Ci sono storie che non finiscono con una denuncia o con una sentenza. Storie di uomini, donne e famiglie che, dopo aver subito un reato, continuano a fare i conti con la paura, la solitudine e la necessità di essere accompagnati. È da qui che prende le mosse la seconda relazione annuale del Garante regionale per la tutela delle vittime di reato della Calabria, Antonio Lomonaco, consegnata questa mattina al presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo a Palazzo Campanella.

Un documento che ripercorre il lavoro svolto nel 2025 e che fotografa un'esigenza sempre più evidente: aumentano le richieste di attenzione rivolte all'Ufficio del Garante, soprattutto da parte delle persone più vulnerabili e dei minori. Un dato che, secondo Lomonaco, impone alle istituzioni un cambio di prospettiva.

«Questa relazione è la sintesi di un anno di lavoro intenso, duro, fatto di ascolto delle vittime, ma soprattutto di interlocuzione con le forze dell'ordine, la magistratura, le associazioni, la scuola e con tutti coloro che operano sul territorio. Non troverete dati anonimi o statistiche, ma uomini, donne e famiglie dilaniate dal dolore, che hanno dimostrato uno straordinario coraggio e una straordinaria dignità». Per il Garante, infatti, «la giustizia non deve solo dimostrare di essere in grado di reprimere il crimine, ma deve essere capace di aiutare e prendersi cura di chi quei reati li ha subiti».

È il filo conduttore che attraversa l'intera relazione, nella quale trovano spazio il rafforzamento delle sinergie con magistratura, forze dell'ordine, prefetture, scuole e associazioni, i percorsi di giustizia riparativa, le iniziative contro bullismo, cyberbullismo, stalking e violenza di genere, oltre alle attività dedicate alla tutela dei minori e delle fasce più fragili.

La relazione ripercorre, inoltre, le principali attività svolte nel corso del 2025: dagli incontri con magistrati, prefetti e rappresentanti delle forze dell'ordine alla mappatura dei servizi di supporto presenti sul territorio calabrese, passando per i progetti di giustizia riparativa, lo Sportello e il Fondo di sostegno alle vittime nell'ambito di «Calabria Riparativa», le campagne di sensibilizzazione nelle scuole e le iniziative dedicate al contrasto di bullismo, cyberbullismo, stalking e violenza di genere. Un capitolo è riservato anche alla proposta di istituire un Garante nazionale delle vittime di reato, ritenuto uno strumento utile per uniformare le tutele su tutto il territorio italiano.

Un lavoro che punta a costruire un sistema capace di accompagnare la vittima ben oltre il momento della denuncia, mettendo in rete competenze giuridiche, sociali, psicologiche e sanitarie.

Proprio i più giovani rappresentano oggi uno dei fronti sui quali l'Ufficio del Garante concentra gran parte della propria attività. «È aumentata la richiesta di aiuto soprattutto da parte delle fasce più vulnerabili e dei bambini. Ci stiamo concentrando molto sul fenomeno del bullismo. Sempre più scuole stanno partecipando al concorso Ti Sbullu!” e sempre più richieste arrivano al nostro ufficio. Noi cerchiamo di evaderle tempestivamente, perché le vittime non devono sentirsi abbandonate».

Lo sguardo, però, è già rivolto ai prossimi passi. L'obiettivo indicato da Lomonaco è la nascita della prima rete multidisciplinare regionale dedicata alle vittime di reato, prevista anche dalla legge istitutiva del Garante. «Le vittime vanno accompagnate, protette e tutelate. Questa rete servirà proprio a rispondere ai loro bisogni e dovrà essere composta da tutte le realtà che, a vario titolo, si occupano della loro assistenza».

Nel corso dell'incontro, il presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo ha confermato il sostegno dell'Assemblea legislativa al lavoro dell'Ufficio del Garante, annunciando il rafforzamento della struttura amministrativa a supporto dei Garanti regionali e ribadendo la volontà di continuare a investire nella prevenzione.

«La Regione sta investendo molto, noi sui Garanti ci crediamo. Stiamo rafforzando gli uffici e quello che mi colpisce in maniera positiva è il lavoro che stiamo facendo partendo dalle scuole. Continueremo a finanziare questi progetti, coinvolgendo gli studenti all'interno del Consiglio regionale, perché possano sentirsi protagonisti di una società migliore».

Una direzione che la relazione individua come decisiva: costruire una rete stabile tra istituzioni, scuola, magistratura e territorio affinché chi subisce un reato non debba affrontarne da solo le conseguenze, trasformando la tutela delle vittime da semplice principio giuridico a responsabilità condivisa.