La Calabria in protesta. Un appello urgente alle istituzioni attraverso una mobilitazione che coinvolge diversi punti nevralgici della regione. Si apre una giornata di rabbia e rivendicazioni che, dalle ore 8:00, presso lo snodo autostradale di Rosarno, così come in quelli di Pizzo e Sibari e nelle città di Crotone e Cariati, vede uniti agricoltori, allevatori e pescatori in una manifestazione di dissenso capillare per denunciare una crisi che definiscono ormai insostenibile.

Il cuore della protesta è il grido d'allarme di centinaia di imprese che si sentono soffocare. Sul banco degli imputati ci sono una serie di fattori che stanno portando il comparto al collasso economico. Al centro del malcontento il caro carburante, che incide pesantemente sui costi logistici e di produzione, e l'impennata dei prezzi delle materie prime, che riduce drasticamente i margini di guadagno.

A pesare come un macigno viene denunciata anche la concorrenza sleale dei prodotti importati a basso costo, percepiti come una minaccia diretta alla qualità e alla sopravvivenza del Made in Italy agroalimentare. A questo si aggiunge un problema annoso e spesso sottovalutato: la gestione della fauna selvatica, ritenuta fuori controllo, che continua a devastare raccolti e recinzioni, aggravando i danni già ingenti subiti dalle aziende agricole.

Presso lo snodo autostradale di Rosarno, di prima mattina, si sono riuniti centinaia di manifestanti. Abbiamo ascoltato Antonio Zangari, coordinatore nazionale della manifestazione: «Quella di oggi non la chiamiamo più la manifestazione degli agricoltori, dei pescatori e degli autotrasportatori: questa è una manifestazione popolare, perché nessuno oggi ce la fa ad andare avanti. La politica italiana ci sta portando a fallire come famiglie e non come aziende, perché le aziende sono già tutte fallite. Le richieste che abbiamo stilato sono contro il caro carburanti, l'importazione selvaggia, per l'adeguamento dei prezzi dei mercati e dei salari degli operai. La protesta andrà avanti ad oltranza fino al 10 ottobre, data in cui ci sarà una manifestazione nazionale popolare a Cosenza, perché non c'è distinzione di categoria. Il popolo italiano vive difficoltà giornaliere. Abbiamo avuto dei tavoli tecnici con la Regione Calabria che, purtroppo, si sono arrugginiti. Siamo stati anche a Roma, al Ministero dell'Agricoltura, e anche quel tavolo tecnico si è arrugginito».

Abbiamo sentito anche l’avvocato Domenico Chindamo, che segue da anni la vicenda: «Una protesta che si sta facendo dal 2024 e ad oggi siamo nelle stesse condizioni. Abbiamo grossissimi problemi di tutela del mercato, così non riusciamo a essere competitivi. Il caro carburante sta rendendo inverosimile qualsiasi tipo di attività. Un trattore consuma 25 litri al giorno. Se non abbiamo una tutela forte del Governo, riusciamo forse a sopravvivere qualche anno. Se non abbiamo questo controllo dell'intero comparto agroalimentare europeo non otterremo nulla. Avremo una desertificazione totale. Abbiamo avuto solo tante promesse rimaste tali».