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La Segreteria Regionale dell’Associazione Sindacale Polizia Penitenziaria (ASPPE) prende atto con
profonda preoccupazione del grave episodio verificatosi presso la Casa Circondariale di Reggio
Calabria – Panzera. Un Agente di Polizia Penitenziaria è stato selvaggiamente aggredito da due
detenuti, entrambi di origine napoletana in seguito al suo rifiuto di introdurre clandestinamente un
telefonino in cambio di denaro.
L’Agente ha agito in piena correttezza professionale: ha prontamente relazionato l’episodio alla Direzione dell’Istituto, assolvendo il proprio dovere istituzionale. Tuttavia, a seguito della formale contestazione disciplinare nei confronti del detenuto responsabile del tentativo di corruzione, i due soggetti hanno reagito con inaudita violenza, colpendo il poliziotto. Il nostro collega è stato soccorso d’urgenza e ricoverato in ospedale, riportando lesioni guaribili con una prognosi di sei giorni.
L’ASPPE esprime piena solidarietà e vicinanza al collega coinvolto in questo vile atto di violenza.
«Condanniamo con la massima fermezza l’aggressione subita: si tratta di un episodio inaccettabile e
gravissimo, che conferma quanto il personale di Polizia Penitenziaria sia esposto a gravi rischi
nell’esercizio delle proprie funzioni. Tali comportamenti antidemocratici e criminosi non possono
essere tollerati. La nostra Organizzazione sindacale ribadisce che chiunque aggredisca un agente in
servizio commette un reato gravissimo, aggravato dalla particolare funzione pubblica svolta dalla
vittima, e dovrà rispondere di fronte alla legge per i suoi gesti.
Chiediamo con urgenza maggiori tutele e livelli di sicurezza per tutto il personale penitenziario. È
indispensabile potenziare i controlli sull’introduzione di oggetti proibiti – in particolare telefoni
cellulari e apparecchi elettronici – all’interno degli istituti: ciò può avvenire attraverso l’utilizzo di
tecnologie di rilevazione avanzate, metal detector, bodycam e videocontrollo nelle aree sensibili.
L’ASPPE sollecita altresì un rafforzamento degli organici del Corpo di Polizia Penitenziaria,
affinché vi siano sempre più agenti in grado di intervenire tempestivamente in caso di emergenza.
Occorre garantire dotazioni adeguate di dispositivi di protezione individuale e prevedere
formazione specifica sul contrasto alle aggressioni, in modo da preparare il personale a situazioni di
pericolo. Queste misure non sono più rinviabili se si vuole proteggere concretamente chi ogni
giorno opera dentro le carceri per difendere l’interesse pubblico.
All’Amministrazione Penitenziaria rivolgiamo un accorato invito a intervenire con decisione e
trasparenza su quanto accaduto. È fondamentale che le Autorità competenti adottino provvedimenti
immediati per ripristinare la legalità e la serenità all’interno della struttura carceraria coinvolta. La
gestione degli istituti penitenziari deve essere improntata al rispetto delle leggi, delle regole interne
e alla trasparenza operativa: solo così si possono evitare fenomeni di collusione o di illegalità
come quello emerso in questo caso. L’ASPPE ricorda che il dialogo e la collaborazione fra il
personale di polizia e l’Amministrazione devono essere fondati sul pieno rispetto delle procedure e
sulla certezza che chiunque violi le regole, in qualsiasi posizione si trovi, sarà tempestivamente
sanzionato.
L’Associazione Sindacale Polizia Penitenziaria (ASPPE) ribadisce infine l’importanza della
solidarietà interna: gli agenti devono sentire la vicinanza delle Istituzioni e del sindacato ogni volta
che rischiano la propria incolumità. Siamo determinati a continuare la nostra azione sindacale per
garantire massima attenzione alla sicurezza in carcere e ci auguriamo che fatti simili non abbiano
più a ripetersi».

