La ricerca come metodo, come responsabilità e come modo di abitare il mondo. È attorno a questa idea che si sviluppa il nuovo appuntamento dei «Dialoghi con l’Arte», il progetto formativo promosso dall’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria all’interno del PNRR «Italian Network of Artistic Research», rete nazionale capofilata dall’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.

L’incontro, il terzo del ciclo curato dal Responsabile Scientifico Giuseppina De Marco, si terrà martedì 16 dicembre 2025, dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 17.30, nell’Aula Magna dell’Accademia. Ospite della giornata sarà Giuseppe Negro, artista calabrese la cui ricerca sul rapporto tra spazio, materia e memoria si è affermata nel panorama nazionale. L’appuntamento, rivolto a studenti e docenti, approfondirà il tema «Spazio e materia», prendendo avvio dalle opere e dai processi creativi che caratterizzano la poetica dell’autore.

Nato a Catanzaro nel 1974, Negro si è recentemente aggiudicato il 52° Premio Sulmona con l’opera «Tempo», un assemblaggio di legno bruciato e tessuto ricamato su tela che riflette sulla capacità dell’arte di contaminare lo spazio e ridisegnarne il senso. Nello stesso periodo l’artista ha preso parte a due collettive tuttora in corso: «Noismi. Per un futuro senza ismi», curata da Michele Citro al Museo della Reggia di Portici, e «Dove non siamo mai stati», a cura di Giuliana Schiavone al Museo Archeologico di Santa Scolastica di Bari.

Il percorso di Negro affonda le sue radici nella pittura, disciplina in cui si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro con Luigi Magli, divenendone successivamente assistente nelle cattedre di «Decorazione» e «Plastica Ornamentale». Parallelamente ha collaborato con la Soprintendenza e con diversi poli museali calabresi, tra cui il Museo dell’Arte dell’Ottocento e Novecento di Rende, il MARCA e il Parco Archeologico di Scolacium. Nel ruolo di allestitore e progettista ha lavorato al fianco di figure di rilievo internazionale come Mimmo Rotella, Alessandro Mendini, Daniel Buren, Michelangelo Pistoletto e Alex Ketz.

Una carriera costellata da esperienze, premi e collaborazioni, ma sempre in dialogo con una ricerca artistica che Negro definisce «ciclica», in continuo scambio con la dimensione didattica: «Non potrei prescindere dalla sperimentazione, non solo un modo di fare e guardare l’arte, ma anche una pratica metodologica che ritrovo nell’insegnamento. Ricerca artistica e didattica si inseguono e si ripercuotono l’una sull’altra, quasi ciclicamente».

Vincitore del «Premio Internazionale Limen 2016» nella sezione Maestri di Calabria, Negro ha partecipato a numerosi progetti espositivi, tra cui la residenza «BoCs – I martedì critici» a cura di Alberto Dambruoso. Ha fatto parte di rassegne significative come «Visione in-attesa», dedicata al patrimonio dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro; «I’m on fire» alla Galleria Ellebi di Cosenza, curata da Martina Cavallarin; diverse edizioni di «Expo Marche centro d’Arte»; fino alla personale al MARCA di Catanzaro, a cura di Simona Caramia, con la direzione artistica di Rocco Guglielmo e il contributo critico di Domenico Piraina, direttore del Polo Museale e dei Musei Scientifici di Milano.

Al centro del lavoro di Negro vi è il legno bruciato, materia che l’artista sceglie come fulcro delle sue composizioni spaziali. Una materia che si fa memoria e trasformazione: «Ogni intervento prova ad essere non mera violazione di una forma, ma trasformazione del dato reale precostituito, per accrescerne il valore con un gesto artistico carico di appropriazione e tutela». In questa prospettiva, anche il tessuto, i tappeti, il carbone e le carte geografiche diventano dispositivi per riflettere sul tempo, sull’indistinzione dell’eterno e sul rapporto tra ciò che è stato e ciò che può ancora essere. È il caso del breve ciclo di opere realizzato tra il 2013 e il 2014, in cui le carte geografiche bruciate annullano l’hic et nunc e propongono una lettura sospesa del mondo.

La sua indagine approda anche al tema del silenzio, nucleo concettuale della personale al MARCA. Un silenzio che, per l’artista, è «fondamentale nella vita creativa e in quella quotidiana», un luogo necessario per accedere alla meditazione, che egli considera la più autentica essenza dell’arte: «La sola che conduca alla bellezza in chi crea e in chi contempla l’opera».

Con l’incontro dedicato a Giuseppe Negro, l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria prosegue un percorso di conoscenza e confronto che mette al centro la ricerca artistica come strumento di crescita formativa, culturale e professionale. Un’occasione preziosa per gli studenti di entrare in dialogo con un autore che ha fatto della materia, del tempo e della trasformazione i cardini della propria poetica.