L'istituto penitenziario di Arghillà si conferma al centro di una drammatica escalation di tensione che ripropone con urgenza il tema della sicurezza e della gestione delle carceri nel territorio reggino. Gli ultimi avvenimenti registrati nel plesso penitenziario tracciano un quadro emergenziale che non può più essere ignorato: il bilancio parla di otto agenti della Polizia Penitenziaria feriti e ricorsi alle cure del pronto soccorso a seguito di violenti disordini scoppiati all'interno della struttura.
Secondo quanto ricostruito dai rappresentanti del Sappe, Franco Denisi e Giusy Scordo, i disordini hanno avuto origine da un episodio specifico: l'impossibilità burocratica di concedere una videochiamata richiesta da un recluso. Da quel momento si è innescata una spirale di scontro sfociata nell'aggressione iniziale a un poliziotto e in una violenta rissa a colpi di bastone tra gli stessi detenuti. La situazione è ulteriormente degenerata quando l'autore dell'aggressione è stato trasferito in un'altra sezione: nei disordini che ne sono seguiti, un agente è stato colpito alla testa con un bastone e un altro è stato afferrato per il collo e sollevato da terra nel tentativo di impedire il furto delle chiavi di sezione sottratte da alcuni reclusi.


La denuncia dell'Osapp: «Una tragedia annunciata»
Sui fatti è intervenuto con fermezza il delegato regionale dell'Osapp, Luigi Barbera, definendo l'accaduto una «tragedia annunciata» avvenuta all'interno dei reparti di isolamento e regime speciale. Il sindacato ha sottolineato come la crisi fosse stata formalmente prevista e notificata all'Amministrazione penitenziaria regionale già lo scorso 24 settembre. Tra le criticità strutturali denunciate figurano l'assenza di un presidio minimo di tre unità dedicate alla vigilanza dei reparti critici, la presenza di varchi promiscui e la mancanza di percorsi protetti per i passeggi. L'Osapp ha preannunciato che, in assenza di risposte immediate dal Provveditore Regionale, investirà della vicenda il Ministro della Giustizia, il Capo del DAP e presenterà un formale esposto alla Procura della Repubblica.
Il nodo gestionale sollevato dal Sappe All'aspetto strettamente legato alla cronaca dei disordini si affianca il nodo organizzativo sollevato dai dirigenti nazionali del Sappe, Giovanni Battista Durante e Francesco Ciccone. Il sindacato ha messo sotto accusa la scelta dell'amministrazione di accorpare le strutture reggine, affidando un solo direttore e un solo comandante alla gestione di due istituti complessi e distanti tra loro. Il Sappe ha sollecitato l'invio ad Arghillà del Gruppo di intervento operativo (GOM) per ripristinare la legalità e ha richiesto un vertice urgente con il Prefetto per rivedere le scelte organizzative dell'istituto.


Il contributo della Garante Russo e la rubrica "Voci da dentro"
In questo contesto di forte tensione si inserisce la presa di posizione della Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Giovanna Francesca Russo. Sollecitata sui recenti fatti, la Garante ha invitato a una lettura equilibrata delle criticità, evidenziando che «dignità dei detenuti e sicurezza degli agenti non sono interessi contrapposti, ma presupposti complementari di un sistema fondato sulla legalità». Russo ha già avvitato primi approfondimenti annunciato ulteriori confronti istituzionali alla presenza dei garanti comunali per esaminare le problematiche segnalate e promuovere percorsi di collaborazione tra le istituzioni tutte. Le recenti proteste che hanno interessato gli istituti penitenziari di Reggio Calabria, Arghillá, Catanzaro, Vibo, prima Rossano riportano al centro dell’attenzione le condizioni del sistema carcerario, attraversato da criticità che coinvolgono, su fronti differenti, tanto le persone detenute quanto il personale della Polizia Penitenziaria. «Le ragioni di disagio che emergono dal mondo penitenziario meritano ascolto e approfondimento, indipendentemente da chi le rappresenti. La dignità delle persone private della libertà e la sicurezza nonché la dignità anche lavorativa, degli appartenenti al Corpo della Polizia Penitenziaria non costituiscono interessi antagonisti, ma presupposti complementari di un sistema fondato sulla legalità e sul rispetto della persona».
La Garante sottolinea la necessità di affrontare le problematiche per le quali convocherà un confronto istituzionale costruttivo, nel rispetto delle competenze e delle responsabilità delle diverse amministrazioni. «Non servono contrapposizioni, ma capacità di lettura del carcere, di ascolto, equilibrio e risposte concrete. La sicurezza degli istituti e la tutela dei diritti fondamentali devono procedere insieme, perché entrambe concorrono alla credibilità dello Stato». Annunciate, intanto, specifiche attività di approfondimento, anche attraverso iniziative congiunte con le competenti autorità comunali, per esaminare le criticità segnalate e individuare possibili percorsi di collaborazione istituzionale.
«Il carcere non è un luogo estraneo alla comunità civile. È parte integrante delle nostre istituzioni e richiede un’assunzione di responsabilità condivisa. Ogni situazione di disagio deve diventare occasione di ascolto, verifica e miglioramento, senza perdere di vista la centralità della persona e il valore del servizio svolto quotidianamente dagli operatori penitenziari». Una posizione improntata alla prudenza istituzionale, ma anche alla volontà di mantenere alta l’attenzione su un sistema nel quale la tutela dei diritti e la garanzia della sicurezza rappresentano due espressioni della medesima responsabilità pubblica.
Il contributo della Garante e le diverse anime dell'emergenza penitenziaria saranno infatti al centro di un'inchiesta approfondita nei prossimi appuntamenti della nostra rubrica "Voci da dentro", uno spazio editoriale dedicato ad analizzare senza filtri le condizioni di vita, di lavoro e di diritto all'interno delle carceri del nostro territorio.