Neonato morto a Villa, un testimone: «La ragazza era pallida e barcollava. Ma la madre negava tutto»
Adesso è necessario attendere che gli inquirenti compongano e incasellino gli ultimi tasselli di questo macabro puzzle. Intanto interrogativi pesanti come macigni riecheggiano in ogni casa
È una di quelle storie che non ha ancora un finale. In realtà credo che non avrebbe dovuto avere neanche un inizio. E raccontare oggi, alla luce delle ultime terrificanti ipotesi, che di quel bimbo morto dentro uno zainetto tra gli scogli di Villa qualcuno sospettava, è ancora più assurdo.
Interrogativi
Si sta parlando molto nelle ultime ore a Villa San Giovanni. Probabilmente troppo se si considera la delicatezza della situazione e che stiamo parlando di una tragedia che conta due vittime non una. Il bimbo nello zainetto e la sua mamma. Parliamo di poco più di una bimba, tra le altre cose con un deficit cognitivo. Ci dovrebbe essere silenzio e una rete di protezione che l’intera comunità dovrebbe fare per una piccola che ha subito un’atrocità indescrivibile. Segni che probabilmente rimarranno nel tempo e noi siamo tutti responsabili. Adesso è necessario attendere che gli inquirenti compongano e incasellino gli ultimi tasselli di questo macabro puzzle. Intanto interrogativi pesanti come macigni riecheggiano in ogni casa. Ma questa ragazzina non andava a scuola? Come è possibile che docenti, compagni, assistenti sociali, medici e chiunque abbia un ruolo non si sia accorto della gravità della situazione.
La testimonianza
Eppure abbiamo raccolto testimonianze dirette di chi, quella gravidanza indesiderata l’aveva notata e fatta notare. «Vedevo spesso la madre con le due figlie passeggiare in giro per Villa anche durante l’orario scolastico. Quando ho chiesto spiegazioni anche sulle condizioni fisiche della ragazza, però, mi è stato negato tutto».
Eppure la gravidanza era evidente soprattutto negli ultimi giorni. Tanto da dover prenotare «una visita ginecologica all’Asp di Villa. Ma anche dopo la visita la madre negava tutto parlando di una visita ortopedica».
Gli abusi e i silenzi
Una storia tragica fatta di silenzi e abusi terminata nel peggiore dei modi. Sono solo i racconti sparsi di chi, solo dopo aver appreso la tragica notizia domenica mattina, ha ricollegato le fila.
«Avevo notato la ragazza sofferente sabato mattina. Solo ora capisco che poteva essere iniziato il travaglio o peggio ancora». Proprio così. Tra le macabre ipotesi, considerando che la gravidanza si è interrotta poco prima del termine a circa 8 mesi, si rincorre anche il sospetto che sia stata indotta farmacologicamente. Ma permane la supposizione che più di tutte, fin dal ritrovamento dello zainetto, ha fatto tremare tutti: è morto dopo il parto?
Tutte le ipotesi, soprattutto dopo la visita della ragazza e l’autopsia, sono al vaglio. Rimane lo sconcerto di chi «ho visto la ragazza lunedì mattina. Era pallida e barcollava. E immediatamente mi ha assalito il dubbio che potesse essere lei. La madre raccontava a tutti di averla portata in ospedale dove le avevano fatto due punture di bentlan e solo per questo era “sgonfiata”. Quello che è successo nelle ore successive ha confermato quell’atroce sospetto».
Resta una tristezza infinita. Passano le ore e più dettagli emergono più l’inquietudine prende il sopravvento. Le vittime di questa crudeltà sono due. E una piccola donna ferita dovrà ora fare i conti con tutto quest’orrore. Una comunità intera che così si voglia chiamare adesso deve tacere. Unirsi per tutelare una sua figlia che se non è stata tutelata prima deve almeno essere protetta ora. Protetta dai giudizi, dalla morbosità e dalla cattiveria umana che non le è stata risparmiata fino ad oggi.