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Ancora una volta, la tranquilla atmosfera di Borgo Croce, piccolo borgo calabrese vicino a Fiumara, è stata scossa da incresciosi episodi di vandalismo. Questa volta, nel mirino dei malintenzionati sono finiti gli abbellimenti floreali che con cura e dedizione l’Associazione Borgo Croce aveva disposto per rendere più accogliente il borgo. Un gesto vile, come testimoniano le foto a corredo dell’articolo e pubblicate sul profilo fb dell’Associazione, che non solo arreca un danno materiale, ma ferisce profondamente il senso di comunità e il desiderio di bellezza che anima gli abitanti.
«Le foto che condivido non sono un appello alla solidarietà, né tantomeno una richiesta di aiuto economico. Non lo sono mai state. Sono il racconto sincero di cosa significhi vivere qui, adesso. Non per rimpiangere, ma per testimoniare. Una volta era diverso: eravamo in pochi, c’eravamo solo noi e i gatti, ed era più semplice. Ma il tempo cambia, il mondo cambia, e oggi serve molto di più per tenere vivo un luogo». E’ quanto si legge sui profili social dell’Associazione Borgo Croce.
«Chi resta, chi investe, chi crede, non lo fa per tornaconto personale. Lo fa per amore, per rispetto, per responsabilità. E per dimostrare che anche nei posti più piccoli può esistere ancora una visione, un futuro.
Vivere 12 mesi l’anno in un paese che lentamente si svuota è una sfida quotidiana. Impegnarsi per farlo conoscere, per attrarre persone, energie e opportunità è stato, ed è, un percorso faticoso. Ancora più difficile, però, è confrontarsi con chi preferirebbe che tutto restasse immobile, silenzioso, fermo nel tempo. Mi chiedo: tra dieci anni, che silenzio troveremo? Ostacolare chi lavora per creare occasioni di crescita e rinascita è quanto di più dannoso e miope si possa fare. Non volere persone, eventi, movimento, significa condannare il nostro territorio all’abbandono definitivo. E chi insinua che dietro ogni iniziativa ci sia solo interesse personale, dimostra di avere uno sguardo limitato, legato esclusivamente a logiche materiali e incapace di cogliere il valore più profondo di questi sforzi.
Il nostro impegno è quotidiano, concreto, spesso silenzioso. Non si misura con il piccolo compenso di un evento, che mai ripaga davvero il tempo e le energie spese, ma con la volontà di lasciare un segno, di costruire qualcosa che vada oltre noi stessi.
A chi oggi critica e frena, vorrei chiedere: domani, quando sarete liberi da altri impegni, quando avrete l’occasione di tornare, correrete davvero a sostenere questo luogo? O farete come sempre, lasciando che tutto cada nell’oblio? Le case vuote, chiuse da anni, sono già un monito: senza presenza, senza impegno comune, nessuna pietra regge da sola.
Il futuro del nostro paese dipende da chi ci crede, ogni giorno. Non da chi lo ricorda solo per nostalgia»

