domenica,Agosto 14 2022

Caso Miramare, condannato a un anno e 4 mesi il sindaco Falcomatà. Sarà sospeso dalla carica

Condannati anche gli ex assessori della prima giunta a un anno, così come la dirigente Spanò e l'imprenditore Zagarella

Caso Miramare, condannato a un anno e 4 mesi il sindaco Falcomatà. Sarà sospeso dalla carica

Un anno e quattro mesi. Questa la condanna che il Tribunale di Reggio Calabra, presieduto da Fabio Lauria, ha deciso per il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà per il cosiddetto “caso Miramare”, processo nato dalle accuse di abuso d’ufficio e falso per presunte irregolarità nelle procedure di affidamento del Grande Hotel Miramare.

Condannati ad un anno anche gli assessori appartenenti alla sua prima giunta: Saverio Anghelone, Armando Neri, Rosanna Maria Nardi, Giuseppe Marino, Giovanni Muraca, Agata Quattrone e Antonino Zimbalatti. Stessa sorte anche per il segretario comunale Giovanna Antonia Acquaviva, per la dirigente comunale del settore “Servizi alle imprese e sviluppo economico” Maria Luisa Spanò e per l’imprenditore Paolo Zagarella.

Assolti gli imputati dal reato di falso. Rimane dunque in piedi il solo reato di abuso d’ufficio.

Disposta la trasmissione degli atti per alcuni testimoni.

Nei mesi scorsi, con rito abbreviato, era stata condannata l’ex assessore Angela Marcianò, ad un anno di reclusione con pena sospesa, per i medesimi fatti, benché grande accusatrice di Falcomatà.

Le conseguenze politiche

Con questa decisione del Tribunale, adesso scatterà, per Falcomatà e gli altri amministratori ancora in carica, la sospensione per un periodo di 18 mesi così come previsto dalla legge Severino. E, a meno di un ribaltone di questi minuti, a prendere le redini del Comune reggino sarà il vicesindaco Perna. Da vedere ancora, invece, la questione concernente la Città metropolitana.

L’inchiesta

Al centro del processo, l’affidamento del Grand Hotel Miramare, uno dei palazzi storici della città, all’imprenditore Paolo Zagarella. Il Comune di Reggio Calabria aveva assegnato la gestione dopo che Zagarella, durante la campagna elettorale del 2014, aveva concesso i suoi locali per la segreteria di Falcomatà. Secondo l’accusa sindaco e assessori avrebbero violato «i doveri di imparzialità, trasparenza e buona amministrazione». Per i pm Ignazitto e De Caria, la Giunta ha adottato una delibera con la quale «statuivano l’ammissibilità della proposta proveniente dall’associazione “Il Sottoscala”» mentre avrebbero dovuto predisporre un bando pubblico. Nel corso della sua requisitoria, il pm Ignazitto ha rimarcato come «il fine unico di questa vicenda è stato quello di assegnare questo immobile a un amico del sindaco Falcomatà». Gli imputati hanno sostenuto che la delibera era un atto di indirizzo ma per la Procura, «non c’era nessun atto di indirizzo, ma un atto di immediata concessione: il gioiello di famiglia si era trasformato in un affare di famiglia. Non è stata mala-gestio, ma una gestio finalizzata a raggiungere un determinato obiettivo e il sindaco è stato il regista».

Nel corso delle arringhe difensive, l’avvocato Andrea Alvaro, in rappresentanza dell’imprenditore Zagarella, aveva posto invece l’accento sul mancato contributo concorsuale del proprio assistito, rilevando come questi si fosse limitato ad una semplice istanza.

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