Dalle carte dell'ordinanza emergono i legami tra i vertici della locale di Melicucco e i narcotrafficanti internazionali della fascia jonica. Dal supporto logistico per esfiltrare i carichi di cocaina al porto di Gioia Tauro alle trattative per la marijuana e i contatti a Milano
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Come sostengono gli inquirenti della DDA di Reggio Calabria e i Carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro, l'operatività della 'ndrina di Melicucco non era limitata unicamente alle estorsioni e al condizionamento della pubblica amministrazione, ma spaziava anche nel settore del traffico di sostanze stupefacenti. Come si legge dalle carte dell'operazione, la posizione geografica di Melicucco, strategica rispetto allo scalo marittimo di Gioia Tauro, offriva alla consorteria guidata dalla famiglia Costa un ruolo di primo piano nel fornire supporto logistico, custodia e occultamento per i carichi di cocaina importati dal Sudamerica da gruppi legati al narcotraffico internazionale.
Il vertice al bar con i narcos di Africo e la "ripartizione del rischio"
Come emerge dagli atti a settembre del 2022 gli investigatori hanno registrato un vertice in un bar tra Rosario "Angelo" Costa, Dario Varamo e due esponenti di spicco di Africo, legati da vincoli di parentela con il celebre narcotrafficante internazionale Rocco Morabito detto "Tamunga".
Per evitare captazioni informatiche, come sostengono gli inquirenti, i partecipanti si erano premurati di lasciare i telefoni cellulari all'interno delle autovetture. La conversazione registrata subito dopo tra Costa e Varamo ha svelato l'oggetto del summit. La cosca di Melicucco avrebbe dovuto fornire appoggio logistico e un primo luogo sicuro di stoccaggio per un carico di cocaina da esfiltrare dal porto di Gioia Tauro. Come si legge dalle carte dell'operazione, tra i melicucchesi e gli africesi si era discusso anche della "ripartizione del rischio", stabilendo che la responsabilità della cosca Costa per un eventuale furto della merce sarebbe valsa unicamente se il carico fosse rimasto nel territorio di propria competenza.
L'ingaggio degli intermediari e le intercettazioni sulla "merce"
Come si legge nelle carte, Dario Varamo si era immediatamente attivato per pianificare la commercializzazione della quota di droga spettante alla cosca a titolo di corrispettivo logistico. Intercettato mentre interloquiva con un altro soggetto, Varamo lo preallertava sull'arrivo imminente della sostanza, prospettandogli lauti guadagni: "Poi se c'è, se c'è un lavoro da fare, poi te lo dico quando è ora, se ti vuoi fare qualche carta da diecimila euro... Ce l'ho in arrivo...".
L'importazione programmata con i Mollica, tuttavia, non andava a buon fine a causa del sequestro del container durante le ispezioni doganali. Come si legge dagli atti, in una successiva conversazione con lo zio Varamo ammetteva l'esito negativo dell'affare, spiegando di aver perso una somma di diecimila euro utilizzata per finanziare l'operativo sul posto: "E allora zio, se ce l'hanno presa che devo fare, senza soldi, senza niente era, ho avuto qua a... hanno dormito a casa mia... è arrivata è advertising andata in ispezione e l'hanno bloccata... noi per essere non abbiamo perso niente diecimila euro gli abbiamo mandato a quello per andare là...".
La rete della cocaina e le trattative per la marijuana "che sballa"
Pur non essendo giunti a una contestazione formale per l'importazione dal porto, per gli inquirenti, le indagini hanno dimostrato il pieno inserimento dei Costa nel circuito degli stupefacenti. In un altro episodio ricostruito negli atti, sono diversi, Angelo Costa veniva contattato da un acquirente alla ricerca di cocaina a un prezzo compreso tra i 25.000 e i 30.000 euro al chilo. Nell'occasione, il capocosca vantava la propria fitta rete di contatti che si estendeva fino al Nord Italia: "Ho girato da una parte, ho girato da una parte... A Milano, parlano a Milano e parlano di me...".
Inoltre, come si legge dalle valutazioni del GIP riportate nell'ordinanza, a carico di Dario Varamo sono stati ritenuti sussistenti gravi indizi di colpevolezza per il reato di offerta in vendita e intermediazione di sostanze stupefacenti per aver proposto al cognato l'acquisto di una partita di marijuana ad elevata potenza: "Pino, Pino... la vuoi un po' di erba?... me l'hanno proposta ora... dice che è quella forte, che sballa tutto...".
Il quadro giudiziario
Come sottolineato dal Procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli, e dai vertici dell'Arma dei Carabinieri, le evidenze raccolte confermano la capacità della locale di Melicucco di interfacciarsi con i vertici del narcotraffico internazionale. Si precisa che il procedimento versa nella fase delle indagini preliminari e che, per tutti gli indagati, vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva di condanna.

