«Game over». Non è solo lo striscione della Curva Sud, è una sentenza. Al Granillo, nell’ultima giornata di Serie D, la Reggina chiude la stagione tra contestazione e amarezza, in un clima che racconta molto più di quanto dica il campo.

La partita contro il Sambiase si apre in un’atmosfera surreale. Gli spalti della Curva Sud restano inizialmente vuoti, in segno di protesta. Poi, dopo dieci minuti – proprio mentre la Reggina trova il vantaggio con il primo gol stagionale di Fofana – gli ultras fanno il loro ingresso. Ed è subito rottura totale.

«Ballarino vattene» e «Liberatela» sono i cori che accompagnano l’arrivo dei tifosi, mentre sugli spalti compare un altro striscione durissimo: «Giocatori svogliati e sottopagati frutto della vostra incompetenza, liberate la Reggina se avete decenza». Parole che non lasciano spazio a interpretazioni e che fotografano il sentimento di una piazza esasperata.

Eppure, in campo, la squadra sembra rispondere. Con quell’«elmetto in testa e coltello tra i denti» visto troppo raramente durante la stagione, la Reggina gioca con intensità e determinazione. Al ventesimo arriva anche il raddoppio: ancora protagonista Fofana, autore di una bella conclusione che porta al gol di Mungo.

Ma il punto è proprio questo: perché adesso? Perché questa voglia emerge solo all’ultima giornata, quando la classifica ormai non lascia spazio ad interpretazioni e non c’è più nulla da conquistare?

Sugli spalti, intanto, la contestazione non si ferma. Era stata annunciata e accompagna ogni minuto della gara. Nel mirino c’è soprattutto il patron Ballarino, accusato di una gestione ritenuta inadeguata.

Il Granillo diventa così il teatro di un paradosso: una squadra che finalmente mostra carattere, ma lo fa quando non serve più, e una tifoseria che non è disposta a dimenticare mesi di delusioni giocati senza orgoglio.

«Game over» allora assume un significato ancora più profondo. E’ la chiusura di un ciclo. E, forse, l’inizio di un’estate che dovrà portare risposte vere, all’altezza di una piazza che non ha mai smesso di chiedere rispetto e ambizione.

Il verdetto del campo, intanto, è definitivo: il Savoia festeggia la promozione in Serie C, mentre la Reggina resta ancorata al terzo posto dopo la vittoria di oggi per 4-2. I playoff ci saranno, ma appaiono come una formalità, un’appendice priva di reale peso sportivo e incapace di restituire senso a una stagione che avrebbe dovuto raccontare tutt’altra storia.

E mentre il terreno di gioco ha già emesso la sua sentenza, la società amaranto prova a riaprire i giochi fuori dal campo. Il club calabrese ha infatti presentato ricorso contro il Messina, contestando presunte gravi irregolarità nella gestione della stagione e chiedendo provvedimenti pesanti: dalle sconfitte a tavolino fino all’esclusione dal campionato.

Al centro della vicenda c’è l’attività di due dirigenti del club siciliano che, pur squalificati, avrebbero continuato a operare, partecipando all’iscrizione al campionato e gestendo i tesseramenti dei calciatori. Secondo la Reggina, una condotta che renderebbe nulli i contratti e, di conseguenza, anche i risultati maturati sul campo.

Da qui la richiesta di misure urgenti: la sospensione delle fasi finali della stagione, compresi playoff e playout, o in alternativa il congelamento della classifica, per evitare eventuali ribaltamenti a giochi conclusi. Una linea dura, che punta a ottenere giustizia sportiva prima che sia troppo tardi.

Il Tribunale Federale Nazionale, però, ha già respinto l’istanza cautelare, dichiarandola inammissibile. Il presidente Carlo Sica ha evidenziato diverse criticità formali nel ricorso: dalla mancata impugnazione degli atti originari relativi a iscrizioni e tesseramenti fino all’assenza di soggetti controinteressati nel procedimento, inclusa la FIGC.

Pesante anche il mancato coinvolgimento di club direttamente interessati alla classifica finale, come Savoia e Nissa. Inoltre, il Tribunale ha sottolineato come il trasferimento del titolo sportivo e dei tesseramenti a favore del Messina rappresenti un riconoscimento implicito della regolarità dell’attività svolta durante l’intera stagione.

Archiviata la fase cautelare, resta però aperto il giudizio nel merito: l’udienza è fissata per il 12 maggio 2026. È lì che la Reggina concentra ora le sue residue speranze, dopo aver perso il campionato sul campo. Ribaltare tutto nelle aule di giustizia sportiva e provare a riscrivere un finale che il terreno di gioco, almeno per ora, ha già condannato.