Le carte dell’indagine che ha portato all’arresto di quattro persone per le razzie nell’ospedale di Melito Porto Salvo. I magistrati sospettano un giro più vasto: «Cinque episodi in regione e altri nel resto d’Italia». Atti già inviati alle Procure competenti
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
I farmaci oncologici e salvavita ad altissimo costo – rubati dalla farmacia dell'Ospedale di Melito Porto Salvo dai quattro indagati arrestati di origine campana nei mesi di aprile, maggio e luglio del 2024 – finivano al Nord e soprattutto in Lombardia.
Ricettazione sulle spalle di pazienti in condizioni drammatiche in nome del profitto: soltanto per i medicinali razziati nell’ospedale Tiberio Evoli di Melito Porto Salvo il controvalore è di 1,2 milioni di euro. Una miniera d’oro: basta non avere scrupoli e lasciare centinaia di persone senza presidi salvavita, come è stato spiegato oggi nella conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria (alla presenza del Procuratore capo Giuseppe Borrelli, il pm Chiara Greco, il generale Cesario Totaro, il comandante della compagnia di Melito Porto Salvo, Daniele Barbero, ed il tenente Alessio Santagata).
Il gip Tommasina Cotroneo, accogliendo la richiesta della Procura della Repubblica ha ordinato l'arresto per il reato di furto pluriaggravato in concorso di Gennaro Bevilacqua, 70 anni, di Melito di Napoli; Massimo Conte, 60 anni, Roberto Conte 62 anni e Mario Criscuolo, 56 anni, tutti residenti a Napoli.
Gli indagati, sottolinea il giudice, «sono già stati tratti in arresto in passato per delitti della stessa specie e, non paghi, appena rimessi in libertà sono tornati a delinquere e a commettere analoghi reati, senza soluzione di continuità e in più regioni italiane, mostrando non comune spregiudicatezza (ad esempio colpendo tre volte lo stesso Ospedale in appena tre mesi) e una sorprendente abilità delinquenziale».
L’inchiesta non è finita: furti anche a Gioia Tauro
L’inchiesta – che ha già una diramazione campana venuta alla luce pochi giorni fa – non è finita. Negli atti dell’indagine emergono altri colpi messi a segno in Calabria: «Gli stessi autori dei furti eseguiti presso l’ospedale "Tiberio Evoli" di Melito di Porto Salvo avevano inoltre provveduto a mettere a segno altri due "colpi" presso l’Ospedale "Giovanni XXIII" di Gioia Tauro di euro nel corso dei quali avevano provveduto ad asportare farmaci ad alto costo del valore complessivo 68.083,37». Una razzia meno fruttuosa ma non per questo poco significativa.
Di più: il gip sottolinea che nel corso dell’indagine «sono stati ricostruiti cinque episodi delittuosi analoghi commessi in Calabria nell'arco di pochi mesi, nonché ulteriori episodi commessi in diverse Regioni, per cui si è proceduto alla trasmissione degli atti alle Procure competenti».
Furto di farmaci salvavita, «c’è un circuito più ampio»
Segno che «gli indagati sono chiaramente inseriti in un circuito più ampio che ha fatto del furto di farmaci ad alto costo il proprio strumento di arricchimento, in totale spregio del bene della salute di quanti sono affetti dalle gravissime patologie che quei farmaci mirano a contrastare, nonché del Sistema Sanitario Nazionale, che sostiene gli ingenti costi derivanti dai commessi reati».
Un quadro preoccupante che consiglia – almeno in questa fase - «che gli indagati - se lasciati in libertà - continueranno a commettere ulteriori reati contro il patrimonio, poiché è dalla criminalità di natura predatoria, gestita in forma complessa e organizzata, che traggono le sostanze economiche necessarie anche al loro arricchimento».


