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Per avere i benefici di legge bisognerà servirà attendere la definitività della sentenza di condanna. È amareggiato Carlo Rositani, papà di Maria Antonietta, miracolosamente sfuggita all’abbraccio della morte terribile che voleva infliggerle l’ex marito, bruciandola viva. Ma dopo anni di cure e dolore per le ferite del corpo e dell’anima la donna è riuscita a farcela. Ma gli aiuti che per legge devono essere garantiti dallo Stato, invece non arrivano.
Scrive Carlo Rositani «Nel mese di luglio dell’anno scorso avevamo prodotto una Istanza per le vittime dei reati di tipo mafioso e dei reati intenzionali violenti per ottenere un minimo per poter affrontare nel tempo le tante spese sanitarie della mia Bambina. Purtroppo la nostra richiesta è tenuta sospesa fino alla definitiva sentenza penale, necessario, dicono loro, requisito previsto dalla legge 122 2016 articolo 13 comma 2».
Dunque per il papà di Maria Antonietta «le vittime di violenza di genere che hanno la “sventura” di sopravvivere alla mano dell’aggressore spesso rimangono sole ad affrontare le conseguenze fisiche, psicologiche, economiche, relazionali, lavorative, familiari del delitto patito. La storia di mia figlia costituisce una delle purtroppo tante conferme».
Il punto è che «Le azioni positive che lo Stato ha previsto a formale tutela delle vittime anche con le norme contenute nel CR codice rosso, nella legge per la tutela degli orfani speciali e delle vittime di reati intenzionali violenti ed altro spesso non sono sufficientemente rapide, ed impongono percorsi burocratici ed amministrativi che rendono lunghi ed incerti i tempi del sostegno.
Al contrario, l’aiuto e la vicinanza dello Stato devono essere palesi, concreti ed efficaci». Proprio la storia di Maria Antonietta conferma le criticità normative della disciplina vigente in materia di vittime dei reati intenzionali violenti. Sul punto è intervenuta Stefania Ascari, firmataria insieme ad altre deputate e deputati di una lettera, indirizzata alle ministre dell’Interno, Luciana Lamorgese e della Giustizia, Marta Cartabia, «sollecitando delle opportune iniziative legislative presso i due rami del Parlamento».
Nel ricostruire la disciplina la lettera evidenzia, tra l’altro che «Le norme vigenti in materia così come conformate tutelano in maniera limitata la persona vittima di reati intenzionali violenti». Oltre alla possibilità di poter incrementare gli importi stabiliti a sostegno delle vittime.
Una iniziativa che sostiene nella sua lotta papà Carlo e Maria Antonietta, alla cui storia Ascani si è ispirata per la richiesta.
Scrive ancora Carlo Rositani «l’iniziativa con la quale l’On. Ascari e le deputate ed i deputati firmatari hanno denunciato insufficienze ed inefficienze della L. 122/2016 e dei suoi meccanismi applicativi costituisce un momento di grande sensibilizzazione sul piano delle tutele concrete di cui le vittime hanno bisogno. Ci tengo a ringraziare pubblicamente l’Onorevole Ascari e tutti i firmatari dell’Istanza diretta al Ministro degli Interni e della Giustizia.
Dal cuore Grazie fratelli e sorelle “Volti sconosciuti” ma buoni amici. L’onorevole Ascari mi ha sentito parlare e grazie alla Dottoressa Criminologa Luisa D’Aniello brava e attenta, un volto sconosciuto a noi famiglia Rositani fino a quel 12 marzo dl 2019 da quando non ha smesso un attimo di starci accanto con parole e preziosi suggerimenti, sono riuscito ad entrare nel suo cuore e insieme ad altri parlamentari hanno presentato una istanza al Ministro degli Interni e della Giustizia affinché si possa tentare di modificare questa legge priva di cuore. La violenza come l’amore non ha colori politici, di pelle o di religione. La violenza è violenza e basta».

