La vittoria all’esordio contro il Licata ha regalato alla Reggina i primi tre punti della stagione, ma per Marco Marchionni il risultato rappresenta soltanto l’inizio di un percorso molto più lungo. Il tecnico amaranto lo ha chiarito fin dal suo arrivo: per raggiungere gli obiettivi serviranno qualità, sacrificio e soprattutto un gruppo capace di rimanere unito anche quando le scelte dell’allenatore lasceranno qualcuno fuori dall’undici titolare.

È proprio questo uno dei principi sui quali Marchionni sta costruendo la sua Reggina. Alla fine, conta chi scende in campo, ma altrettanto importante è l’atteggiamento di chi aspetta il proprio momento. La stagione sarà lunga e impegnativa e ci sarà bisogno del contributo di tutti, anche di quei calciatori abituati negli ultimi anni a ricoprire un ruolo da protagonisti.

In questo senso, quanto accaduto al termine della gara contro il Licata assume un significato particolare. Domenico Girasole, per tre stagioni tra gli elementi più importanti della formazione amaranto, oggi non rientra nelle primissime scelte di Marchionni. Una situazione certamente diversa rispetto al passato per il difensore, che ha visto ridursi il proprio spazio e contro il Licata è entrato soltanto nel finale.

Eppure, proprio Girasole è stato scelto dal tecnico per rivolgersi a tutta la squadra dopo il triplice fischio. Un gesto che vale più di tante parole e che restituisce l’immagine di uno spogliatoio nel quale il concetto di gruppo deve prevalere sulle gerarchie individuali.

Davanti ai compagni, il difensore ha lanciato un messaggio semplice e diretto: «Questa è una grande vittoria, ancora non abbiamo fatto nulla, dobbiamo sudare. La vera vittoria non è oggi, ma a maggio».

Parole che sembrano quasi la sintesi perfetta della filosofia di Marchionni. La Reggina ha iniziato con il piede giusto, ma il campionato non si decide a settembre. Serviranno continuità, equilibrio e la capacità di affrontare ogni partita con la stessa determinazione, indipendentemente dal ruolo e dal minutaggio di ciascun calciatore.

Il caso Girasole, in questo senso, può diventare un esempio significativo. Un giocatore che negli ultimi anni è stato spesso un punto fermo della squadra ha accettato una situazione nuova, mettendo comunque il gruppo davanti alle proprie esigenze personali. E il fatto che sia stato proprio lui a parlare alla squadra rappresenta un segnale importante anche per l’allenatore.

La Reggina, dunque, riparte dal successo sul Licata ma con lo sguardo già rivolto ai prossimi impegni. Il 13 settembre arriverà la prima trasferta sul campo del Modica, mentre il 16 settembre è in programma la sfida casalinga contro l’Avola. Il 20 settembre gli amaranto saranno nuovamente impegnati in trasferta contro la Vigor Lamezia, prima di chiudere il mese con la gara interna contro l’Igea Virtus.

Un calendario fitto che metterà subito alla prova la profondità della rosa e, soprattutto, la capacità di Marchionni di coinvolgere tutti i suoi uomini. Perché se l’obiettivo è arrivare fino in fondo, non basteranno soltanto gli undici che iniziano le partite.

La strada indicata dal tecnico passa dalla compattezza dello spogliatoio, dalla disponibilità di chi gioca e di chi resta fuori e dalla consapevolezza che ogni partita rappresenta soltanto un tassello di un percorso molto più lungo.

Girasole lo ha ricordato nel modo più chiaro possibile: la prima vittoria è arrivata, ma quella che conta davvero, per la Reggina, è ancora lontana. È a maggio che si tireranno le somme.