Piena solidarietà e vicinanza alle popolazioni colpite dai recenti eventi meteorologici estremi che stanno duramente provando il territorio regionale
Tutti gli articoli di Ambiente
PHOTO
Legambiente Calabria esprime innanzitutto piena solidarietà e vicinanza alle popolazioni colpite dai recenti eventi meteorologici estremi che stanno duramente provando il territorio regionale, causando danni ingenti a famiglie, imprese e infrastrutture.
La Calabria sta affrontando gli effetti di ben tre cicloni nell’arco di meno di venti giorni e la sequenza sembra non essere ancora finita. Violente mareggiate, venti fortissimi, frane, alluvioni, fiumi che esondano – come nel caso del Crati – hanno prodotto danni enormi: abitazioni, attività agricole e commerciali e infrastrutture distrutte, incluse alcune di rilevante importanza per la mobilità dell’intera regione.
Nell’area tirrenica, ad esempio, il combinato disposto tra la crisi climatica e l’erosione costiera, mai affrontata con efficacia, sta letteralmente interrompendo il tracciato ferroviario che collega la Calabria e la Sicilia al resto d’Italia.
Una situazione gravissima quanto, purtroppo, prevedibile, che scaturisce da una lunga serie di omissioni e ritardi a vari livelli – dal piano globale a quello nazionale e locale – con responsabilità che coinvolgono anche le amministrazioni calabresi.
Lo dimostrano, a livello globale, i risultati delle varie COP. L’ultima, la COP30, nonostante le grandi aspettative, ha infatti prodotto un accordo inadeguato a contrastare l’emergenza climatica, segnando anzi un preoccupante passo indietro sul cosiddetto phase-out dei combustibili fossili. Anche l’Europa ha perso una grande occasione per dimostrare la propria leadership nell’azione climatica globale. Dieci anni dopo gli Accordi di Parigi, che fissavano l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale entro 1,5 °C, sarebbe stata necessaria molta più determinazione per accelerare la transizione ecologica ed energetica, anche attraverso strumenti come una roadmap per l’uscita dai combustibili fossili, sostenuta dalla Dichiarazione promossa dalla Colombia e sottoscritta da oltre 80 Paesi, tra cui tutti quelli dell’Unione europea, tranne Italia e Polonia.
In Italia, il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), approvato solo nel dicembre 2023, fornisce il quadro strategico per definire azioni a livello nazionale, regionale e locale, ma non ha ancora avuto concreta attuazione per assenza di risorse. Solo di recente è stato istituito l’Osservatorio nazionale che dovrà coordinare le azioni di adattamento, articolate in centinaia di misure soft, verdi e infrastrutturali.
A livello regionale, la Calabria, per ragioni difficilmente comprensibili, non ha neppure partecipato alla Missione Europea sull’adattamento ai cambiamenti climatici, pilastro del Green Deal europeo che ha sostenuto oltre 150 regioni e comunità nel percorso verso la resilienza climatica entro il 2030. A differenza di altre dieci regioni italiane, molte delle quali del Sud, e di numerosi enti locali che hanno firmato la “Carta della Missione”, la Calabria non ha adottato alcun piano specifico di azione.
Neppure a livello cittadino risultano esistenti in Calabria piani di adattamento, come emerge dai dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente.
Si tratta di ritardi incomprensibili che pesano enormemente sulla capacità di gestione della crisi climatica, anche considerando che la Commissione Europea supporta le regioni non solo nella pianificazione, ma anche attraverso finanziamenti e progetti specifici per la messa in sicurezza dei territori.
In Calabria, inoltre, i danni causati dagli eventi meteorologici estremi sono amplificati da un’eccessiva cementificazione, spesso avvenuta in violazione delle norme e in aree pericolose o comunque in zone non opportune: alvei fluviali, versanti instabili, zone alluvionali o franose e fasce costiere.
L’abusivismo edilizio segna pesantemente il destino del territorio calabrese. Il report Abbatti l’abuso, presentato da Legambiente lo scorso gennaio con la collaborazione della Regione Calabria, rileva che su un campione di 105 Comuni sono state emesse 8.772 ordinanze di demolizione, il 77% delle quali in aree costiere, con una media di 4,2 ordinanze per km², di cui solo una minima parte viene eseguita.
Poco o nulla è stato inoltre fatto negli anni per contrastare il dissesto idrogeologico e l’erosione costiera, così come per la manutenzione ordinaria del territorio, a partire dai corsi d’acqua e dalla cura del patrimonio verde.
«Non possiamo che concludere – afferma Anna Parretta, presidente regionale di Legambiente – ribadendo che non saranno le logiche emergenziali a limitare le cause e gli effetti della crisi climatica. La realtà sta dimostrando quanto sia stata colpevole l’assenza di consapevolezza che ha caratterizzato l’operato di troppe amministrazioni».
Non sono più permesse omissioni, ritardi e assenze di controllo a nessun livello. Servono determinazione, competenza, coraggio e capacità di visione per perseguire la conversione ecologica, a partire dalle energie rinnovabili e dal settore energetico, superando le sindromi Nimby e Nimto e le opposizioni territoriali infondate.
Legambiente lancia l’allarme da anni sulle cause e sugli effetti della crisi climatica, indicando soluzioni concrete per la prevenzione, l’adattamento e la mitigazione e sensibilizzando la cittadinanza come è avvenuto con il progetto "Calabria al Centro del Mediterraneo".
Oggi la crisi climatica incide direttamente sulla vita dei calabresi: il tempo dei ritardi e delle omissioni è definitivamente scaduto.

