanno un gioco sui centrali articolato, sono bravi. Era uno dei punti da studiare e l’abbiamo fatto».
«A mamma e papà che mi seguono sempre, alle mie sorelle Giulia e Martina, a nonna, a Pierluigi, Sofia e Miriam. E a tutti quelli che mi hanno sostenuto».
Una prestazione che conferma talento e personalità. E che racconta di un ragazzo che cresce, partita dopo partita, con un sogno chiaro in testa: l’azzurro.

