Un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo scuote i vertici della sanità siciliana. Il direttore generale del Policlinico di Messina, Salvatore Iacolino, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dall’aver agevolato Cosa nostra.

Su disposizione della Procura di Palermo sono state eseguite perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici del manager sanitario, nominato alla guida dell’ospedale universitario messinese appena la scorsa settimana. Contestualmente, nell’ambito della stessa indagine, è stato arrestato per corruzione un dirigente regionale, Giancarlo Teresi, insieme a un imprenditore.

L’inchiesta è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore Maurizio de Lucia. Secondo gli investigatori, Iacolino avrebbe messo a disposizione del boss di Favara Carmelo Vetro, suo compaesano e già condannato per associazione mafiosa, la rete di relazioni costruita nel corso della propria carriera istituzionale e politica.

I magistrati ritengono che l’ex eurodeputato del Pdl, grazie al ruolo ricoperto come dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Salute, avrebbe favorito gli interessi economici del capomafia e di imprenditori a lui vicini. Tra questi, secondo l’accusa, l’imprenditore Giovanni Aveni.

In particolare, Iacolino avrebbe fornito informazioni su procedimenti amministrativi in corso e favorito incontri con figure chiave dell’amministrazione regionale, tra cui il manager dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì, la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso e il capo della Protezione civile Salvatore Cocina.

Gli inquirenti contestano inoltre all’indagato di aver esercitato pressioni sui vertici amministrativi dell’Asp di Messina per orientare procedimenti indicati dal boss Vetro e di non aver segnalato la condanna per mafia a carico dello stesso. Al contrario, secondo l’accusa, avrebbe facilitato la creazione di canali riservati con esponenti di vertice dell’amministrazione regionale per favorire l’assegnazione di lavori pubblici.

In cambio, Iacolino avrebbe ricevuto finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni di lavoratori. L’indagine è ancora nella fase preliminare e la posizione degli indagati sarà valutata nel corso del procedimento giudiziario.