Il Tribunale di Locri — Sezione Penale, in composizione collegiale, ha pronunciato sentenza di piena assoluzione nei confronti di Egbuka Chukwudi Stephen, chiamato a rispondere di un complesso di imputazioni di rilevante gravità: maltrattamenti contro familiari, lesioni personali e rapina.

Si tratta di reati che, considerati nel loro combinato disposto, delineavano un quadro accusatorio particolarmente severo, tale da comportare l'applicazione di una misura cautelare personale a carico dell'imputato e da esporlo al concreto rischio di una condanna di rilevante entità.

Con la decisione resa, il Collegio ha assolto integralmente l'imputato con la formula «perché il fatto non sussiste» — la più ampia prevista dall'ordinamento — disponendo contestualmente la cessazione della misura cautelare personale applicata nei suoi confronti.

La difesa, affidata all'avvocato Agostino Cucuzza, ha sviluppato nel corso dell'intero procedimento una complessa e articolata attività processuale, incentrata sulla puntuale verifica dell'attendibilità del quadro accusatorio. Il lavoro difensivo ha consentito di portare all'attenzione del Collegio numerosi e significativi profili di criticità, tra cui:

la mancata assistenza di un interprete durante la raccolta delle querele, circostanza di particolare rilievo alla luce della successiva emersione della scarsa conoscenza della lingua italiana da parte della persona offesa, elemento suscettibile di aver compromesso la genuinità e la piena comprensione delle dichiarazioni rese;

le numerose e significative contraddizioni riscontrate nelle dichiarazioni rese dalla persona offesa in momenti diversi del procedimento, tali da incidere sulla complessiva attendibilità della ricostruzione accusatoria;

la mancanza di elementi idonei a dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, la sussistenza dei presupposti richiesti per la configurabilità del reato di maltrattamenti, che esige la prova di una condotta abituale e sistematicamente vessatoria;

le criticità relative alla contestazione del delitto di rapina, con particolare riguardo alla dimostrazione del nesso causale tra la presunta condotta violenta e l'impossessamento del denaro, elemento costitutivo essenziale della fattispecie;

l'assenza, complessivamente, di un quadro probatorio univoco, coerente e privo di contraddizioni, tale da poter fondare un giudizio di responsabilità penale.

Nel corso della discussione finale, la difesa ha richiamato con fermezza il principio costituzionale della presunzione di innocenza e la regola cardine dell'accertamento della responsabilità penale oltre ogni ragionevole dubbio, sostenendo come il materiale probatorio raccolto risultasse insufficiente e caratterizzato da significative e insuperabili incongruenze.

La sentenza del Tribunale di Locri ha integralmente accolto la richiesta assolutoria formulata dalla difesa, ponendo fine al procedimento con la formula liberatoria più ampia prevista dall'ordinamento e confermando, ancora una volta, come accuse di indubbia gravità debbano necessariamente fondarsi su un compendio probatorio solido, coerente e scevro da contraddizioni per poter condurre a un giudizio di condanna.